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 Press/Rassegna Stampa

  27  Marzo 2013
Mario Gelfi - Colli Tortonesi Timorasso Brezza d'Estate 2010
Davvero un grande vino, che si fa prima ad assaggiare che a spiegare e che segue una chiara e precisa filosofia, riscontrabile in tutti i prodotti dell'azienda.

Piacevole alla vista, dal paglierino intenso che sfiora il brillante, è consistente alla rotazione.
Al naso inizia a sorprendere per intensità e importante finezza. Complesso nelle sfumature, spinge nel bicchiere, dove d'impatto spiccano i fiori bianchi, il fruttato delicato, seguiti più in là da eleganti note erbacee e minerali in crescendo, che invogliano l'assaggio.
Al sorso ritroviamo amplificate le sensazioni percepite in precedenza, andando oltre. Bevuta pulitissima, netta, dritta, di grande freschezza gustativa, caratterizzata da una rara mineralità tipica del vitigno, finemente salata sul finale, che dona ulteriore eleganza. Equilibrio perfetto raggiunto grazie alla nota calda del tenore alcolico (14%) e ad una giusta morbidezza, discreta, che non stanca mai nemmeno sul finir della bottiglia.
Persistenza lunga.
Pienamente armonico.
Godibile già da ora e, considerate le caratteristiche, lo sarà in egual misura se non ancor di più negli anni a venire.
Versatile in abbinamento: crostacei, risotti a base di pesce, carni bianche, formaggi a media e direi lunga stagionatura.




  14  Marzo 2013
Timorasso e barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell'uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l'essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l'uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d'uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e...di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito (on-line dal 18 Marzo) sarà possibile trovare notizie relative all'azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all'integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l'impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  05  Marzo 2013
Veri Vini da Vignaioli Artigiani.
Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Interessante evento quello organizzato domenica 3 e lunedì 4 marzo ’13 da Vini di Vignaioli presso l’ex mattatoio Testaccio.

Giusta e comoda la scelta del luogo, che oltre ad essere in linea con l’autenticità dei vini proposti in degustazione, si è rivelata vincente anche per il comodo e pratico parcheggio.

Mi ha fatto molto piacere aver conosciuto qui dei veri Vignaioli e spero con questo post di trasferire, a quanti non hanno avuto la fortuna di partecipare, alcune emozioni da me provate durante la degustazione.

Un autentico personaggio Daniele Saccoletto. Mi è bastato guardagli le mani per capire quanto lavora in vigna e l’importanza che conferisce a questa pratica al fine di generare il suo vino. I Tigli è composto da 35% di Timorasso e 65% di Bussanello. Questo vino ha unito la nocciola, la mandorla e la mineralità del Timorasso ai profumi di fiori bianchi e frutta bianca del Bussannello, generando un’interessante bevuta. Ho provato un’autentica emozione con l’Aurum, una Barbera molto strutturata e al tempo stesso dotata di morbidezza e acidità. Mi è sembrato di degustare uno dei migliori Primitivo di Manduria o Amarone. Vino mirabile, passionale e “erotico”.

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Autentica sorpresa i “ragazzi” dell’Azienda Agricola Vigneti Vallorani. Mai mi sarei aspettato di assaggiare vini così equilibrati, strutturati e puliti. Tutti i prodotti sono di un livello notevole tanto che mi rimane difficile indicarne uno sopra degli altri. Credo sia una bella speranza, per il nostro Paese, che giovani come Rocco e Stefano abbiamo preso in mano la storica esperienza della loro famiglia nel fare vino e stiano già valorizzando le vecchie vigne donandoci questi autentici gioielli. Teneteli d’occhio e cercate di comprare i loro vini prima che acquisiscano quotazioni vertiginose.

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Certo nel Monferrato un agricoltore di nome Zampaglione sicuramente non passa inosservato. Guido, napoletano di nascita, gestisce i 17 ettari di vigneto di Tenuta Grillo trattandoli con zolfo e rame e lavorando l’uva con macerazioni lunghe e con l’uso di lieviti indigeni. Conoscevo i suoi vini e ne ho sempre apprezzato la capacità di raffigurare il territorio. Per l’occasione ho assaggiato il piacevole, sapido e tannico Baccabianca (100% Cortese).

