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 Press/Rassegna Stampa

  09  Luglio 2013
Isabella Monguzzi - Di testa e di Gola - Raduno dei Sovversivi del Gusto
L’anarchia del cibo. I Sovversivi del Gusto.

Domenica 07 luglio 2013.
MANERBA DEL GARDA (BS) – 8° Raduno dei Sovversivi del Gusto.
Un mese fa, il mio amico Giustino Catalano, fondatore, promotore e autore del nostro gruppo Di testa e di gola, mi ha fatto conoscere Adriano Liloni, fondatore promotore di questa manifestazione. Per farla breve, sono stata invitata e, seguendo il motto “ogni lasciata è persa”, sono andata all’incontro, con mio marito (sempre pronto a sostenermi nelle mie avventure, Alessio, ….lo faranno santo!!!).
Dovevo capire subito che non sarebbe stata una giornata ed una cittadina normale quando, costeggiando il lungo lago ho visto il “Generale Lee” di Hazzard, un bolide che, per quelli della mia generazione è un’icona, e neppure quando ho visto un ragazzo che andava in spiaggia con il suo materassino “speciale”, una bambola erotica gonfiata alla perfezione, la quale mi ammiccava attraverso il finestrino!!!! I segnali c’erano, ma come ho avuto modo di dire spesso, sono imbranata fino all’eccesso!!!
La location era in un agriturismo in collina, che si chiama La Filanda, via del Melograno 35, Manerba (BS). Quando siamo entrati nel parco, nel silenzio rotto solo da grilli e cicale, abbiamo pensato di aver sbagliato indirizzo. C’è una pace quasi innaturale…. Eppure all’ingresso ho visto la locandina della manifestazione…. Avranno spostato l’evento? Verrà svolto in un’altra data? Mah!!!! Ecco!!! Lì, a 50 metri, c’è un tavolino, dei bicchieri e delle persone che accolgono gli avventori.
Ci avviciniamo, ci fanno la ricevuta d’ingresso, €. 15,00 + €. 5,00 per il pranzo – un piatto con due primi ed un contorno di pomodori, formaggio, insalata verde, rucola con noci e zucchero di canna integrale e formaggio di Patrizia Vanelli ed una bottiglia d’acqua – cosè? Uno scherzo? Vengo da Milano, dove solo il coperto costa 5 euro – (si potrà assaggiare quanto e più aggrada senza ulteriore spesa) e ci consegnano il Kit, sacca porta bicchiere e calice; svoltiamo l’angolo e ci sembra di essere in quei film dove tolgono il velo dalla telecamera e ti trovi in un’altra dimensione e luogo (avete presente il film Mediterraneo, quando i soldati scoprono che l’isola greca è abitata? Uguale!!!)
Vorrei riuscire a raccontarvi gli odori i sapori e la cacofonia che ho conosciuto io in questa splendida giornata, ma non è facile e mi scuso fin da ora, se non ci dovessi riuscire!!!
Sotto il portico di questa corte restaurata magnificamente, ci sono due file di tavoli imbanditi di ogni ben di Dio, ed i sovversivi sono lì ad accoglierti, coccolarti, viziarti,….tentarti con le loro leccornie.
C’è Patrizia dell’Azienda Le Ramate con dei formaggi di latte di pecora non pastorizzati paradisiaci, la salumeria DHO Giuseppe con delle piadine calde da capogiro, la Cascina Belmonte che promuove un nettare d’uva – 0 % alcool buonissimo (ne berresti ad oltranza), l’Azienda Vitivinicola Mariotti col suo Fortana dell’Emilia Frizzante, l’Orto del Pian del Bosco – azienda di prodotti biologici, Cortefusia nata nel 2010 e gestita da due ragazzi giovani e pronti ad accettare i sacrifici che una vigna ti richiede, La Romagnola Bio e la sua pasta biologica nonché delle prugne selvatiche dolcissime, Giorgio Tonti che ti trasmette la sua passione per l’olio e ti insegna a degustarlo, Paolo e sua moglie che si contendono il banco uno con i vini “I Carpini” e l’altra con l’olio “Il Brolo” e che giocano in casa visto che sono ad un tiro di schioppo dal raduno…. E poi ci sono due elementi da sbarco, come si dice dalle mie parti: Daniele Marziali, del Forno Marziali – “ R.esistenza enogastronomica di Romagna” (non è un errore, si scrive così!) che non sta al suo banco, ma gira per la manifestazione con la sua crema “enoerotica” a base di sangiovese!!! Mentre lui girovagava io mi sono gustata una bel pezzo di Bustreng al sangiovese, un tortino che non sto a raccontare in questo articolo, perché occuperebbe troppo spazio solo lui; e il mitico Adriano Liloni, che non trovi mai ma che, come il diavolo della Tasmania passa da tutti, coordinando ed organizzando (da buon ristoratore la sua preoccupazione è che tutti siano contenti e soddisfatti, prima di correre in cucina a preparare la sua spettacolare insalata).
Avrò senza dubbio dimenticato qualcuno e me ne scuso, ma non ero preparata alla calda accoglienza ricevuta ed è stata una giornata impegnativa anche per me!!!
Tutte queste persone, sono piccoli e medi produttori che trasmettono la propria passione, conoscenza e gioia di stare uniti… state pur certi che non troverete i loro prodotti nei supermercati e nella grande distribuzione, non rinunciano all’alta qualità per “ghettizzarsi”, amano mangiare e bere bene e sano.
Finita la giornata sono tutti stanchi e stravolti, questa grande famiglia, ma c’è la voglia di stare ancora insieme ed allora via!!! Anche io e Alessio!!! Tutti a mangiare insieme (ancora?????) al Pegaso, il ristorante di Adriano, dove un antipasto ed un primo eccezionali, fanno da cornice a questa splendida giornata!!! …. Ma questa è un’altra storia…. E dovrò ritornarci, al Pegaso, più lucida e pronta per un altro Tour de Force!!!!
Grazie nuovi amici!!!
di Isabella Monguzzi




