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 Press/Rassegna Stampa

  04  Febbraio 2014
Premio EcoFriendly

La Guida Vinibuoni d’Italia in collaborazione con Verallia premia l’azienda Cascina I Carpini per il suo impegno nella salvaguardia Ambientale


» Visualizza l'allegato: CASCINA I CARPINI.pdf



  06  Dicembre 2013
Storie del vino - Vignaioli Indipendenti – 2
Si continua con I Carpini, il Brezza d’Estate dai profumi ampi come un campo da calcio, la Barbera fresca e potente del Bruma d’Autunno, le bollicine del Chiaror sul Masso. Il Timorasso tra le mani di Paolo Carlo è un vino di alta levatura.

Il profumo del culatello mi ha colpito immediatamente, sarà che era ora di pranzo, così due barbera, quella de I Carpini e quella di Cascina Garitina, hanno accompagnato un paio di panini.
E poi via con lo Chardonnay di Armin Kobler, un vino profumato e sapido, pulitissimo, una entrée di gran classe per il mio primo FIVI, poi l’indomo sangiovese Riserva 2009 di Marta Valpiani.

Mi vede da lontano, grazie alla sua altezza, uno dei vignaioli che conosco bene, Stefano Papetti dell’azienda De Fermo, il banco pieno di appassionati del suo vino; ragazzi, se proprio devo dire, il suo Cerasuolo è un prodotto di gran classe. Bevetene, mi raccomando con moderazione, ma bevetene.
FIVI_4Si continua con I Carpini, il Brezza d’Estate dai profumi ampi come un campo da calcio, la Barbera fresca e potente del Bruma d’Autunno, le bollicine del Chiaror sul Masso. Il Timorasso tra le mani di Paolo Carlo è un vino di alta levatura.
Il Don Chisciotte di Pierluigi Zampaglione, Fiano in purezza, 2009 e 2011 sul banco e nel bicchiere ad erogare profumi di nocciole, di albicocche, di buccia d’arancia, una ventata d’estate a contrastare il tempo metereologico all’esterno del padiglione. Grande palato, ottima struttura e longevità da grande bianco.
Passo ancora al Piemonte, con le Barbera di Cascina Garitina, la FIVI_10classica Bricco Garitta, una rifermentata in bottiglia (Morinaccio), una da uve appassite (Rugiada). La bottiglia di Villalta senza solfiti aggiunti, mi è piaciuta, è una Barbera più dura, verde, l’acidità che fa capolino e che attende, un vino da lungo periodo.
Ed ancora, il pignoletto di Orsi, anche in versione col fondo, in equilibrio tra morbidezza e freschezza, mettere a tavola con praticamente qualunque cosa e bere, dissetarsi, godere della piacevolezza leggera di questo vino. Niente meditazioni, please.
Che dire poi dei vini della Val d’Aosta di Grosjean.
Una batteria della sua produzione con, a mio avviso, Fumin eFIVI_9 Torrette superiore bottiglie di gran classe, profumi erbacei e agrumati il primo, spezie rosse e nere il secondo. Merita una degustazione a parte, con più tempo per assaporarli tutti. Spero che presto, se Fabrizio Gallino si troverà a passare a Roma per presentare il suo libro Vino in Valle, si possa unire una serata di lettura con una serata di degustazioni.
FIVI_8Il finale è del Prosecco Colfondo Asolo DOCG di Bele Casel, e dove trova il tempo Luca Ferraro per fare un vino del genere, tra fiere e arrampicate in mountain bike, non riesco proprio a saperlo. Profumi, sapidità, freschezza, un vino che deve essere bevuto assolutamente in compagnia di buoni amici e di buon cibo.
Ne scordo alcuni, gli appunti dopo un po’ vanno a farsi benedire e giro tra i banchi per assaggiare, parlare, ascoltare.
Finisco con qualche acquisto, lo zaino è ben pieno di bottiglie ed ho una latta d’olio di Stefano.
Una fiera ben organizzata, comoda la navetta dalla stazione di Piacenza fino alla Fiera, discreto il libretto con le note sugli espositori.
Se proprio vogliam trovare il pelo nell’uovo, sarebbe stato simpatico trovare una tracollina e magari un guardaroba.
Alta la qualità dei vini presentati dai Vignaioli Indipendenti, senza disquisire di solfiti, naturalità o biodinamica; erano vini, fatti con serietà e con tanto lavoro e come tali presentati, ogni produttore come li sa e li vuole fare. Che è poi quel che conta davvero.