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Sarò sempre grato a Giuseppe Butera per l’improvvisata lezione enologica sui vini di artigianato (e sullo Champagne) e per avermi fatto conoscere Gaspare Buscemi, riferimento assoluto dell’artigianato di questa tipologia di vini. I suoi vini diventano notevoli, soprattutto le versioni Alture, dopo tanti anni di riposo nella sua cantina, dove normalmente sono disponibili centinaia di migliaia di bottiglie di diverse annate.

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Valeva il viaggio l’aver conosciuto il sereno Andrea Kihlgren e sua moglie Alessandra di Santa Caterina. Notevoli per la rappresentazione del territorio i loro vini Vermentino. Il Colle di Luni ti regala il mare e la macchia mediterranea, mentre con il Poggi Alti sei immerso in un giardino incantato di erbe aromatiche. Se mai avrete l’opportunità di degustarli, ricordatevi di chiudere gli occhi per iniziare a viaggiare.

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Ho vissuto una particolare esperienza, a base di Cataratto, allo stand di Porta del Vento, gestito dalle signore Mirella e Agnieska. All’iniziale e interessante spumante Mira (dedicato a Mirella con disegno del viso in etichetta) ha fatto seguito l’agrumato Porta del Vento. Ricco e concentrato il Saray ’09. Sono stati apprezzabili anche gli altri vini a base di Nero d’Avola e Perricone.

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La migliore grafica è stata mostrata dalle etichette della Cascina I Carpini. Il Timorasso Brezza d’Estate mi persiste ancora oggi e ricordo la bella bocca e la mineralità.

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Le vigne di Greco di Tufo di Cantine dell’Angelo sono posizionate su delle antiche miniere di zolfo. Ben ha fatto la famiglia Muto a rappresentare all’interno di un vaso di vetro la stratificazione del terreno. Interessanti anche le foto che fanno capire la difficoltà, anche dovuta al riverbero su un fondo così riflettente, nel gestire la vigna soprattutto in estate. Certo la sanità delle uve è sicuramente garantita e con essa la concentrazione del frutto e della mineralità. Caratteristiche queste che puntualmente e piacevolmente ritroviamo al sorso che si specchia e s’innalza guardando la sezione del terreno. Fa altresì impressione il colore dello zolfo così identico a quello del vino. Vera esperienza tattile visiva.

Dal vulcano spento di Roccamonfina l’Azienda Agricola I Cacciagalli mi ha proposto all’assaggio una strutturata e minerale Falanghina denominata Aorivola, splendido frutto di un’agricoltura biodinamica rispettosa del territorio. Una notevole dimostrazione di come si possa ottenere un vino oltre i canoni classici della tipologia, altresì capace di emozionare per la piacevole beva.

Certo ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma credo che i pochi e doverosi esempi possano rappresentare quell’Italia che ancora crede nel valore dei prodotti della nostra Madre Terra e cerca di offrirceli nella maniera più etica e artigianale possibile senza operare nessuna furba manipolazione.




  17  Dicembre 2012
Mirella Vilardi - Oltre - La Fine del Mondo: dentro e fuori la bottiglia
Paolo Ghislandi, della cantina I Carpini, sulle colline tortonesi, esorcizza la fine del mondo con un Barbera d'eccezione.

Che il calendario a lungo computo dei Maya avesse previsto per il 21 dicembre 2012 la fine del 13° b'ak'tun, è nozione risaputa, origine del proliferare di ipotesi le più nefaste, le più confuse, le più probabiliste. Da sempre l’uomo ha voluto spiegarsi il senso di infinitezza che non sta nel suo DNA, da sempre ha dovuto pensare, in una sorta di ubriacatura del proprio ego, che nulla gli sopravviverà su questa terra. Quante previsioni sull'Apocalisse che sarebbe dovuta giungere nell'anno 1000, nel 1260, nel 1836, nel 1967, a cavallo tra il 1999 e l'anno 2000 e nel più recente 2011, quando secondo un’idea protestante sarebbe scattata l'ora x (prima il 21 maggio e poi il 21 ottobre)! E perché non dare credito alla previsione della kabbalah secondo cui entro il 2240 saremo tutti finiti? E come non credere per l'ennesima volta a Nostradamus che ha stabilito per il 3797 la fine di tutte le profezie?