  27  Giugno 2013
Gli Amici del Bar - Luigi Fracchia - La rivincita del sig. Martinotti
La rivincita del signor Martinotti. Bollicine, caprini e sottoli. Ho quasi pudore nello scoprire che una tecnologia ultimamente un po’ bistrattata come quella delle autoclavi (perché è energivora e poi perché il must è la rifermentazione in bottiglia), possa, se ben gestita, dar vita a vini decisamente interessanti. In alcuni testi di enologia (un po’ agè) avevo letto del metodo Martinotti lungo ma non avevo mai assaggiato niente che avesse subito una lavorazione del genere (permanenza in autoclave per più mesi al fine di rendere la presa di spuma più fine e far maturare il vino sulle fecce).

Il metodo Martinotti lungo è una follia economico gestionale perché tiene occupate per mesi delle autoclavi costose che possono essere utilizzate a forte rotazione (venti/trenta giorni) per produrre vini frizzanti.
Ebbene in un sol colpo a Vinissage ne ho assaggiati due, questa è fortuna non pensate?
In verità conoscevo entrambe i vini e entrambe i produttori ma mi era sfuggita la tecnica di produzione e il rapporto che essa ha con i risultati organolettici.
Il primo è un Durello l’”Omomorto” (non toccatevi mentre leggete) di Stefano Menti in quel di Gambellara (VI) che sta dodici mesi in autoclave con batonage.
Il secondo è un frizzante di uve Timorasso il “Chiaror sul masso” di Cascina Carpini alias Paolo Carlo Ghislandi. In quel di Pozzol Groppo (AL) che passa dieci mesi in autoclave.
I vini sono esattamente come chi li produce verticale, fresco, sapidissimo, timido direi, il Durello.
Aperto, cremoso e leggermente opulento il Timorasso che ricorda certi Cremant du Jura.
Per entrambe è encomiabile la finezza delle bollicine e l’equilibrio generale della presa di spuma che esalta questi vini tutto sommato semplici ma non banali.



Entrambe sono ciò che io intendo per vini gastronomici, si esaltano con i cibi, prova ne è stata la colazione annaffiata dal Durello a base di pane, sottoli, olive e pollo organizzata da Marco de La Baita e l’aperitivo a casa con il “primo amore” formaggio caprino fresco di Patrizia Vannelli*
Kampai

Luigi

*una porzione residua di quel caprino, dopo due settimane di affinamento in frigorifero ha sviluppato sotto la crosta una proteolisi da manuale ed io ho aperto un altro Omomorto!

Ps
Vini da berne a secchi! Dite loro che li imbottiglino almeno in Magnum.




