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 Press/Rassegna Stampa

  13  Giugno 2013
Il Timorasso, grande bianco del Piemonte
In Piemonte non ci sono solo i grandi vini rossi. Il sorprendente Timorasso: non solo i Vigneti Massa, ma anche uno spumante brut e un vino Timorasso biologico Derthona. Scritto da Redazione Italiasquisitawine il 13 giugno 2013

Pensiamo a una rarità vinicola, a una produzione minuscola e valorosa, scaviamo nei ricordi ed ecco che riaffiora il Timorasso, vitigno a bacca bianca autoctono nel comprensorio tortonese. Una storia secolare la sua, le cui origini risalgono al Medioevo e che è stato preservato nel corso degli anni, diventando uno dei più importanti vitigni bianchi piemontesi, relativamente alla superficie e alle quantità prodotte. La sua rinascita e valorizzazione si è vista a partire dagli anni ’90, grazie a un gruppo di giovani vignaioli tortonesi, capeggiati da Walter Massa di Monleale, che ne hanno riscoperto l’antica tradizione e intrapresa la strada del rilancio. Citiamo allora tre produzioni di questo raro nettare fiorito in una delle regioni più imponenti per quanto riguarda la qualità della produzione vinicola italiana, anche se solitamente nominata per i grandi rossi.

Walter Massa dei Vigneti Massa è il precursore, un “anarchico con sense of humour”, colui che ha fatto da Cesare trascinatore (Piazza Capsoni 10 Monleale (AL), Tel. 0131 80302). Con le sue etichette di crus Costa del Vento e Sterpi ha glorificato e reso gemma preziosa il vino Timorasso, dapprima sconosciuto. Caratteristiche del vitigno possono essere gli idrocarburi e la resina ammaliante al naso, ma in queste bottiglie si percepisce anche la pera e i sentori erbacei.

Paolo Ghislandi dell’azienda Cascina I Carpini (www.cascinacarpini.it) è invece un “epicureo bucolico”, ossia un gaudente creatore di vini d’arte che utilizza un metodo agricolo non invasivo e olistico per rispettare la natura. È l’unico ad aver plasmato dalle uve Timorasso uno spumante brut, il Chiaror sul Masso: bollicine carezzevoli, profumi di polposa mela e sapore lungo e titillante.

Infine il “biologico per eccellenza” Giuseppe Davico dell’azienda Pomodolce in Val Curone (www.pomodolce.it), con il suo vino Timorasso Derthona Doc: la sua è pura ed essenziale viticoltura biologica, che esclude diserbanti, pesticidi e concimi chimici, privilegiando i prodotti naturali.

Il 16 giugno sotto la regia di Slow Food, il territorio accoglie appassionati e operatori con una giornata dedicata al Timorasso. Sarà possibile girare per cantine e degustare il meglio dell’offerta vinicola abbinata a diverse proposte.

- See more at: http://italiasquisitawine.com/il-timorasso-grande-bianco-del-piemonte/#sthash.0ccoyezl.dpuf




  31  Maggio 2013
Slow wine - Il Piemonte è una grande terra di bianchi?
I bianchi a casa dei rossi: questo l’invito alla degustazione, svoltasi mercoledì sera alla Banca del Vino di Pollenzo, che odora di sfida e pungola le papille del bevitore già dall’incipit. Era da provare, infatti, che una terra rossista nel sangue come quella piemontese potesse esprimersi ad alti livelli anche con le uve bianche. La domanda (o il dubbio) era legittima e le risposte (o conferme) nel bicchiere ci sono state, e anche molto interessanti. Cinque bianchi da tre territori diversi – Langa, Roero e colli Tortonesi – hanno sfidato, più che i “fratelli” rossi, il clima autunnale di una fredda giornata piovosa come da tempo non si vedeva.