A qualcuno piace di più la fine del mondo come espressione letteraria che, nascendo dal greco apokalypsis sta ad indicare “togliere il velo, gettare via ciò che copre”, letteralmente una “rivelazione”.

Da questa traduzione, ecco un paesaggio, una persona, una torta, un vino, che sono “la fine del mondo”. Un vino? Ne abbiamo degustati diversi, di diverse zone e diverse annate che ci hanno strappato questa esclamazione. Ma Paolo Ghislandi, titolare dell’azienda I Carpini, sulle colline tortonesi, ha avuto l’ardire di scriverla in etichetta. Di più: ha studiato un progetto grafico di grande impatto (è il caso di dirlo) che rimanda ad una deflagrazione astronomica o più semplicemente ad un’esplosione di gusto, di calore, di armonia, di rotondità, e l’ha appiccicato sulla bottiglia. È certo che, con la fantasia e l’intuizione che gli sono tipiche, ci ha giocato, ottenendo un prodotto allusivo, ad hoc, commerciale che, però, commerciale non è.

Tutto è cominciato durante la vendemmia 2007, un’annata che sui colli del Basso Alessandrino, ha dato grappoli di una bellezza commovente. Sicché si è voluto dividere la Barbera delle viti più vecchie, datate 1926, dall’altra che, solitamente, concorre alla produzione del “Bruma d’Autunno”. Una scelta, una sorta di riverenza, per il frutto di queste vecchie signore che concentrano in pochi graspi tutto il loro antico sapere, la loro esperienza di sole, venti, piogge e gelate, il loro essere contorte in superficie e con radici profondissime. Una scelta che è continuata in cantina, intervenendo il meno possibile, lasciando che fossero quelle viti a continuare il loro personalissimo discorso. Nessuna tecnologia. Diraspamento a mano, pigiatura meccanica, travaso da una botte all’altra senza l’utilizzo di pompe, nessuna filtrazione, nessun solfito aggiunto. Intanto, si pensava che, pura fatalità, l’apice del periodo evolutivo, che per il Barbera è storicamente di cinque anni, avrebbe coinciso con il 2012, data inquietante, che già faceva discutere, da sfatare o ricordare. Ed ecco il doppio senso servito su un vassoio d’argento: questo vino che sarebbe stato la fine del mondo, avrebbe alluso alla previsione dei Maya.

Progetto che aderisce appieno ad un’idea di cambiamento, di prodotto nuovo. Il risultato? Un vino che trascende il vitigno. Che è Barbera lo sai, è scritto in etichetta, ma alla degustazione, è altro, ha superato la materia, come certi Barolo, certi Sangiovese, è solo nettare.

Mirella Vilardi
per OLTRE
17 dicembre 2012




  24  Settembre 2012
China Wine Awards 2012 - Due Medaglie d'oro e Miglior vino del Piemonte
A CINA DEL VINO TRA GRANDI PROMESSE E TREND DIFFICILI DA DECIFRARE. SE NEL SEGMENTO DEL LUSSO LA FRANCIA DOMINA, NEL “MERCATO” IMPORTATORI, DISTRIBUTORI E COMMERCIANTI DEL PAESE ASIATICO “VOTANO” AUSTRALIA: IL VERDETTO DEI “CHINA WINE AWARDS” 2012

La Cina che importa (e produce) sempre più vino, che in pochi anni diventerà, a detta degli analisti, il primo mercato enoico del mondo, dove i ricchi che vogliono i grandi vini del mondo, e i produttori cinesi che chiedo al Governo “difese istituzionali” contro “l’invasione straniera”. Un mercato complicato, dove si fa ancora fatica a capire quali siano i trend reali. Perché, se nel segmento del lusso tutti concordano sul dominio della Francia, un po’ a sorpresa è stata l’Australia a “sbancare” il China Wine Awards, che si auto presenta come “il più importante concorso enologico del Paese”, dove la giuria è formata da importatori, distributori, commercianti e sommelier del mercato cinese (e dove per far partecipare un vino si sborsano, minimo, 130 euro ad etichetta, ndr).
La terra dei canguri ha conquistato 68 medaglie d’oro, seguita da Portogallo (45), Italia e Sud Africa, terze a pari merito (37). I francesi? Dietro anche alla Spagna, con 26. E tanto per sorprendersi ancora, tra i “trofei” di categoria, il miglior vino del Piemonte, per i giudici, non è un Barolo o un Barbaresco, ma un Colli Tortonesi Doc Timorasso, il Brezza d’Estate di Cascina I Carpini. Piaccia o non piaccia, anche questa è Cina.
Tutti i premi e le medaglie d’oro su www.chinawineawards.com.