  21  Giugno 2013
storiedelvino.com - Terroir Vino 2012 - appunti di degustazione
Iniziamo da Cascina I Carpini, con Paolo Carlo che rispondeva contemporaneamente a tre persone, versava un bianco, spiegava un rosso, rispondeva al telefono e intanto annusava la grappa. Sarà stata questa che gli dava quest’energia, chissà.

Il Brezza d’Estate 2010, un timorasso che ti stende, dai profumi prima lievi e poi potenti, intensi. Freschezza e sapidità sono in grande equilibrio, ma si sente che il vino sta ancora evolvendo, vivo, andando verso una maturazione lunga. Finale intenso e persistente, vi consiglio di tenerne una bottiglia da bere adesso ed almeno un’altra da assaggiare tra, diciamo cinque anni. Se riuscite a non stapparla, cioè.

Il Bruma d’Autunno 2007, da vigne di barbera del 1926, meriterebbe altro contesto di degustazione, qualche attimo in più per essere apprezzato. Gli ci vuole un po’ prima di aprirsi al naso e fare in modo che gli aromi lievemente ferrosi lascino spazio alla ciliegia, alle spezie come il pepe rosso, ai profumi più scuri e maturi di cacao e tabacco. Alla bocca la morbidezza e levigatezza del vitigno sono equilibrate dalla freschezza, così che il tannino si posi sul palato rivelando tutta la loro rotondità.




  13  Giugno 2013
Il Timorasso, grande bianco del Piemonte
In Piemonte non ci sono solo i grandi vini rossi. Il sorprendente Timorasso: non solo i Vigneti Massa, ma anche uno spumante brut e un vino Timorasso biologico Derthona. Scritto da Redazione Italiasquisitawine il 13 giugno 2013

Pensiamo a una rarità vinicola, a una produzione minuscola e valorosa, scaviamo nei ricordi ed ecco che riaffiora il Timorasso, vitigno a bacca bianca autoctono nel comprensorio tortonese. Una storia secolare la sua, le cui origini risalgono al Medioevo e che è stato preservato nel corso degli anni, diventando uno dei più importanti vitigni bianchi piemontesi, relativamente alla superficie e alle quantità prodotte. La sua rinascita e valorizzazione si è vista a partire dagli anni ’90, grazie a un gruppo di giovani vignaioli tortonesi, capeggiati da Walter Massa di Monleale, che ne hanno riscoperto l’antica tradizione e intrapresa la strada del rilancio. Citiamo allora tre produzioni di questo raro nettare fiorito in una delle regioni più imponenti per quanto riguarda la qualità della produzione vinicola italiana, anche se solitamente nominata per i grandi rossi.

Walter Massa dei Vigneti Massa è il precursore, un “anarchico con sense of humour”, colui che ha fatto da Cesare trascinatore (Piazza Capsoni 10 Monleale (AL), Tel. 0131 80302). Con le sue etichette di crus Costa del Vento e Sterpi ha glorificato e reso gemma preziosa il vino Timorasso, dapprima sconosciuto. Caratteristiche del vitigno possono essere gli idrocarburi e la resina ammaliante al naso, ma in queste bottiglie si percepisce anche la pera e i sentori erbacei.

Paolo Ghislandi dell’azienda Cascina I Carpini (www.cascinacarpini.it) è invece un “epicureo bucolico”, ossia un gaudente creatore di vini d’arte che utilizza un metodo agricolo non invasivo e olistico per rispettare la natura. È l’unico ad aver plasmato dalle uve Timorasso uno spumante brut, il Chiaror sul Masso: bollicine carezzevoli, profumi di polposa mela e sapore lungo e titillante.

Infine il “biologico per eccellenza” Giuseppe Davico dell’azienda Pomodolce in Val Curone (www.pomodolce.it), con il suo vino Timorasso Derthona Doc: la sua è pura ed essenziale viticoltura biologica, che esclude diserbanti, pesticidi e concimi chimici, privilegiando i prodotti naturali.

Il 16 giugno sotto la regia di Slow Food, il territorio accoglie appassionati e operatori con una giornata dedicata al Timorasso. Sarà possibile girare per cantine e degustare il meglio dell’offerta vinicola abbinata a diverse proposte.