Da sinistra a destra nel bicchiere si sono susseguiti il Langhe Bianco Dragon 2011 dell’azienda Baudana di Serralunga d’Alba, taglio di chardonnay, riesling e nascetta; il Langhe Bianco Rosserto 2011 di Giovanni Manzone di Monforte d’Alba da uve rossese bianco in purezza, che insieme alla nascetta sono gli unici due vitigni bianchi autoctoni della langa barolista; il Langhe Bianco Vigna Meira 2011 di Poderi Einaudi di Dogliani da un clone alsaziano di pinot grigio; il Colli Tortonesi Timorasso Brezza d’Estate 2010 della Cascina I Carpini di Pozzol Groppo dalla varietà locale timorasso, ultimamente assai rivalutata (e non per caso); e, infine, il braidese Langhe Bianco Montalupa 2008 di Ascheri: un 100% viognier, proveniente da una selezione massale di un vivaista francese della Côte du Rhone e piantato su suoli sabbiosi molto ripidi, in pieno sud, in località Montalupa nel comune di Bra.

Innanzitutto una constatazione: a dispetto delle annate recenti presentate, la terra non mente: il Piemonte dà grandi rossi da invecchiamento ma i bianchi non son da meno. Questi vini hanno dimostrato di poter maturare molto bene e dare grandi soddisfazioni all’appassionato anche dopo molti anni. E lo conferma l’esperienza: vecchie annate di Timorasso, così come di Riesling (due vini che nell’evoluzione convergono su sentori di idrocarburi) ma anche di nascetta (n.d.A. ricordo con piacere una verticale in Banca del Vino dell’azienda Elvio Cogno con sette annate sino al 1994) acquisiscono personalità e complessità durante l’affinamento. Dello stesso parere è Mauro Manzone, figlio di Giovanni, da cinque anni in azienda che ci racconta: <>. Io stesso nell’occasione di una vista in azienda ho potuto assaggiare un ottimo millesimo 2001. L’annata giovane proposta paga il legno ancora evidente (circa 12 mesi di tonneau da 500 lt) che deve ancora amalgamarsi nel corpo grasso del vino. Da attendere.

Complimenti anche a Maddalena Ghislandi de I Carpini, giovane realtà del tortonese, dirimpettaia del più conosciuto Walter Massa (il viticoltore che ha portato in auge il timorasso insieme all’amico, anch’egli produttore, Franco Martinetti) che nella sua interpretazione ricerca semplicità e franchezza (solo uso di acciaio) pur affidandosi a macerazioni più spinte che scalzano le note floreali e tingono di spezie le evidenti note fruttate di mela e sidro che subito colpiscono le narici.



Terminiamo con il vino di casa, il Montalupa, e con il suo enologo, Giuliano Bedino, dal 1996 alla Ascheri, che ha illustrato con estrema chiarezza la linea aziendale e le scelte in vigna. Ascheri, che consta di tre tenute, ha deciso di puntare sulle varietà locali rosse nei vigneti langaroli e di osare invece di più, affidandosi al viognier e allo syrah, in quello roerino con l’obiettivo comune di fare vini che potessero invecchiare. Il progetto nato nel 1993, dopo un’attenta ricerca sui possibili vitigni da impiantare a seconda del suolo, e dopo numerose prove di vinificazione – variando la tipologia di contenitori e permanenza in legno – ha dato luce a un vino estremamente ben fatto, piacevole e godibile anche dopo 10 anni e che dà il meglio di sé in annate fresche. La smentita arriva subito, per altro dallo stesso Bedino, che ci dice che dalle temperature sahariane del 2003 è invece uscito un ottimo vino di gran beva e giusta acidità: ancora disponibile in Banca.

Gli assaggi ci dimostrano chiaramente che il vigneron colto e saggio può far rendere assai bene un’uva bianca su un terreno che storicamente predilige il rosso: rispetto delle fasi agronomiche, nessuna forzatura, ricerche su portainnesti e cloni così come assiduità e costanza in cantina nel cercare l’espressione più pura del vitigno danno i loro frutti. Certo che, attualmente, il sauvignon è meglio in Loira, lo chardonnay in Borgogna e il riesling in Germania ma i mezzi odierni e l’applicazione ci fanno avvicinare alla comprensione del nostro terroir e riserveranno grandi sorprese per il futuro.