Focus - I “trophy” per l’Italia
Wines Of Piedmont Trophy - “Brezza d’Estate” Cascina I Carpini 2012
Wines Of Toscana Trophy - Brunello di Montalcino “Carillon” Vini Italiani da sogno sas
Wines Of Veneto Trophy - “Sirio 2010” Vignalta
Wines Of Abruzzo Trophy - “Valle d’Oro Montepulciano d’Abruzzo Dop” Cantina Tollo
Liqueur Trophy - “Crema Di Limoncetta” Casoni Fabbricazione Liquori Spa




  19  Settembre 2012
Gli Amici del Bar - Luigi Fracchia - Rugiada del Mattino 2009
Cortese più Favorita più un pochetto di Timorasso. Del Cortese e del Timorasso sappiamo tutto. La Favorita invece naviga di conserva, presente in sordina nel vigneto e nel bicchiere piemontese. Un vin de soif semplice, il più delle volte troppo semplice, banale. Invece sembrerebbe avere natali importanti e grandi parti di acido desossiribonucleico in comune col blasonato Vermentino, di cui potete leggere un’ode di Niccolò.

Nella Rugiada del Mattino di Cascina i Carpini alias Paolo Carlo Ghislandi, mi sembrerebbe invece prendere il comando dei giochi.
O quantomeno scende in campo con piglio ed eleganza.
E a mio avviso infonde alla miscela una delicata aromaticità fruttata e floreale, acidità (di concerto col Cortese), un ammandorlato suadente e amarostico e una mineralità sapida, pietrosa prima che idrocarburica (l’idrocarburo monocorde, potente come un marchio di fabbrica è ciò che, di solito, mi allontana dal Timorasso).
Si sentono le pesche e i fiori bianchi mielosi, sferzati da acidità e salino e residuali scorzette agrumate.
Colore intenso e corpo agile, saporito.
E tutto questo da vigneti (a quanto leggo sul sito aziendale) giovani se non giovanissimi.
Ottima e coraggiosa scelta questa miscela di 45% Cortese e 45% Favorita e 10% Timorasso.
Considerando che in zona estirpano il Cortese, della Favorita non credo ci sia traccia, per piantare la gallina dalle uova d’oro il Timorasso.
Bonne degustation

Luigi

Poscritto
Paolo Carlo non avertene a male ma le etichette proprio non mi piacciono per niente!




  27  Luglio 2012
Il vino… come lo vivo io… oggi alla Cascina I Carpini
Il vino è molto di più di una bevanda… il vino è storia, è pensiero… è filosofia di vita! Questo è il mio pensiero… questo è il mio modo di vivere il vino…

Sto guardando una bottiglia di vino… o meglio una bottiglia di vino d’arte. Miconcentro sull’etichetta… colori caldi d’autunno, di terra, di fuoco, di passione… Sul sigillo lo stemma araldico della famiglia che lo produce: un uomo, una bandiera, una corona… Il mio sguardo si fissa. Mi concentro. Ricordi di tempi passati, di onore, di gloria… Ora faccio roteare la bottiglia, e leggo:

“Un vino d’oro splendeva nei bicchieri che ci inebbriò l’amore, nei tuoi occhi neri, fuoco in una radura s’incendiò” A. Bertolucci



Un Barbera Superiore 2006 dei Colli Tortonesi V.Q.P.R.D. (vino di qualità prodotto in regione determinata) di Paolo Carlo Ghislandi della Cascina I Carpini. Ora apro la bottiglia… e libero i profumi. Lo verso, e mi approprio dei sentori, e mi inebrio nei ricordi…



Tempo fa ho visitato l’Azienda Agricola Vitivinicola Cascina I Carpini del caro amico Paolo Carlo Ghislandi. Situata a Pozzol Groppo in provincia di Alessandria, concede oltre ad una piacevole gita nel silenzio dei colli tortonesi, una degustazione di ottimi vini che Paolo produce unendo tecnica e tradizione.