- See more at: http://italiasquisitawine.com/il-timorasso-grande-bianco-del-piemonte/#sthash.0ccoyezl.dpuf




  31  Maggio 2013
Slow wine - Il Piemonte è una grande terra di bianchi?
I bianchi a casa dei rossi: questo l’invito alla degustazione, svoltasi mercoledì sera alla Banca del Vino di Pollenzo, che odora di sfida e pungola le papille del bevitore già dall’incipit. Era da provare, infatti, che una terra rossista nel sangue come quella piemontese potesse esprimersi ad alti livelli anche con le uve bianche. La domanda (o il dubbio) era legittima e le risposte (o conferme) nel bicchiere ci sono state, e anche molto interessanti. Cinque bianchi da tre territori diversi – Langa, Roero e colli Tortonesi – hanno sfidato, più che i “fratelli” rossi, il clima autunnale di una fredda giornata piovosa come da tempo non si vedeva.

Da sinistra a destra nel bicchiere si sono susseguiti il Langhe Bianco Dragon 2011 dell’azienda Baudana di Serralunga d’Alba, taglio di chardonnay, riesling e nascetta; il Langhe Bianco Rosserto 2011 di Giovanni Manzone di Monforte d’Alba da uve rossese bianco in purezza, che insieme alla nascetta sono gli unici due vitigni bianchi autoctoni della langa barolista; il Langhe Bianco Vigna Meira 2011 di Poderi Einaudi di Dogliani da un clone alsaziano di pinot grigio; il Colli Tortonesi Timorasso Brezza d’Estate 2010 della Cascina I Carpini di Pozzol Groppo dalla varietà locale timorasso, ultimamente assai rivalutata (e non per caso); e, infine, il braidese Langhe Bianco Montalupa 2008 di Ascheri: un 100% viognier, proveniente da una selezione massale di un vivaista francese della Côte du Rhone e piantato su suoli sabbiosi molto ripidi, in pieno sud, in località Montalupa nel comune di Bra.

Innanzitutto una constatazione: a dispetto delle annate recenti presentate, la terra non mente: il Piemonte dà grandi rossi da invecchiamento ma i bianchi non son da meno. Questi vini hanno dimostrato di poter maturare molto bene e dare grandi soddisfazioni all’appassionato anche dopo molti anni. E lo conferma l’esperienza: vecchie annate di Timorasso, così come di Riesling (due vini che nell’evoluzione convergono su sentori di idrocarburi) ma anche di nascetta (n.d.A. ricordo con piacere una verticale in Banca del Vino dell’azienda Elvio Cogno con sette annate sino al 1994) acquisiscono personalità e complessità durante l’affinamento. Dello stesso parere è Mauro Manzone, figlio di Giovanni, da cinque anni in azienda che ci racconta: <>. Io stesso nell’occasione di una vista in azienda ho potuto assaggiare un ottimo millesimo 2001. L’annata giovane proposta paga il legno ancora evidente (circa 12 mesi di tonneau da 500 lt) che deve ancora amalgamarsi nel corpo grasso del vino. Da attendere.

Complimenti anche a Maddalena Ghislandi de I Carpini, giovane realtà del tortonese, dirimpettaia del più conosciuto Walter Massa (il viticoltore che ha portato in auge il timorasso insieme all’amico, anch’egli produttore, Franco Martinetti) che nella sua interpretazione ricerca semplicità e franchezza (solo uso di acciaio) pur affidandosi a macerazioni più spinte che scalzano le note floreali e tingono di spezie le evidenti note fruttate di mela e sidro che subito colpiscono le narici.



Terminiamo con il vino di casa, il Montalupa, e con il suo enologo, Giuliano Bedino, dal 1996 alla Ascheri, che ha illustrato con estrema chiarezza la linea aziendale e le scelte in vigna. Ascheri, che consta di tre tenute, ha deciso di puntare sulle varietà locali rosse nei vigneti langaroli e di osare invece di più, affidandosi al viognier e allo syrah, in quello roerino con l’obiettivo comune di fare vini che potessero invecchiare. Il progetto nato nel 1993, dopo un’attenta ricerca sui possibili vitigni da impiantare a seconda del suolo, e dopo numerose prove di vinificazione – variando la tipologia di contenitori e permanenza in legno – ha dato luce a un vino estremamente ben fatto, piacevole e godibile anche dopo 10 anni e che dà il meglio di sé in annate fresche. La smentita arriva subito, per altro dallo stesso Bedino, che ci dice che dalle temperature sahariane del 2003 è invece uscito un ottimo vino di gran beva e giusta acidità: ancora disponibile in Banca.

