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 Press/Rassegna Stampa

  27  Luglio 2012
Il vino… come lo vivo io… oggi alla Cascina I Carpini
Il vino è molto di più di una bevanda… il vino è storia, è pensiero… è filosofia di vita! Questo è il mio pensiero… questo è il mio modo di vivere il vino…

Sto guardando una bottiglia di vino… o meglio una bottiglia di vino d’arte. Miconcentro sull’etichetta… colori caldi d’autunno, di terra, di fuoco, di passione… Sul sigillo lo stemma araldico della famiglia che lo produce: un uomo, una bandiera, una corona… Il mio sguardo si fissa. Mi concentro. Ricordi di tempi passati, di onore, di gloria… Ora faccio roteare la bottiglia, e leggo:

“Un vino d’oro splendeva nei bicchieri che ci inebbriò l’amore, nei tuoi occhi neri, fuoco in una radura s’incendiò” A. Bertolucci



Un Barbera Superiore 2006 dei Colli Tortonesi V.Q.P.R.D. (vino di qualità prodotto in regione determinata) di Paolo Carlo Ghislandi della Cascina I Carpini. Ora apro la bottiglia… e libero i profumi. Lo verso, e mi approprio dei sentori, e mi inebrio nei ricordi…



Tempo fa ho visitato l’Azienda Agricola Vitivinicola Cascina I Carpini del caro amico Paolo Carlo Ghislandi. Situata a Pozzol Groppo in provincia di Alessandria, concede oltre ad una piacevole gita nel silenzio dei colli tortonesi, una degustazione di ottimi vini che Paolo produce unendo tecnica e tradizione.



Sette Zolle, Bruma d’Autunno, Falò d’Ottobre, Brezza d’Estate, Rugiada del Mattino e il Chiaror Sul Masso Spumante Brut Metodo Martinotti… più che nomi di vini, vini che richiamano alla natura, alla poesia e all’arte…




  04  Luglio 2012
Cascina Carpini, la leggerezza dello spirito
Ci sono persone che il destino ti porta a conoscere solo ed esattamente quando sei pronto a capire. Con Paolo Ghislandi è stato così. All’inizio è stato solo un contatto su Facebook, poi un volto a Terroir Vino 2011 a Genova, infine un rapporto vivo che ha preso forma al Vinitaly di quest’anno, quando gli promisi che sarei andata a trovarlo in azienda, perché, si sa, a Verona è quasi impossibile chiacchierare tranquillamente senza la frenesia degli appuntamenti e la distrazione data da coloro che si fermano a salutarti. Inoltre il vino si deve vivere lì dove nasce, nel vigneto e in cantina. di Cristina Fracchia - Soul and Food

arto per Pozzol Groppo (AL) in un caldissimo pomeriggio, intorno alle 14 (tanto per rimanere al fresco!) ed il mio mitico navigatore mi segnala l’arrivo verso le 15.45. Mi scorrono sotto gli occhi le immagini della pianura piemontese nella calura estiva, poi, finalmente, i colli tortonesi. Salgo verso la frazione di San Lorenzo, ma di Cascina Carpini nemmeno l’ombra. Mi tocca chiedere a un gruppo di operai che lavorano dinnanzi al municipio: secondo le indicazioni giungo alla casa, ma non c’è neppure un’insegna. Per certo non è il posto giusto…chiamo Paolo…il posto è quello! Lui sbuca dalla cantina, accogliendomi con un gran sorriso: “Qualcuno mi dice di non mettere insegne, come fanno i grandi del vino”. Io invece, anche solo il nome sul campanello lo metterei, così, giusto per dare il contentino a quelle come me che, tipo cane da tartufi, cercano di scovarlo!