  18  Ottobre 2013
Bruno Boveri - Slow Food Piemonte - La Fine del Mondo
Io amo la barbera, è il mio vino, da sempre.

Sì, certo, il nebbiolo, il pinot noir, il merlot, il sangiovese. Grandi vitigni e grandi vini, indubbiamente.

Ma io amo la barbera. Ne avrò bevuto ettolitri, di tutti i tipi e di tutte le zone.

E infatti credevo di aver visto e provato tutto il provabile, e amato tutto, con qualche picco d’amore assoluto. Che altro ancora poteva dirmi di nuovo la barbera?

E poi un anno fa, durante Quater pass per Timurass, capito ai Carpini. Giro per la cantina, assaggio un quantità incredibile di vini buoni e molto particolari, poi Paolo mi versa sto vino nel bicchiere.

E qui il tempo si è fermato. Pensate a un film, a un fermo immagine: io in piedi col mio bicchiere in mano, con l’aria trasognata, in trance… Non so quanto sono rimasto così, senza parole, il naso invaso da profumi sempre più intensi, c’è tutto quello con cui di solito ti inebria la barbera, frutta rossa, ciliegie e fragole, marmellata, spezie, mineralità, ma tutto moltiplicato all’ennesima potenza.

E poi ne ho messo un sorso in bocca e di nuovo tutto è esploso, potenza e morbidezza, persistenza ed eleganza. Insomma, gioia assoluta per la più buona barbera mai bevuta, anzi, come direbbe Nietzche, la più buona “oltrelabarbera” mai bevuta. E davvero Paolo non poteva trovarle un nome più giusto: la fine del mondo…

Provatela e mi direte… ma fate attenzione, dà assuefazione… non potrete più farne a meno.
Io ho fatto un patto con Paolo: che tenga sempre da parte un magnum per me, non vorrei mai rischiare di non trovarla..

Bruno Boveri




  23  Settembre 2013
Ristora magazine - Cascina I Carpini, un angolo di paradiso incontaminato sui colli Tortonesi
Cascina I Carpini, un angolo di paradiso incontaminato sui colli Tortonesi

Cascina I Carpini, un angolo di paradiso incontaminato sui colli Tortonesi




  05  Settembre 2013
Guida Vini di Altissimo Ceto – Edizione 2013 – Piemonte – Barbera d’Asti e altre Barbere
Articolo a cura di Ivano Antonini. Curatore Guida dei Vini on-line by Altissimo Ceto e Referente regionale del Piemonte. Ritorniamo finalmente a parlare di questo nobile vitigno Piemontese. In questa prima parte parleremo di quelle prodotte nell’astigiano, nel Monferrato e non solo, con la consueta dovizia di particolari che caratterizzano le nostre recensioni. In questo articolo si parla di: Braida, Cascina Garitina, Cascina I Carpini, Cascina La Ghersa, Coppo, Elio Perrone, Enrico Togni, Icardi, Iuli, Forti del Vento, Marchesi Alfieri, Marchesi di Gresy, Merenda con Corvi, Poderi A. Bertelli, Prunotto, Scarpa.

Liberamente estratto dalla graduatoria :

86/100 – Colli Tortonesi Barbera Sup. Bruma d’Autunno Cascina I Carpini 2006 (Cat. C)
Altissimo Ceto