Foto di Francesco Mel




  05  Aprile 2013
Italyfood24 - Cascina I Carpini. 15 anni di innovazione e passione.
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l’equilibrio e il benessere dell’ecosistema nel quale è inserita l’attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l’identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita “Benessere DiVino”, una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e…di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell’Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l’esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito è possibile trovare notizie relative all’azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all’integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l’impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  02  Aprile 2013
Degusta.it - Timorasso e Barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi, famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole, di produrre vini onesti, per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.

Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività. E’ questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita. In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo. Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico. La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly (Verona, 6-8 aprile 2013) Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato. Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I Carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA. Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione. La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili. La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva. Ben 15 anni di innovazione, non solo di prodotto, ma anche nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.




  27  Marzo 2013
Mario Gelfi - Colli Tortonesi Timorasso Brezza d'Estate 2010
Davvero un grande vino, che si fa prima ad assaggiare che a spiegare e che segue una chiara e precisa filosofia, riscontrabile in tutti i prodotti dell'azienda.

Piacevole alla vista, dal paglierino intenso che sfiora il brillante, è consistente alla rotazione.
Al naso inizia a sorprendere per intensità e importante finezza. Complesso nelle sfumature, spinge nel bicchiere, dove d'impatto spiccano i fiori bianchi, il fruttato delicato, seguiti più in là da eleganti note erbacee e minerali in crescendo, che invogliano l'assaggio.
Al sorso ritroviamo amplificate le sensazioni percepite in precedenza, andando oltre. Bevuta pulitissima, netta, dritta, di grande freschezza gustativa, caratterizzata da una rara mineralità tipica del vitigno, finemente salata sul finale, che dona ulteriore eleganza. Equilibrio perfetto raggiunto grazie alla nota calda del tenore alcolico (14%) e ad una giusta morbidezza, discreta, che non stanca mai nemmeno sul finir della bottiglia.
Persistenza lunga.
Pienamente armonico.
Godibile già da ora e, considerate le caratteristiche, lo sarà in egual misura se non ancor di più negli anni a venire.
Versatile in abbinamento: crostacei, risotti a base di pesce, carni bianche, formaggi a media e direi lunga stagionatura.




  14  Marzo 2013
Timorasso e barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell'uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l'essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l'uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d'uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e...di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito (on-line dal 18 Marzo) sarà possibile trovare notizie relative all'azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all'integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l'impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  05  Marzo 2013
Veri Vini da Vignaioli Artigiani.
Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Interessante evento quello organizzato domenica 3 e lunedì 4 marzo ’13 da Vini di Vignaioli presso l’ex mattatoio Testaccio.

Giusta e comoda la scelta del luogo, che oltre ad essere in linea con l’autenticità dei vini proposti in degustazione, si è rivelata vincente anche per il comodo e pratico parcheggio.

Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Un autentico personaggio Daniele Saccoletto. Mi è bastato guardagli le mani per capire quanto lavora in vigna e l’importanza che conferisce a questa pratica al fine di generare il suo vino. I Tigli è composto da 35% di Timorasso e 65% di Bussanello. Questo vino ha unito la nocciola, la mandorla e la mineralità del Timorasso ai profumi di fiori bianchi e frutta bianca del Bussannello, generando un’interessante bevuta. Ho provato un’autentica emozione con l’Aurum, una Barbera molto strutturata e al tempo stesso dotata di morbidezza e acidità. Mi è sembrato di degustare uno dei migliori Primitivo di Manduria o Amarone. Vino mirabile, passionale e “erotico”.

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Autentica sorpresa i “ragazzi” dell’Azienda Agricola Vigneti Vallorani. Mai mi sarei aspettato di assaggiare vini così equilibrati, strutturati e puliti. Tutti i prodotti sono di un livello notevole tanto che mi rimane difficile indicarne uno sopra degli altri. Credo sia una bella speranza, per il nostro Paese, che giovani come Rocco e Stefano abbiamo preso in mano la storica esperienza della loro famiglia nel fare vino e stiano già valorizzando le vecchie vigne donandoci questi autentici gioielli. Teneteli d’occhio e cercate di comprare i loro vini prima che acquisiscano quotazioni vertiginose.