Agli oltre 30 gradi fa calduccio e quindi ci rifugiamo in cantina, dove la temperatura oscilla intorno ai 24. In una stanza a lato, refrigerata tra i 15° e i 18°, Paolo sta litigando con un’etichettatrice nuova ed io, sempre un po’ inquieta, comincio a girare in cantina e poi anche fuori. Percorro un breve tratto tra le vigne disposte intorno alla casa, con gli operai che lavorano all’ampliamento della struttura e che mi guardano con sospetto, faccio amicizia con un paio dei suoi cani, scatto foto e respiro la campagna ambientandomi. Mi accorgo di aver portato macchina fotografica e notes, ma non la biro e alla fine deciderò di vivere la degustazione senza prendere appunti (per la prima volta in vita mia), lasciandomi trasportare dalle emozioni del momento. Dopo un po’ Paolo capitola di fronte alle difficoltà di impostazione della nuova etichettatrice e si dedica a me.

Non posso dire di conoscerlo a fondo, ma la sua è una presenza rassicurante, amica, trasmette serenità e calore umano, oltre all’indispensabile passione per quel che fa. Il suo agire ha un approccio spirituale che si sente distintamente al solo stargli vicino: spontaneo dire che leggerezza è la parola chiave. Anima vagante anche lui, prima di approdare alla vitivinicoltura ha svolto tanti altri lavori, rifiutandosi di mettere radici. Ma qualcosa dell’infanzia rimane sempre per indicarci un cammino e così anche le campagne di Montalcino e Montepulciano dei suoi nonni hanno influenzato in qualche misura, col ricordo delle loro vendemmie, la sua scelta. Pur svolgendo un altro lavoro, Paolo negli anni impianta la prima vigna qui nel 1998, poi comincia a vinificare e imbottiglia il 2003 come uscita ufficiale nel 2008. I vitigni di cui si cura sono solo gli autoctoni: il timorasso prima di tutto, poi barbera, cortese, ancillotta, malvasia e favorita. È uno sperimentatore e, nonostante l’enologo Mario Maffi lo sconsigli, qualche anno fa decide di spumantizzare il timorasso, tant’è che è tutt’ora l’unico produttore a farlo diventare una bollicina. E direi che il risultato gli dà ragione perché Chiaror sul Masso è davvero interessante, sostenuto da bella freschezza ma rotondo, un brut di tutto rispetto ottenuto dalla spumantizzazione di una base invecchiata, a cui aggiunge il mosto in fermentazione della vendemmia successiva. L’elemento che mi sorprende è comunque che questo vitigno bianco, riscoperto da non moltissimi anni, doni vini tanto corposi in una terra fatta più per i rossi. Paolo lo definisce vitigno-donna, perché difficile e incostante, ma anche nebbiolo bianco per via dei prodotti seri e importanti che offre.

Sia per questo vino che per gli altri, mi spiega di usare lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, controllate attraverso la temperatura nel caso dei bianchi. Si parte con un assaggio del Colli Tortonesi bianco doc Rugiada del Mattino 2011 da vasca, realizzato con la vinificazione contemporanea di cinque vitigni: cortese, malvasia, favorita, timorasso e barbera bianco. Scrivo vinificazione e non assemblaggio perché le uve vengono vendemmiate e lavorate insieme. A monte di questo vino, una bellissima idea che Paolo ebbe osservando il prato che sarebbe poi divenuto vigna: la diversa esposizione faceva sì che vi fossero aree in cui la maturazione delle erbe era più precoce e altre in cui era più lenta. In base a ciò, vennero piantate le diverse varietà in modo che potessero poi maturare tutte insieme per creare questo vino. Una magnifica sinfonia oserei dire (visto che si intende anche di musica classica), dove ogni strumento fa la sua parte ma si fonde poi nel tutto del prodotto finale che risulta maturo, pieno, fresco e coinvolgente per naso e palato. Una bellissima emozione.

Subito dopo mi getta in una degustazione didattica e mi sottopone tre assaggi di tre Timorasso 2011 provenienti da tre vasche diverse. Incredibilmente sono davvero prodotti differenti: nella prima prevalgono i profumi, nella seconda la sapidità, nella terza e più interessante la mineralità. Teoricamente le vasche dovrebbero poi venire assemblate, ma l’ultima, la numero 14, quella che ha dato i risultati più strabilianti, chissà, forse diverrà un vino a parte.