Gli assaggi ci dimostrano chiaramente che il vigneron colto e saggio può far rendere assai bene un’uva bianca su un terreno che storicamente predilige il rosso: rispetto delle fasi agronomiche, nessuna forzatura, ricerche su portainnesti e cloni così come assiduità e costanza in cantina nel cercare l’espressione più pura del vitigno danno i loro frutti. Certo che, attualmente, il sauvignon è meglio in Loira, lo chardonnay in Borgogna e il riesling in Germania ma i mezzi odierni e l’applicazione ci fanno avvicinare alla comprensione del nostro terroir e riserveranno grandi sorprese per il futuro.

Foto di Francesco Mel




  05  Aprile 2013
Italyfood24 - Cascina I Carpini. 15 anni di innovazione e passione.
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l’equilibrio e il benessere dell’ecosistema nel quale è inserita l’attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l’identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita “Benessere DiVino”, una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e…di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell’Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l’esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito è possibile trovare notizie relative all’azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all’integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l’impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  02  Aprile 2013
Degusta.it - Timorasso e Barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi, famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole, di produrre vini onesti, per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.

Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività. E’ questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita. In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo. Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico. La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly (Verona, 6-8 aprile 2013) Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato. Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I Carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA. Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione. La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili. La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva. Ben 15 anni di innovazione, non solo di prodotto, ma anche nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.




  27  Marzo 2013
Mario Gelfi - Colli Tortonesi Timorasso Brezza d'Estate 2010
Davvero un grande vino, che si fa prima ad assaggiare che a spiegare e che segue una chiara e precisa filosofia, riscontrabile in tutti i prodotti dell'azienda.

Piacevole alla vista, dal paglierino intenso che sfiora il brillante, è consistente alla rotazione.
Al naso inizia a sorprendere per intensità e importante finezza. Complesso nelle sfumature, spinge nel bicchiere, dove d'impatto spiccano i fiori bianchi, il fruttato delicato, seguiti più in là da eleganti note erbacee e minerali in crescendo, che invogliano l'assaggio.
Al sorso ritroviamo amplificate le sensazioni percepite in precedenza, andando oltre. Bevuta pulitissima, netta, dritta, di grande freschezza gustativa, caratterizzata da una rara mineralità tipica del vitigno, finemente salata sul finale, che dona ulteriore eleganza. Equilibrio perfetto raggiunto grazie alla nota calda del tenore alcolico (14%) e ad una giusta morbidezza, discreta, che non stanca mai nemmeno sul finir della bottiglia.
Persistenza lunga.
Pienamente armonico.
Godibile già da ora e, considerate le caratteristiche, lo sarà in egual misura se non ancor di più negli anni a venire.
Versatile in abbinamento: crostacei, risotti a base di pesce, carni bianche, formaggi a media e direi lunga stagionatura.




  14  Marzo 2013
Timorasso e barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell'uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l'essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l'uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d'uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e...di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito (on-line dal 18 Marzo) sarà possibile trovare notizie relative all'azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all'integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l'impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  05  Marzo 2013
Veri Vini da Vignaioli Artigiani.
Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Interessante evento quello organizzato domenica 3 e lunedì 4 marzo ’13 da Vini di Vignaioli presso l’ex mattatoio Testaccio.

Giusta e comoda la scelta del luogo, che oltre ad essere in linea con l’autenticità dei vini proposti in degustazione, si è rivelata vincente anche per il comodo e pratico parcheggio.

Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Un autentico personaggio Daniele Saccoletto. Mi è bastato guardagli le mani per capire quanto lavora in vigna e l’importanza che conferisce a questa pratica al fine di generare il suo vino. I Tigli è composto da 35% di Timorasso e 65% di Bussanello. Questo vino ha unito la nocciola, la mandorla e la mineralità del Timorasso ai profumi di fiori bianchi e frutta bianca del Bussannello, generando un’interessante bevuta. Ho provato un’autentica emozione con l’Aurum, una Barbera molto strutturata e al tempo stesso dotata di morbidezza e acidità. Mi è sembrato di degustare uno dei migliori Primitivo di Manduria o Amarone. Vino mirabile, passionale e “erotico”.