La Cascina i Carpini si trova a Pozzol Groppo in provincia di Alessandria, immersa nella landa dei colli Tortonesi. Anima aziendale e Paolo Carlo Ghislandi, persona attiva anche nel mondo del web, promotore assiduo della qualità dei vini che produce. Ci ha voluto mandare questa 2006 della sua Barbera di punta, per dare testimonianza della longevità che hanno i suoi vini e che quando raggiunge la giusta maturazione, esprime in maniera egregia il microclima da dove provengono. Prende il nome di Bruma d’Autunno proprio come espressione metaforica di questi luoghi quando si effettuano le vendemmie. Un vino che già dalle prime battute esprime dinamismo e agilità di beva, nonostante ci troviamo di fronte ad una struttura non indifferente e che mostra spessore e corpo. Naso di bellissima complessità che va dalle note di frutta matura a quelle più speziate e che passano da una sfumatura gradevole di fieno e paglia. Il palato segue il filo logico, coerente con quanto percepito all’olfatto. Voluminoso e ampio, con quel taglio acido-sapido che fa subito capolino e che ne allarga il ventaglio e prolunga il piacere, lasciando una scia che ritorna sul medesimo timbro aromatico e con tanta voglia di riassaggiarla.

84/100 – Colli Tortonesi Barbera Sup. Falò d’Ottobre Cascina I Carpini 2006 (Cat. B)

Il Falò d’Ottobre è un vino ottenuto principalmente da uve Barbera, con una piccola aggiunta di Freisa di Chieri e Cabernet Sauvignon. Le uve provengono dal vigneto Camilla situato nel comune di Pozzol Groppo in provincia di Alessandria. Il vino è vestito di colore granato profondo e cupo nelle sfumature. Naso ricco di frutta in confettura e note di incenso, lieve sfumatura erbacea ad accompagnare un bagaglio olfattivo che chiude sul pepe in grani. Palato vivo, avvolgente e sinuoso. Buona la personalità anche se, sul finale, la scia post aromatica rimane un po’ flebile rispetto a quanto percepita al naso.

82/100 – Colli Tortonesi Barbera Sette Zolle Cascina I Carpini 2008 (Cat. A)

Vino adatto se siete alla ricerca di una Barbera più spensierata e dal carattere giovanile. L’aggiunta di Croatina e Cabernet Sauvignon gli danno quel pizzico di complessità in più ed una maggiore incisività al palato. Un vino… per tutti.




  09  Agosto 2013
Adriano Salvi,
I Colli Tortonesi si trovano al crocevia di quattro regioni : Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. Facili da raggiungere grazie agli importanti nodi autostradali che interessano Tortona (l’antica Derthona romana), possono vantare una storia secolare per la vite e il vino e in anni più recenti un gruppo di aziende agricole si è messo in evidenza sul mercato nazionale ed estero, puntando con ottimi risultati alla qualità.

Tra i vini da me prediletti, fin da quando era sconosciuto ai più, ancora all’inizio degli anni ’90, c’è il Timorasso, vino bianco da vitigno autoctono che rischiava di scomparire e sarebbe stato un vero peccato.
Ancora oggi non è un vino da grandi numeri, si può dire tranquillamente che è raro, anche se la sua superficie vitata è aumentata, ma possiede delle caratteristiche, tra le quali una longevità stupefacente per un bianco, che lo rendono un grande vino non solo a livello piemontese ma nazionale, dote non di poco conto in una regione come la nostra di celebri rossi.
Vista la mia passione per il Timorasso, sono stato subito attirato dalla scoperta del primo spumante ottenuto dalle sue uve, questo “Chiaror sul Masso” che, lo confesso, mi ha anche colpito nel nome ispirato ai versi di un poeta da me molto amato.
"Spandea il suo chiaror per ogni banda la sorella del sole e fea d'argento gli arbori ch'a quel loco eran ghirlanda"
(Giacomo Leopardi - Cantica 1816)
Si tratta con ogni probabilità dell’unico o uno dei rari esempi di spumante realizzato con uve mature e vino invecchiato, per questo motivo ha un aroma pieno e maturo che si presta a qualsiasi occasione di consumo. L’ho anche provato “a tutto pasto” in una calda giornata estiva, con piena soddisfazione.
Classificabile come Spumante Brut, è prodotto senza alcuna fretta e con molta cura e numeri limitati (6.500 bottiglie per questo millesimo). La vendemmia avviene con raccolta leggermente anticipata e maturazione fenologica ottimale.
La fermentazione prevede una macerazione prefermentativa a freddo- Pie di cuve, fermentazione lenta a bassa temperatura.
Segue una lenta evoluzione in acciaio, con sedimentazione naturale a bassa temperatura per 18 mesi.
Le bottiglie vengono messe in commercio solo dopo 24 mesi dalla prima vendemmia.