Il tempo scorre, a Paolo non manca l’affabilità e la parlantina e si fa tardi, ma dobbiamo ancora passare ai rossi. Le sue botti in questi giorni hanno ripreso a gorgogliare: la fermentazione della barbera, iniziata l’anno scorso, ha ripreso in queste settimane per il gran caldo. Bellissimo accostare l’orecchio e sentire questo vino parlare. Racconta di giovani ardori e di risate sotto il sole estivo e di profumi vissuti. E di promesse. Che manterrà, ne sono certa. Assaggiamo i mosti chiacchieroni, che ci pizzicano le papille: un privilegio a giugno!

L’ultimo calice è riservato al Colli Tortonesi doc Barbera riserva La fine del mondo 2007. Una vigna, vecchia di 86 anni, nel 2007 ha regalato un prezioso dono: grappoli vigorosi che sono stati diraspati a mano e pigiati col torchio. Il mosto poi non ha visto macchinari, tutta la lavorazione è stata fatta manualmente, come una volta. Si dice che la Barbera dia il meglio di sé dopo cinque anni e quindi quest’anno, 2012, fine del mondo secondo il calendario maya, sarà all’apice della sua evoluzione. Non so se l’abbia già raggiunta, ma io, da profana, ne sono rimasta folgorata: un vino eccezionale, sontuoso, avvolgente di cui Paolo ha imbottigliato 100 magnum e 50 doppie magnum, circa 300 litri in tutto. È una carezza calda e colma di affetto di un padre forte e irreprensibile.




  16  Aprile 2012
Vinitaly – “I Carpini” suonano le 4 stagioni del vigneto
Ero rimasta colpita dalla profondità di Paolo, dai suoi tweet legati al vino e contemporaneamente a qualcosa di molto spirituale. “Se nelle bottiglie c’è un minimo riflesso di quanto scrive” ho sempre pensato, “ sicuramente i suoi vini incontreranno il mio gusto”.

Finalmente a letto. Non ho parole per questa giornata, alla faccia delle emozioni intense! Se soffrissi di cuore, sarei già morta d’infarto. Ho iniziato stamattina, quando mi sono persa fra i padiglioni del Vinitaly. Per fortuna è corsa in mio aiuto Lucia Letrari, enologa e produttrice di Trento Doc fiabeschi, che mi ha accompagnata in Piemonte, altrimenti chissà dove sarei arrivata. Non sono mica nuova di queste situazioni: ogni tanto ho la testa fra le nuvole e se non abitassi in un appartamento, riuscirei a perdermi anche dentro casa. Detto questo, sono riuscita ad arrivare da Paolo Carlo Ghislandi, titolare della Cascina I Carpini, in Piemonte. L’ho virtualmente incontrato su twitter, poi ci siamo trovati su facebook e Vinitaly è stato il momento giusto per l’incontro reale. Ero rimasta colpita dalla profondità di Paolo, dai suoi tweet legati al vino e contemporaneamente a qualcosa di molto spirituale. “Se nelle bottiglie c’è un minimo riflesso di quanto scrive” ho sempre pensato, “ sicuramente i suoi vini incontreranno il mio gusto”. Paolo ha molto da dire perché tutto, dalla scelta dei vitigni al metodo di vinificazione, dalle etichette ai nomi dei vini, ha un suo perché.
“Sono stato fortunato perché ho dovuto piantare i vigneti, eccetto uno già presente dal 1926, e così ho potuto scegliere secondo le idee che avevo in testa” mi racconta. Si capisce che è coinvolto, che è partecipe in prima persona con un sentimento che va ben oltre la coltivazione di semplici piante da uva. “Però ho sbagliato a inserire la degustazione dei suoi vini in agenda, seguita da altri mille mila appuntamenti” rimugino fra me e me. “Sarebbe stato meglio…

Per leggere il seguito di questo racconto clicca qui: www.wining.it




  23  Marzo 2012
Timorasso Brezza d’estate… come una poesia - Bibenda
Paolo Ghislandi è uno dei numerosi produttori che hanno contribuito a rendere grande la denominazione Colli Tortonesi, ma rispetto agli altri possiede un quid che caratterizza profondamente i suoi vini: è un visionario, un poeta, un artista che ama definire i frutti del proprio lavoro “Vini d’Arte”, capaci di parlare all’anima prima che al corpo, depositari non solo di profumi e aromi ma dello spirito stesso della vita.