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Autentica sorpresa i “ragazzi” dell’Azienda Agricola Vigneti Vallorani. Mai mi sarei aspettato di assaggiare vini così equilibrati, strutturati e puliti. Tutti i prodotti sono di un livello notevole tanto che mi rimane difficile indicarne uno sopra degli altri. Credo sia una bella speranza, per il nostro Paese, che giovani come Rocco e Stefano abbiamo preso in mano la storica esperienza della loro famiglia nel fare vino e stiano già valorizzando le vecchie vigne donandoci questi autentici gioielli. Teneteli d’occhio e cercate di comprare i loro vini prima che acquisiscano quotazioni vertiginose.

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Certo nel Monferrato un agricoltore di nome Zampaglione sicuramente non passa inosservato. Guido, napoletano di nascita, gestisce i 17 ettari di vigneto di Tenuta Grillo trattandoli con zolfo e rame e lavorando l’uva con macerazioni lunghe e con l’uso di lieviti indigeni. Conoscevo i suoi vini e ne ho sempre apprezzato la capacità di raffigurare il territorio. Per l’occasione ho assaggiato il piacevole, sapido e tannico Baccabianca (100% Cortese).

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Sarò sempre grato a Giuseppe Butera per l’improvvisata lezione enologica sui vini di artigianato (e sullo Champagne) e per avermi fatto conoscere Gaspare Buscemi, riferimento assoluto dell’artigianato di questa tipologia di vini. I suoi vini diventano notevoli, soprattutto le versioni Alture, dopo tanti anni di riposo nella sua cantina, dove normalmente sono disponibili centinaia di migliaia di bottiglie di diverse annate.

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Valeva il viaggio l’aver conosciuto il sereno Andrea Kihlgren e sua moglie Alessandra di Santa Caterina. Notevoli per la rappresentazione del territorio i loro vini Vermentino. Il Colle di Luni ti regala il mare e la macchia mediterranea, mentre con il Poggi Alti sei immerso in un giardino incantato di erbe aromatiche. Se mai avrete l’opportunità di degustarli, ricordatevi di chiudere gli occhi per iniziare a viaggiare.

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Ho vissuto una particolare esperienza, a base di Cataratto, allo stand di Porta del Vento, gestito dalle signore Mirella e Agnieska. All’iniziale e interessante spumante Mira (dedicato a Mirella con disegno del viso in etichetta) ha fatto seguito l’agrumato Porta del Vento. Ricco e concentrato il Saray ’09. Sono stati apprezzabili anche gli altri vini a base di Nero d’Avola e Perricone.

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La migliore grafica è stata mostrata dalle etichette della Cascina I Carpini. Il Timorasso Brezza d’Estate mi persiste ancora oggi e ricordo la bella bocca e la mineralità.

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Le vigne di Greco di Tufo di Cantine dell’Angelo sono posizionate su delle antiche miniere di zolfo. Ben ha fatto la famiglia Muto a rappresentare all’interno di un vaso di vetro la stratificazione del terreno. Interessanti anche le foto che fanno capire la difficoltà, anche dovuta al riverbero su un fondo così riflettente, nel gestire la vigna soprattutto in estate. Certo la sanità delle uve è sicuramente garantita e con essa la concentrazione del frutto e della mineralità. Caratteristiche queste che puntualmente e piacevolmente ritroviamo al sorso che si specchia e s’innalza guardando la sezione del terreno. Fa altresì impressione il colore dello zolfo così identico a quello del vino. Vera esperienza tattile visiva.

Dal vulcano spento di Roccamonfina l’Azienda Agricola I Cacciagalli mi ha proposto all’assaggio una strutturata e minerale Falanghina denominata Aorivola, splendido frutto di un’agricoltura biodinamica rispettosa del territorio. Una notevole dimostrazione di come si possa ottenere un vino oltre i canoni classici della tipologia, altresì capace di emozionare per la piacevole beva.

Certo ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma credo che i pochi e doverosi esempi possano rappresentare quell’Italia che ancora crede nel valore dei prodotti della nostra Madre Terra e cerca di offrirceli nella maniera più etica e artigianale possibile senza operare nessuna furba manipolazione.






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