Chiaror sul Masso, si presenta a metà fra un paglierino intenso e un dorato limpido, brillante
Le bollicine di questa annata sono fini, la spuma è ricca e profumata
Al naso sentori di lievito e pane lasciano spazio alle note tipiche minerali del vitigno accompagnate da frutto e leggero fiore
In bocca è decisamente equilibrato, fresco ed al contempo sapido, nuovamente minerale, persistente, con frutta matura ed evoluta
Paolo Carlo Ghislandi, è uno di quei vignaioli entusiasti del proprio lavoro che da sempre attirano la mia attenzione per creatività e ingegno. Un personaggio che vale la pena conoscere.
Le vigne della sua Cascina "I Carpini" si estendono contigue nella frazione di San Lorenzo nel Comune di Pozzol Groppo e vengono coltivate con grande attenzione per l’ambiente.
Ghislandi ha voluto tradurre le sensazioni organolettiche delle sue uve in colori per disegnare le etichette, scegliendo ogni nome in relazione all'identità di ciascun vino e di ciascuna vigna.
Tra questi citiamo il sontuoso “Brezza d’Estate” Colli Tortonesi Timorasso Doc, “Bruma d’Autunno” e “Falò d’Ottobre” entrambe Colli Tortonesi Barbera doc di bella personalità e “Rugiada del Mattino”, Colli Tortonesi Bianco doc di grande e sapida freschezza.
Come ricorda giustamente lo stesso produttore, sono vini eleganti, fini e complessi allo stesso tempo e si prestano all'invecchiamento in bottiglia, a secondo della temperatura di servizio sono capaci di esprimere sensazioni molto diverse.. tutte da scoprire.
Di prossima apertura in sede AGRICANTINA , una sala degustazione con possibilità di assaggio vini, visita guidata della cantina e delle vigne e spazio SPA per benessere e relax.




  07  Agosto 2013
Rinaldo Marcaccio - Avvinatore Bloggato - Brezza d'Estate 2008
Colli Tortonesi Timorasso doc Brezza d'Estate '08 di Cascina i Carpini

Per trovare refrigerio dal caldo torrido di questa prima decade d'agosto, nulla di meglio di una bella "Brezza d'Estate" proveniente direttamente dall'areale collinare sud-orientale piemontese.
Tentativo oggettivamente ed inevitabilmente velleitario, stante l'impertinenza del meteo agostano.
Viceversa assai proficuo per ciò che concerne il dato concreto dell'analisi gustativa e della capacità di tenuta di questo vino raro, rimasto sostanzialmente integro a distanza di 5 anni dalla vendemmia.
Il bel colore giallo paglia piuttosto carico, tendente al dorato, da la sensazione visiva del vino giunto a maturità.
Anche al naso le evidenze prevalenti sono quelle di gherigli di noce, agrume candito, nocciola, accenni idrocarburici, sfumature ossidative, che testimoniano un'evoluzione ormai a buon punto.
Quadro olfattivo intenso; integrato da frutto esotico e note vegetali di cetriolo, che compensano le impressioni più mature emerse in prima battuta.
Al gusto procede in piena continuità; laddove però, mineralità e freschezza tendono ora a sovrastare le parti morbide e la carica d'estratti, messe più in evidenza dalla precedente fase.
Nel complesso appare ancora vitale, per nulla seduto o appesantito dal tempo.
Forse col solo limite di un grip di persistenza non infinito.
Degustato in due step successivi a distanza di 24 ore l'uno dall'altro, mantiene sostanzialmente inalterato il quadro organolettico.

- bottiglia n° 310 delle 1.123 prodotte nell'annata -

Ottenuto da uva Timorasso: una delle oltre 650 varietà che fanno della bio-diversità ampelografica italiana, una ricchezza inestimabile e unica al mondo.

Vitigno difficile il Timorasso: sensibile alle variazioni climatiche, soggetto ad acinellatura.
Diffuso e ultimamente rivalorizzato da parte dei viticoltori locali, in un ambito territoriale estremamente circoscritto, corrispondente alla parte sud-orientale della regione Piemonte, nei pressi del confine lombardo-ligure.