Nella sua proprietà, la Cascina I Carpini, situata in località San Lorenzo, frazione del comune di Pozzol Groppo, egli porta avanti questa filosofia produttiva, conducendo con passione inestinguibile i vigneti aziendali. Un’ampia parcella di essi è destinata al Timorasso, varietà autoctona che, dopo un lungo oblio, è stata riscoperta negli anni Ottanta, diventando in pochi lustri la punta di diamante dell’intera Doc. Grazie alle proprie peculiarità agronomiche - contenuta vigoria vegetativa, elevata fertilità e maturazione precoce - questo vitigno si adatta bene anche nelle zone elevate, dove le forti escursioni termiche, che si verificano soprattutto nel periodo di maturazione delle uve, contribuiscono a incrementarne il patrimonio aromatico e l’acidità.

Convinto che “come accade per una poesia, anche per il vino d’Arte è spesso il titolo, il nome a fornire la chiave interpretativa di tutta l’opera”, Paolo Ghislandi ha chiamato il proprio Timorasso “Brezza d’estate”. Già dal primo approccio s’intende il motivo: al soffio di fresie e ginestre si intrecciano i profumi di succosi frutti estivi a polpa gialla, insieme a note zuccherine, quasi mellite, lasciate in eredità dalla leggera sovramaturazione cui sono sottoposti i grappoli. A rendere l’insieme più complesso, nel finale emergono sfumature di ardesia e silice. Naso senz’altro accattivante ma ancora di più il gusto, dove ritroviamo gli stessi aromi avvolti nel calore sprigionato dalla ricca dotazione alcolica (14%). Rinfresca il sorso l’ottimo supporto acido ma faremmo un torto a questo vino se non ponessimo l’accento soprattutto sulla spiccata mineralità, derivante dai terreni argilloso-calcarei su cui insistono le vigne e dalle falde acquifere termali che scorrono a pochi metri sotto la superficie. Il Brezza d’estate si presta a molti abbinamenti: ottimo con le tinche del Pianalto di Poirino, riesce a valorizzare le più disparate ricette a base di funghi e tartufi dei boschi tortonesi; ma forse è col Montébore, storico formaggio locale dalla tipica forma di torta nuziale, che riesce a esprimere il meglio di sé.




  21  Marzo 2012
Grazia.it - The Old Now - Cascina i Carpini
Ci sono per­sone che ci mostrano che si può fare. Nei colli tor­to­nesi, pic­cola e spesso bistrat­tata DOC pie­mon­tese, c’è un’azienda viti­vi­ni­cola che ha fatto del “si può fare” il pro­prio mar­chio di fab­brica.

n que­sta terra che è all’incrocio di quat­tro regioni, un brian­zolo appas­sio­nato da sem­pre di vino ha ini­ziato nel 1998 ad inse­guire il sogno di pro­durre il pro­prio. Acqui­stando i primi 4 ettari nel comune di Poz­zol Groppo, pro­prio al con­fine con la Lom­bar­dia, Paolo Carlo ha impresso il primo “si può fare”: si può impian­tare un vigneto ed ini­ziare a col­ti­vare la vite pur con­ti­nuando a svol­gere il pro­prio lavoro, così nasce la Cascina i Carpini

Le idee sono chiare da subito: cer­care di pre­di­li­gere i viti­gni autoc­toni, non disde­gnando pic­cole diva­ga­zioni in altre terre, che però non mutino il carat­tere del vino. Per cui i due prin­ci­pali varie­tali impian­tati sono stati Bar­bera e Timo­rasso, e che impianto. Con grande lun­gi­mi­ranza l’impianto della vite è stato ese­guito come se le lavo­ra­zioni doves­sero essere fatte a mac­china, in modo tale che poi, lavo­ran­doci a mano, il tempo neces­sa­rio alle sin­gole ope­ra­zione fosse ridotto al minimo. Il secondo “si può fare” lo si trova nell’orientamento delle vigne, a seguito di un lungo stu­dio dei venti e delle cor­renti, si pos­sono dise­gnare i filari in modo che il vento pro­ve­niente dal mare li pet­tini deli­ca­ta­mente, rin­fre­scando i grap­poli anche nei momenti di grande calura