Sette Zolle, Bruma d’Autunno, Falò d’Ottobre, Brezza d’Estate, Rugiada del Mattino e il Chiaror Sul Masso Spumante Brut Metodo Martinotti… più che nomi di vini, vini che richiamano alla natura, alla poesia e all’arte…




  04  Luglio 2012
Cascina Carpini, la leggerezza dello spirito
Ci sono persone che il destino ti porta a conoscere solo ed esattamente quando sei pronto a capire. Con Paolo Ghislandi è stato così. All’inizio è stato solo un contatto su Facebook, poi un volto a Terroir Vino 2011 a Genova, infine un rapporto vivo che ha preso forma al Vinitaly di quest’anno, quando gli promisi che sarei andata a trovarlo in azienda, perché, si sa, a Verona è quasi impossibile chiacchierare tranquillamente senza la frenesia degli appuntamenti e la distrazione data da coloro che si fermano a salutarti. Inoltre il vino si deve vivere lì dove nasce, nel vigneto e in cantina. di Cristina Fracchia - Soul and Food

arto per Pozzol Groppo (AL) in un caldissimo pomeriggio, intorno alle 14 (tanto per rimanere al fresco!) ed il mio mitico navigatore mi segnala l’arrivo verso le 15.45. Mi scorrono sotto gli occhi le immagini della pianura piemontese nella calura estiva, poi, finalmente, i colli tortonesi. Salgo verso la frazione di San Lorenzo, ma di Cascina Carpini nemmeno l’ombra. Mi tocca chiedere a un gruppo di operai che lavorano dinnanzi al municipio: secondo le indicazioni giungo alla casa, ma non c’è neppure un’insegna. Per certo non è il posto giusto…chiamo Paolo…il posto è quello! Lui sbuca dalla cantina, accogliendomi con un gran sorriso: “Qualcuno mi dice di non mettere insegne, come fanno i grandi del vino”. Io invece, anche solo il nome sul campanello lo metterei, così, giusto per dare il contentino a quelle come me che, tipo cane da tartufi, cercano di scovarlo!

Agli oltre 30 gradi fa calduccio e quindi ci rifugiamo in cantina, dove la temperatura oscilla intorno ai 24. In una stanza a lato, refrigerata tra i 15° e i 18°, Paolo sta litigando con un’etichettatrice nuova ed io, sempre un po’ inquieta, comincio a girare in cantina e poi anche fuori. Percorro un breve tratto tra le vigne disposte intorno alla casa, con gli operai che lavorano all’ampliamento della struttura e che mi guardano con sospetto, faccio amicizia con un paio dei suoi cani, scatto foto e respiro la campagna ambientandomi. Mi accorgo di aver portato macchina fotografica e notes, ma non la biro e alla fine deciderò di vivere la degustazione senza prendere appunti (per la prima volta in vita mia), lasciandomi trasportare dalle emozioni del momento. Dopo un po’ Paolo capitola di fronte alle difficoltà di impostazione della nuova etichettatrice e si dedica a me.

Non posso dire di conoscerlo a fondo, ma la sua è una presenza rassicurante, amica, trasmette serenità e calore umano, oltre all’indispensabile passione per quel che fa. Il suo agire ha un approccio spirituale che si sente distintamente al solo stargli vicino: spontaneo dire che leggerezza è la parola chiave. Anima vagante anche lui, prima di approdare alla vitivinicoltura ha svolto tanti altri lavori, rifiutandosi di mettere radici. Ma qualcosa dell’infanzia rimane sempre per indicarci un cammino e così anche le campagne di Montalcino e Montepulciano dei suoi nonni hanno influenzato in qualche misura, col ricordo delle loro vendemmie, la sua scelta. Pur svolgendo un altro lavoro, Paolo negli anni impianta la prima vigna qui nel 1998, poi comincia a vinificare e imbottiglia il 2003 come uscita ufficiale nel 2008. I vitigni di cui si cura sono solo gli autoctoni: il timorasso prima di tutto, poi barbera, cortese, ancillotta, malvasia e favorita. È uno sperimentatore e, nonostante l’enologo Mario Maffi lo sconsigli, qualche anno fa decide di spumantizzare il timorasso, tant’è che è tutt’ora l’unico produttore a farlo diventare una bollicina. E direi che il risultato gli dà ragione perché Chiaror sul Masso è davvero interessante, sostenuto da bella freschezza ma rotondo, un brut di tutto rispetto ottenuto dalla spumantizzazione di una base invecchiata, a cui aggiunge il mosto in fermentazione della vendemmia successiva. L’elemento che mi sorprende è comunque che questo vitigno bianco, riscoperto da non moltissimi anni, doni vini tanto corposi in una terra fatta più per i rossi. Paolo lo definisce vitigno-donna, perché difficile e incostante, ma anche nebbiolo bianco per via dei prodotti seri e importanti che offre.