  09  Luglio 2013
Isabella Monguzzi - Di testa e di Gola - Raduno dei Sovversivi del Gusto
L’anarchia del cibo. I Sovversivi del Gusto.

Domenica 07 luglio 2013.
MANERBA DEL GARDA (BS) – 8° Raduno dei Sovversivi del Gusto.
Un mese fa, il mio amico Giustino Catalano, fondatore, promotore e autore del nostro gruppo Di testa e di gola, mi ha fatto conoscere Adriano Liloni, fondatore promotore di questa manifestazione. Per farla breve, sono stata invitata e, seguendo il motto “ogni lasciata è persa”, sono andata all’incontro, con mio marito (sempre pronto a sostenermi nelle mie avventure, Alessio, ….lo faranno santo!!!).
Dovevo capire subito che non sarebbe stata una giornata ed una cittadina normale quando, costeggiando il lungo lago ho visto il “Generale Lee” di Hazzard, un bolide che, per quelli della mia generazione è un’icona, e neppure quando ho visto un ragazzo che andava in spiaggia con il suo materassino “speciale”, una bambola erotica gonfiata alla perfezione, la quale mi ammiccava attraverso il finestrino!!!! I segnali c’erano, ma come ho avuto modo di dire spesso, sono imbranata fino all’eccesso!!!
La location era in un agriturismo in collina, che si chiama La Filanda, via del Melograno 35, Manerba (BS). Quando siamo entrati nel parco, nel silenzio rotto solo da grilli e cicale, abbiamo pensato di aver sbagliato indirizzo. C’è una pace quasi innaturale…. Eppure all’ingresso ho visto la locandina della manifestazione…. Avranno spostato l’evento? Verrà svolto in un’altra data? Mah!!!! Ecco!!! Lì, a 50 metri, c’è un tavolino, dei bicchieri e delle persone che accolgono gli avventori.
Ci avviciniamo, ci fanno la ricevuta d’ingresso, €. 15,00 + €. 5,00 per il pranzo – un piatto con due primi ed un contorno di pomodori, formaggio, insalata verde, rucola con noci e zucchero di canna integrale e formaggio di Patrizia Vanelli ed una bottiglia d’acqua – cosè? Uno scherzo? Vengo da Milano, dove solo il coperto costa 5 euro – (si potrà assaggiare quanto e più aggrada senza ulteriore spesa) e ci consegnano il Kit, sacca porta bicchiere e calice; svoltiamo l’angolo e ci sembra di essere in quei film dove tolgono il velo dalla telecamera e ti trovi in un’altra dimensione e luogo (avete presente il film Mediterraneo, quando i soldati scoprono che l’isola greca è abitata? Uguale!!!)
Vorrei riuscire a raccontarvi gli odori i sapori e la cacofonia che ho conosciuto io in questa splendida giornata, ma non è facile e mi scuso fin da ora, se non ci dovessi riuscire!!!
Sotto il portico di questa corte restaurata magnificamente, ci sono due file di tavoli imbanditi di ogni ben di Dio, ed i sovversivi sono lì ad accoglierti, coccolarti, viziarti,….tentarti con le loro leccornie.
C’è Patrizia dell’Azienda Le Ramate con dei formaggi di latte di pecora non pastorizzati paradisiaci, la salumeria DHO Giuseppe con delle piadine calde da capogiro, la Cascina Belmonte che promuove un nettare d’uva – 0 % alcool buonissimo (ne berresti ad oltranza), l’Azienda Vitivinicola Mariotti col suo Fortana dell’Emilia Frizzante, l’Orto del Pian del Bosco – azienda di prodotti biologici, Cortefusia nata nel 2010 e gestita da due ragazzi giovani e pronti ad accettare i sacrifici che una vigna ti richiede, La Romagnola Bio e la sua pasta biologica nonché delle prugne selvatiche dolcissime, Giorgio Tonti che ti trasmette la sua passione per l’olio e ti insegna a degustarlo, Paolo e sua moglie che si contendono il banco uno con i vini “I Carpini” e l’altra con l’olio “Il Brolo” e che giocano in casa visto che sono ad un tiro di schioppo dal raduno…. E poi ci sono due elementi da sbarco, come si dice dalle mie parti: Daniele Marziali, del Forno Marziali – “ R.esistenza enogastronomica di Romagna” (non è un errore, si scrive così!) che non sta al suo banco, ma gira per la manifestazione con la sua crema “enoerotica” a base di sangiovese!!! Mentre lui girovagava io mi sono gustata una bel pezzo di Bustreng al sangiovese, un tortino che non sto a raccontare in questo articolo, perché occuperebbe troppo spazio solo lui; e il mitico Adriano Liloni, che non trovi mai ma che, come il diavolo della Tasmania passa da tutti, coordinando ed organizzando (da buon ristoratore la sua preoccupazione è che tutti siano contenti e soddisfatti, prima di correre in cucina a preparare la sua spettacolare insalata).
Avrò senza dubbio dimenticato qualcuno e me ne scuso, ma non ero preparata alla calda accoglienza ricevuta ed è stata una giornata impegnativa anche per me!!!
Tutte queste persone, sono piccoli e medi produttori che trasmettono la propria passione, conoscenza e gioia di stare uniti… state pur certi che non troverete i loro prodotti nei supermercati e nella grande distribuzione, non rinunciano all’alta qualità per “ghettizzarsi”, amano mangiare e bere bene e sano.
Finita la giornata sono tutti stanchi e stravolti, questa grande famiglia, ma c’è la voglia di stare ancora insieme ed allora via!!! Anche io e Alessio!!! Tutti a mangiare insieme (ancora?????) al Pegaso, il ristorante di Adriano, dove un antipasto ed un primo eccezionali, fanno da cornice a questa splendida giornata!!! …. Ma questa è un’altra storia…. E dovrò ritornarci, al Pegaso, più lucida e pronta per un altro Tour de Force!!!!
Grazie nuovi amici!!!
di Isabella Monguzzi