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Certo nel Monferrato un agricoltore di nome Zampaglione sicuramente non passa inosservato. Guido, napoletano di nascita, gestisce i 17 ettari di vigneto di Tenuta Grillo trattandoli con zolfo e rame e lavorando l’uva con macerazioni lunghe e con l’uso di lieviti indigeni. Conoscevo i suoi vini e ne ho sempre apprezzato la capacità di raffigurare il territorio. Per l’occasione ho assaggiato il piacevole, sapido e tannico Baccabianca (100% Cortese).

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Sarò sempre grato a Giuseppe Butera per l’improvvisata lezione enologica sui vini di artigianato (e sullo Champagne) e per avermi fatto conoscere Gaspare Buscemi, riferimento assoluto dell’artigianato di questa tipologia di vini. I suoi vini diventano notevoli, soprattutto le versioni Alture, dopo tanti anni di riposo nella sua cantina, dove normalmente sono disponibili centinaia di migliaia di bottiglie di diverse annate.

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Valeva il viaggio l’aver conosciuto il sereno Andrea Kihlgren e sua moglie Alessandra di Santa Caterina. Notevoli per la rappresentazione del territorio i loro vini Vermentino. Il Colle di Luni ti regala il mare e la macchia mediterranea, mentre con il Poggi Alti sei immerso in un giardino incantato di erbe aromatiche. Se mai avrete l’opportunità di degustarli, ricordatevi di chiudere gli occhi per iniziare a viaggiare.

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Ho vissuto una particolare esperienza, a base di Cataratto, allo stand di Porta del Vento, gestito dalle signore Mirella e Agnieska. All’iniziale e interessante spumante Mira (dedicato a Mirella con disegno del viso in etichetta) ha fatto seguito l’agrumato Porta del Vento. Ricco e concentrato il Saray ’09. Sono stati apprezzabili anche gli altri vini a base di Nero d’Avola e Perricone.

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La migliore grafica è stata mostrata dalle etichette della Cascina I Carpini. Il Timorasso Brezza d’Estate mi persiste ancora oggi e ricordo la bella bocca e la mineralità.

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Le vigne di Greco di Tufo di Cantine dell’Angelo sono posizionate su delle antiche miniere di zolfo. Ben ha fatto la famiglia Muto a rappresentare all’interno di un vaso di vetro la stratificazione del terreno. Interessanti anche le foto che fanno capire la difficoltà, anche dovuta al riverbero su un fondo così riflettente, nel gestire la vigna soprattutto in estate. Certo la sanità delle uve è sicuramente garantita e con essa la concentrazione del frutto e della mineralità. Caratteristiche queste che puntualmente e piacevolmente ritroviamo al sorso che si specchia e s’innalza guardando la sezione del terreno. Fa altresì impressione il colore dello zolfo così identico a quello del vino. Vera esperienza tattile visiva.

Dal vulcano spento di Roccamonfina l’Azienda Agricola I Cacciagalli mi ha proposto all’assaggio una strutturata e minerale Falanghina denominata Aorivola, splendido frutto di un’agricoltura biodinamica rispettosa del territorio. Una notevole dimostrazione di come si possa ottenere un vino oltre i canoni classici della tipologia, altresì capace di emozionare per la piacevole beva.

Certo ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma credo che i pochi e doverosi esempi possano rappresentare quell’Italia che ancora crede nel valore dei prodotti della nostra Madre Terra e cerca di offrirceli nella maniera più etica e artigianale possibile senza operare nessuna furba manipolazione.




  17  Dicembre 2012
Mirella Vilardi - Oltre - La Fine del Mondo: dentro e fuori la bottiglia
Paolo Ghislandi, della cantina I Carpini, sulle colline tortonesi, esorcizza la fine del mondo con un Barbera d'eccezione.