Sia per questo vino che per gli altri, mi spiega di usare lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, controllate attraverso la temperatura nel caso dei bianchi. Si parte con un assaggio del Colli Tortonesi bianco doc Rugiada del Mattino 2011 da vasca, realizzato con la vinificazione contemporanea di cinque vitigni: cortese, malvasia, favorita, timorasso e barbera bianco. Scrivo vinificazione e non assemblaggio perché le uve vengono vendemmiate e lavorate insieme. A monte di questo vino, una bellissima idea che Paolo ebbe osservando il prato che sarebbe poi divenuto vigna: la diversa esposizione faceva sì che vi fossero aree in cui la maturazione delle erbe era più precoce e altre in cui era più lenta. In base a ciò, vennero piantate le diverse varietà in modo che potessero poi maturare tutte insieme per creare questo vino. Una magnifica sinfonia oserei dire (visto che si intende anche di musica classica), dove ogni strumento fa la sua parte ma si fonde poi nel tutto del prodotto finale che risulta maturo, pieno, fresco e coinvolgente per naso e palato. Una bellissima emozione.

Subito dopo mi getta in una degustazione didattica e mi sottopone tre assaggi di tre Timorasso 2011 provenienti da tre vasche diverse. Incredibilmente sono davvero prodotti differenti: nella prima prevalgono i profumi, nella seconda la sapidità, nella terza e più interessante la mineralità. Teoricamente le vasche dovrebbero poi venire assemblate, ma l’ultima, la numero 14, quella che ha dato i risultati più strabilianti, chissà, forse diverrà un vino a parte.

Il tempo scorre, a Paolo non manca l’affabilità e la parlantina e si fa tardi, ma dobbiamo ancora passare ai rossi. Le sue botti in questi giorni hanno ripreso a gorgogliare: la fermentazione della barbera, iniziata l’anno scorso, ha ripreso in queste settimane per il gran caldo. Bellissimo accostare l’orecchio e sentire questo vino parlare. Racconta di giovani ardori e di risate sotto il sole estivo e di profumi vissuti. E di promesse. Che manterrà, ne sono certa. Assaggiamo i mosti chiacchieroni, che ci pizzicano le papille: un privilegio a giugno!

L’ultimo calice è riservato al Colli Tortonesi doc Barbera riserva La fine del mondo 2007. Una vigna, vecchia di 86 anni, nel 2007 ha regalato un prezioso dono: grappoli vigorosi che sono stati diraspati a mano e pigiati col torchio. Il mosto poi non ha visto macchinari, tutta la lavorazione è stata fatta manualmente, come una volta. Si dice che la Barbera dia il meglio di sé dopo cinque anni e quindi quest’anno, 2012, fine del mondo secondo il calendario maya, sarà all’apice della sua evoluzione. Non so se l’abbia già raggiunta, ma io, da profana, ne sono rimasta folgorata: un vino eccezionale, sontuoso, avvolgente di cui Paolo ha imbottigliato 100 magnum e 50 doppie magnum, circa 300 litri in tutto. È una carezza calda e colma di affetto di un padre forte e irreprensibile.




  16  Aprile 2012
Vinitaly – “I Carpini” suonano le 4 stagioni del vigneto
Ero rimasta colpita dalla profondità di Paolo, dai suoi tweet legati al vino e contemporaneamente a qualcosa di molto spirituale. “Se nelle bottiglie c’è un minimo riflesso di quanto scrive” ho sempre pensato, “ sicuramente i suoi vini incontreranno il mio gusto”.