Lo stu­dio della falda, dei venti, del ter­reno è stato così minu­zioso che una pic­cola zona della vigna è stata dedi­cata alla col­ti­va­zione atti­gua di cin­que varie­tali bian­chi. Cin­que uve diverse con cin­que epo­che di matu­ra­zione diverse, ma con l’idea un po’ folle ed un po’ geniale, e come si dice il con­fine fra i due mondi si misura col suc­cesso, di ven­dem­miare tutti e cin­que i viti­gni insieme per pro­durre un unico vino. E anche qui Paolo ha dimo­strato che “si può fare”, stu­diando dalla fine­stra di casa le varie tona­lità di verde assunte dall’erba in quell’angolo di ter­reno, si pos­sono por­tare a matu­ra­zione pra­ti­ca­mente con­tem­po­ra­nea cin­que viti­gni bian­chi diversi otte­nendo il Rugiada del Mattino

Abbiamo ini­ziato a par­lare di vini, tra­sfe­ria­moci quindi in can­tina dove ci atten­dono molti altri “si può fare”. Par­tendo dal viti­gno bianco prin­cipe della zona: il Timo­rasso, che viene pro­po­sto con due vesti inu­suali ed accat­ti­vanti. Ma prima una dove­rosa pre­messa, un’altra delle idee di Paolo è l’utilizzo esclu­sivo di lie­viti autoc­toni, per cui la can­tina, ste­ri­liz­zata a dovere prima della fer­men­ta­zione, per­mette di evi­tare lo svi­lup­parsi di lie­viti diversi da quelli tipici degli uvaggi uti­liz­zati. Tor­nando al Timo­rasso ci sono almeno due “si può fare”: si può lasciare il mosto di Timo­rasso a con­tatto con le bucce per sva­riati giorni, senza far par­tire la fer­men­ta­zione, donando al vino una carica aro­ma­tica ecce­zio­nale, Brezza d’Estate, e si può otte­nere uno spu­mante di Timo­rasso in purezza con un’acidità natu­rale tale da per­met­ter­gli di durare negli anni senza alte­rarsi, Chia­ror sul Masso

L’altro prin­cipe, o sarebbe meglio dire prin­ci­pessa, della regione è la Bar­bera. Anche in que­sto caso le vesti che ven­gono con­fe­zio­nate addosso a que­sto amma­liante viti­gno sono due. Da un lato una veste più leg­gera, svo­laz­zante, fre­sca e vivace, otte­nuta da pas­saggi solo in acciaio che lasciano immu­tati i carat­teri olfat­tivi tipici del vitigno, ottenendo un vino con una carica aro­ma­tica che stor­di­sce, ottunde i sensi e fa sognare, il Sette Zolle. Dall’altro lato una veste più ela­bo­rata, rica­mata, con stoffe più pre­giate, che gode di pas­saggi in ton­neaux non nuovi per affi­nare senze appe­san­tire, per donare un corpo ed una strut­tura impor­tante ed un’equilibrio stu­pendo, il Bruma d’Autunno. Si può fare anche questo



Poi, se si ha un po’ di for­tuna, se una buca sulla strada fa sob­bal­zare la mac­china, se nel baga­gliaio della mac­china c’era una magnum con cap­sula in cera­lacca, se il sob­balzo fa rom­pere la cera­lacca e quindi la bot­ti­glia non può più essere con­se­gnata al cliente, allora può capi­tare di assag­giare anche la Fine del Mondo. Per­chè a Cascina i Car­pini si può anche fare un vino che è la fine del mondo e che pro­prio a dicem­bre di quest’anno rag­giun­gerà il picco di matu­ra­zione. Un vino che per ora è stato fatto solo dalle uve Bar­bera della ven­dem­mia 2007 e mai più ripro­po­sto, un vino che, come tutti i gran­dis­simi, tra­scende il viti­gno di pro­ve­nienza e diventa qual­cosa di più. Di più avvol­gente, di più emo­zio­nante, di più carico, di più ele­gante, di più vivo