Che il calendario a lungo computo dei Maya avesse previsto per il 21 dicembre 2012 la fine del 13° b'ak'tun, è nozione risaputa, origine del proliferare di ipotesi le più nefaste, le più confuse, le più probabiliste. Da sempre l’uomo ha voluto spiegarsi il senso di infinitezza che non sta nel suo DNA, da sempre ha dovuto pensare, in una sorta di ubriacatura del proprio ego, che nulla gli sopravviverà su questa terra. Quante previsioni sull'Apocalisse che sarebbe dovuta giungere nell'anno 1000, nel 1260, nel 1836, nel 1967, a cavallo tra il 1999 e l'anno 2000 e nel più recente 2011, quando secondo un’idea protestante sarebbe scattata l'ora x (prima il 21 maggio e poi il 21 ottobre)! E perché non dare credito alla previsione della kabbalah secondo cui entro il 2240 saremo tutti finiti? E come non credere per l'ennesima volta a Nostradamus che ha stabilito per il 3797 la fine di tutte le profezie?

A qualcuno piace di più la fine del mondo come espressione letteraria che, nascendo dal greco apokalypsis sta ad indicare “togliere il velo, gettare via ciò che copre”, letteralmente una “rivelazione”.

Da questa traduzione, ecco un paesaggio, una persona, una torta, un vino, che sono “la fine del mondo”. Un vino? Ne abbiamo degustati diversi, di diverse zone e diverse annate che ci hanno strappato questa esclamazione. Ma Paolo Ghislandi, titolare dell’azienda I Carpini, sulle colline tortonesi, ha avuto l’ardire di scriverla in etichetta. Di più: ha studiato un progetto grafico di grande impatto (è il caso di dirlo) che rimanda ad una deflagrazione astronomica o più semplicemente ad un’esplosione di gusto, di calore, di armonia, di rotondità, e l’ha appiccicato sulla bottiglia. È certo che, con la fantasia e l’intuizione che gli sono tipiche, ci ha giocato, ottenendo un prodotto allusivo, ad hoc, commerciale che, però, commerciale non è.

Tutto è cominciato durante la vendemmia 2007, un’annata che sui colli del Basso Alessandrino, ha dato grappoli di una bellezza commovente. Sicché si è voluto dividere la Barbera delle viti più vecchie, datate 1926, dall’altra che, solitamente, concorre alla produzione del “Bruma d’Autunno”. Una scelta, una sorta di riverenza, per il frutto di queste vecchie signore che concentrano in pochi graspi tutto il loro antico sapere, la loro esperienza di sole, venti, piogge e gelate, il loro essere contorte in superficie e con radici profondissime. Una scelta che è continuata in cantina, intervenendo il meno possibile, lasciando che fossero quelle viti a continuare il loro personalissimo discorso. Nessuna tecnologia. Diraspamento a mano, pigiatura meccanica, travaso da una botte all’altra senza l’utilizzo di pompe, nessuna filtrazione, nessun solfito aggiunto. Intanto, si pensava che, pura fatalità, l’apice del periodo evolutivo, che per il Barbera è storicamente di cinque anni, avrebbe coinciso con il 2012, data inquietante, che già faceva discutere, da sfatare o ricordare. Ed ecco il doppio senso servito su un vassoio d’argento: questo vino che sarebbe stato la fine del mondo, avrebbe alluso alla previsione dei Maya.

Progetto che aderisce appieno ad un’idea di cambiamento, di prodotto nuovo. Il risultato? Un vino che trascende il vitigno. Che è Barbera lo sai, è scritto in etichetta, ma alla degustazione, è altro, ha superato la materia, come certi Barolo, certi Sangiovese, è solo nettare.