Finalmente a letto. Non ho parole per questa giornata, alla faccia delle emozioni intense! Se soffrissi di cuore, sarei già morta d’infarto. Ho iniziato stamattina, quando mi sono persa fra i padiglioni del Vinitaly. Per fortuna è corsa in mio aiuto Lucia Letrari, enologa e produttrice di Trento Doc fiabeschi, che mi ha accompagnata in Piemonte, altrimenti chissà dove sarei arrivata. Non sono mica nuova di queste situazioni: ogni tanto ho la testa fra le nuvole e se non abitassi in un appartamento, riuscirei a perdermi anche dentro casa. Detto questo, sono riuscita ad arrivare da Paolo Carlo Ghislandi, titolare della Cascina I Carpini, in Piemonte. L’ho virtualmente incontrato su twitter, poi ci siamo trovati su facebook e Vinitaly è stato il momento giusto per l’incontro reale. Ero rimasta colpita dalla profondità di Paolo, dai suoi tweet legati al vino e contemporaneamente a qualcosa di molto spirituale. “Se nelle bottiglie c’è un minimo riflesso di quanto scrive” ho sempre pensato, “ sicuramente i suoi vini incontreranno il mio gusto”. Paolo ha molto da dire perché tutto, dalla scelta dei vitigni al metodo di vinificazione, dalle etichette ai nomi dei vini, ha un suo perché.
“Sono stato fortunato perché ho dovuto piantare i vigneti, eccetto uno già presente dal 1926, e così ho potuto scegliere secondo le idee che avevo in testa” mi racconta. Si capisce che è coinvolto, che è partecipe in prima persona con un sentimento che va ben oltre la coltivazione di semplici piante da uva. “Però ho sbagliato a inserire la degustazione dei suoi vini in agenda, seguita da altri mille mila appuntamenti” rimugino fra me e me. “Sarebbe stato meglio…

Per leggere il seguito di questo racconto clicca qui: www.wining.it




  23  Marzo 2012
Timorasso Brezza d’estate… come una poesia - Bibenda
Paolo Ghislandi è uno dei numerosi produttori che hanno contribuito a rendere grande la denominazione Colli Tortonesi, ma rispetto agli altri possiede un quid che caratterizza profondamente i suoi vini: è un visionario, un poeta, un artista che ama definire i frutti del proprio lavoro “Vini d’Arte”, capaci di parlare all’anima prima che al corpo, depositari non solo di profumi e aromi ma dello spirito stesso della vita.

Nella sua proprietà, la Cascina I Carpini, situata in località San Lorenzo, frazione del comune di Pozzol Groppo, egli porta avanti questa filosofia produttiva, conducendo con passione inestinguibile i vigneti aziendali. Un’ampia parcella di essi è destinata al Timorasso, varietà autoctona che, dopo un lungo oblio, è stata riscoperta negli anni Ottanta, diventando in pochi lustri la punta di diamante dell’intera Doc. Grazie alle proprie peculiarità agronomiche - contenuta vigoria vegetativa, elevata fertilità e maturazione precoce - questo vitigno si adatta bene anche nelle zone elevate, dove le forti escursioni termiche, che si verificano soprattutto nel periodo di maturazione delle uve, contribuiscono a incrementarne il patrimonio aromatico e l’acidità.

Convinto che “come accade per una poesia, anche per il vino d’Arte è spesso il titolo, il nome a fornire la chiave interpretativa di tutta l’opera”, Paolo Ghislandi ha chiamato il proprio Timorasso “Brezza d’estate”. Già dal primo approccio s’intende il motivo: al soffio di fresie e ginestre si intrecciano i profumi di succosi frutti estivi a polpa gialla, insieme a note zuccherine, quasi mellite, lasciate in eredità dalla leggera sovramaturazione cui sono sottoposti i grappoli. A rendere l’insieme più complesso, nel finale emergono sfumature di ardesia e silice. Naso senz’altro accattivante ma ancora di più il gusto, dove ritroviamo gli stessi aromi avvolti nel calore sprigionato dalla ricca dotazione alcolica (14%). Rinfresca il sorso l’ottimo supporto acido ma faremmo un torto a questo vino se non ponessimo l’accento soprattutto sulla spiccata mineralità, derivante dai terreni argilloso-calcarei su cui insistono le vigne e dalle falde acquifere termali che scorrono a pochi metri sotto la superficie. Il Brezza d’estate si presta a molti abbinamenti: ottimo con le tinche del Pianalto di Poirino, riesce a valorizzare le più disparate ricette a base di funghi e tartufi dei boschi tortonesi; ma forse è col Montébore, storico formaggio locale dalla tipica forma di torta nuziale, che riesce a esprimere il meglio di sé.






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