Se con que­ste poche righe sono riu­scito a stuz­zi­care la vostra curio­sità non vi resta che pas­sare in can­tina per sco­prire che in realtà i “si può fare” sono molti, ma molti di più

Il Fede




  10  Febbraio 2012
Luca Maroni - I Carpini - Valutazione complessiva della produzione
I Carpini - Valutazione complessiva della produzione Piemonte

Annuario dei Migliori Vini Italiani 2011:

Il Brezza d'Estate 2008 è bianco di poderosa fittezza, il Rugiada del Mattino - Cru Eleonora 2008 rosato di densa polposità, il Sette Zolle - Cru CarloAlberto 2008 è vino rosso di superiore caratura estrattiva, di avvolgente morbidezza e di ottima calibrazione di spezie. Valida la proposta del bicchiere della Cascina I Carpini, in acquisizione di nitidezza e valore.

Annuario dei Migliori Vini Italiani 2010:

Di gran potenza di spezie il duo Falò d'Ottobre - Cru Camilla 2006, Bruma d'Autunno - Cru Riccardo 2005, vini dal gran portato estrattivo che esploderanno frurtto laddove sviluppati con maggiore velocità enologica esecutiva. Il Rugiada del Mattino - Cru eleonora 2007 è bianco delicatamente polposo di ottima morbidezza gustativa. Il Sette Zolle - Cru CarloAlberto 2007, di più fitta rete estrattiva è un rosso di altrettanto levigata suadenza espressiva. Trova sempre più equilibrio e integrità il bicchiere della Cascina I Carpini nel suo avvolgente e suadente modulo espressivo. Bene.

Annuario dei Migliori Vini Italiani 2009:

Concentrazione favolosa nelle proposte della Cascina I Carpini. Vini di eccezionale corposità che potranno giovare non poco di annate migliori e di invecchiamenti minori. Maestosa la potenza speziata del Falò d'Ottobre - Cru Camilla 2005, più avvolgente e per questo più polposamente e suadentemente gradito il Bruma d'Autunno - Cru Riccardo 2004: la carnosità della sua mentosa ciliegia nera è evidentemente del vino di rango superiore.




  01  Gennaio 2012
Wein Plus - The European Wine Guide
Cascina I Carpini snc ***

Producers of national class
The wines are at a high level and are usually the best in their respective categories in the country. Weaknesses, there is little that can happen, however, in difficult vintages. However, these must be balanced in good years with superior product lines, so a company can maintain its status.




  23  Dicembre 2011
Cascina I Carpini in 140 caratteri - lepubblicherelazionidelvino
Intervista a Paolo Carlo Ghislandi, proprietario di Cascina I Carpini (Pozzolgroppo | AL); l’azienda, fondata nel 1998, produce circa 50.000 bottiglie all’anno suddivise in 7 etichette.

Paolo Carlo in 140 caratteri: Sono un alchimista della vita, osservo e ascolto molto, sperimento di continuo, vivo di emozioni e cerco armonia con tutto ciò che mi circonda.
Cascina I Carpini in 140 caratteri: Vigne e cantina sono progettate per consentire il mantenimento di condizioni tali affinché uva e vino trovino l’ambiente ideale dove crescere, maturare ed affinare naturalmente.

Se non avessi fatto il produttore di vino cosa avresti fatto nella vita? Facevo e faccio già il responsabile in diverse divisioni dell’industria, ma non è quello che avrei voluto fare, credo che se avessi potuto scegliere avrei fatto l’inventore o il pianista.

Segui il resto dell'intervista sul sito dell'autore




  15  Ottobre 2011
Quatar Pass per Timurass
E via verso la seconda cantina: la Cascina “I Carpini”, situata in fondo al nostro itinerario, dall’altra parte della vallata, nel comune di Pozzol Groppo. Si tratta di una cantina piuttosto recente, improntata a criteri “bio” ed a basso impatto ambientale, dotata di un sistema di recupero e depurazione dell’acqua piovana e delle acque di scolo usate per il lavaggio delle vasche.