Mirella Vilardi
per OLTRE
17 dicembre 2012




  24  Settembre 2012
China Wine Awards 2012 - Due Medaglie d'oro e Miglior vino del Piemonte
A CINA DEL VINO TRA GRANDI PROMESSE E TREND DIFFICILI DA DECIFRARE. SE NEL SEGMENTO DEL LUSSO LA FRANCIA DOMINA, NEL “MERCATO” IMPORTATORI, DISTRIBUTORI E COMMERCIANTI DEL PAESE ASIATICO “VOTANO” AUSTRALIA: IL VERDETTO DEI “CHINA WINE AWARDS” 2012

La Cina che importa (e produce) sempre più vino, che in pochi anni diventerà, a detta degli analisti, il primo mercato enoico del mondo, dove i ricchi che vogliono i grandi vini del mondo, e i produttori cinesi che chiedo al Governo “difese istituzionali” contro “l’invasione straniera”. Un mercato complicato, dove si fa ancora fatica a capire quali siano i trend reali. Perché, se nel segmento del lusso tutti concordano sul dominio della Francia, un po’ a sorpresa è stata l’Australia a “sbancare” il China Wine Awards, che si auto presenta come “il più importante concorso enologico del Paese”, dove la giuria è formata da importatori, distributori, commercianti e sommelier del mercato cinese (e dove per far partecipare un vino si sborsano, minimo, 130 euro ad etichetta, ndr).
La terra dei canguri ha conquistato 68 medaglie d’oro, seguita da Portogallo (45), Italia e Sud Africa, terze a pari merito (37). I francesi? Dietro anche alla Spagna, con 26. E tanto per sorprendersi ancora, tra i “trofei” di categoria, il miglior vino del Piemonte, per i giudici, non è un Barolo o un Barbaresco, ma un Colli Tortonesi Doc Timorasso, il Brezza d’Estate di Cascina I Carpini. Piaccia o non piaccia, anche questa è Cina.
Tutti i premi e le medaglie d’oro su www.chinawineawards.com.

Focus - I “trophy” per l’Italia
Wines Of Piedmont Trophy - “Brezza d’Estate” Cascina I Carpini 2012
Wines Of Toscana Trophy - Brunello di Montalcino “Carillon” Vini Italiani da sogno sas
Wines Of Veneto Trophy - “Sirio 2010” Vignalta
Wines Of Abruzzo Trophy - “Valle d’Oro Montepulciano d’Abruzzo Dop” Cantina Tollo
Liqueur Trophy - “Crema Di Limoncetta” Casoni Fabbricazione Liquori Spa




  19  Settembre 2012
Gli Amici del Bar - Luigi Fracchia - Rugiada del Mattino 2009
Cortese più Favorita più un pochetto di Timorasso. Del Cortese e del Timorasso sappiamo tutto. La Favorita invece naviga di conserva, presente in sordina nel vigneto e nel bicchiere piemontese. Un vin de soif semplice, il più delle volte troppo semplice, banale. Invece sembrerebbe avere natali importanti e grandi parti di acido desossiribonucleico in comune col blasonato Vermentino, di cui potete leggere un’ode di Niccolò.

Nella Rugiada del Mattino di Cascina i Carpini alias Paolo Carlo Ghislandi, mi sembrerebbe invece prendere il comando dei giochi.
O quantomeno scende in campo con piglio ed eleganza.
E a mio avviso infonde alla miscela una delicata aromaticità fruttata e floreale, acidità (di concerto col Cortese), un ammandorlato suadente e amarostico e una mineralità sapida, pietrosa prima che idrocarburica (l’idrocarburo monocorde, potente come un marchio di fabbrica è ciò che, di solito, mi allontana dal Timorasso).
Si sentono le pesche e i fiori bianchi mielosi, sferzati da acidità e salino e residuali scorzette agrumate.
Colore intenso e corpo agile, saporito.
E tutto questo da vigneti (a quanto leggo sul sito aziendale) giovani se non giovanissimi.
Ottima e coraggiosa scelta questa miscela di 45% Cortese e 45% Favorita e 10% Timorasso.
Considerando che in zona estirpano il Cortese, della Favorita non credo ci sia traccia, per piantare la gallina dalle uova d’oro il Timorasso.
Bonne degustation

Luigi

Poscritto
Paolo Carlo non avertene a male ma le etichette proprio non mi piacciono per niente!






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