Qui, l’obiettivo di Paolo Ghislandi, carismatico proprietario dell’azienda, non è (solo) quello di finire sulle grandi guide enologiche ma piuttosto quello di plasmare i “vini della sua terra”, capaci di stupire i degustatori senza usare “effetti speciali” che non siano del tutto naturali… Ed ecco che la prima sorpresa è “spumeggiante” di nome e di fatto: un timorasso spumantizzato in purezza (unica azienda dei Colli Tortonesi a produrlo) del quale premiamo soprattutto l’originalità…
Ma i veri punti di forza di quest’azienda sono i rossi, dotati di una struttura e di una complessità olfattiva davvero notevoli. I nomi, alquanto evocativi, fanno il verso a sentori tostati, di frutta rossa matura, di spezie e tabacco, fino a note terrose nelle versioni più evolute. Partendo dal vitigno barbera, Paolo ne estrae tre interessanti interpretazioni: il Sette Zolle 2009 barbera in purezza affinato in solo acciaio per esaltarne il frutto, giovane e polposo, in accompagnamento ad antipasti di salumi e formaggi a media stagionatura; il Falò d’ottobre 2008 (Barbera 85%, Freisa di Chieri 10%, Cabernet Sauvignon 5%), adatto ad accompagnare i piatti della tradizione come i primi con sughi speziati e saporiti, bolliti e secondi a base di carni grasse; ed infine il Bruma d’autunno 2007, Barbera Superiore in purezza, affinato in tonneaux di rovere francese per 14 mesi e lasciato riposare in bottiglia per un ulteriore anno prima della commercializzazione, ideale anche da solo oltre che per carni alla griglia e formaggi stagionati.




  27  Settembre 2011
Mercato dei vini dei vignaioli Indipendenti
Cascina I Carpini è una moderna cantina a conduzione famigliare dei Colli tortonesi. Le vigne sono state impiantate a partire dall’anno 1998 su terreni incolti e progettate tenendo conto di tutti i fattori ambientali e pedoclimatici al fine di creare per loro un ambiente il più ideale possibile per una sana crescita.

ttraverso il mantenimento in salute dell’area boschiva che le protegge e l’adozione di tecniche in uso nell’agricoltura di tipo biologico siamo riusciti a ridurre sensibilmente l’impiego di fitofarmaci. L’uva che giunge in cantina è così naturalmente sana da consentirci di sperimentare con successo e soddisfazione fermentazioni senza l’uso di lieviti selezionati su sempre più vini.

Sia i locali di fermentazione che poi di maturazione, elevazione ed affinamento sono stati studiati per agevolare il controllo dell’areazione e delle temperatura in maniera da poter avere sotto un maggiore controllo l’evoluzione del vino sin dal suo inizio. Lavoriamo i maggiori vitigni autoctoni della zona con la filosofia di restituire nel bicchiere integro il sentore della varietà di uva dalla quale proviene il vino, per questo anche in cantina adottiamo la politica dell’intervento minimo e lasciamo che sia il tempo a forgiare il carattere di ogni annata.

I vini di Cascina i Carpini si distinguono per eleganza, generosità di frutto, mineralità e freschezza e sono tutti adatti all’invecchiamento.

Le qualità che si ritrovano nel bicchiere sono principalmente collegate all’andamento climatico dei Colli Tortonesi che sono influenzati da correnti alpine fredde mitigate dall’aria del mare, uno straordinario impasto del terreno reso unico dalla presenza di falde acquifere termali e dalle escursioni termiche.

Vini principali sono le Barbere di cui una proveniente da vigne vecchie e i Timorassi dove per primi abbiamo messo a punto una metodologia di rifermentazione naturale grazie alla quale abbiamo ottenuto uno spumante che ancora oggi è unico nel suo genere.

L’albarossa, la Freisa, La croatina, Il cortese, La Favorita sono solo alcuni degli altri vitigni che completano le nostre vigne e la nostra gamma.






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