  27  Giugno 2013
Gli Amici del Bar - Luigi Fracchia - La rivincita del sig. Martinotti
La rivincita del signor Martinotti. Bollicine, caprini e sottoli. Ho quasi pudore nello scoprire che una tecnologia ultimamente un po’ bistrattata come quella delle autoclavi (perché è energivora e poi perché il must è la rifermentazione in bottiglia), possa, se ben gestita, dar vita a vini decisamente interessanti. In alcuni testi di enologia (un po’ agè) avevo letto del metodo Martinotti lungo ma non avevo mai assaggiato niente che avesse subito una lavorazione del genere (permanenza in autoclave per più mesi al fine di rendere la presa di spuma più fine e far maturare il vino sulle fecce).

Il metodo Martinotti lungo è una follia economico gestionale perché tiene occupate per mesi delle autoclavi costose che possono essere utilizzate a forte rotazione (venti/trenta giorni) per produrre vini frizzanti.
Ebbene in un sol colpo a Vinissage ne ho assaggiati due, questa è fortuna non pensate?
In verità conoscevo entrambe i vini e entrambe i produttori ma mi era sfuggita la tecnica di produzione e il rapporto che essa ha con i risultati organolettici.
Il primo è un Durello l’”Omomorto” (non toccatevi mentre leggete) di Stefano Menti in quel di Gambellara (VI) che sta dodici mesi in autoclave con batonage.
Il secondo è un frizzante di uve Timorasso il “Chiaror sul masso” di Cascina Carpini alias Paolo Carlo Ghislandi. In quel di Pozzol Groppo (AL) che passa dieci mesi in autoclave.
I vini sono esattamente come chi li produce verticale, fresco, sapidissimo, timido direi, il Durello.
Aperto, cremoso e leggermente opulento il Timorasso che ricorda certi Cremant du Jura.
Per entrambe è encomiabile la finezza delle bollicine e l’equilibrio generale della presa di spuma che esalta questi vini tutto sommato semplici ma non banali.



Entrambe sono ciò che io intendo per vini gastronomici, si esaltano con i cibi, prova ne è stata la colazione annaffiata dal Durello a base di pane, sottoli, olive e pollo organizzata da Marco de La Baita e l’aperitivo a casa con il “primo amore” formaggio caprino fresco di Patrizia Vannelli*
Kampai

Luigi

*una porzione residua di quel caprino, dopo due settimane di affinamento in frigorifero ha sviluppato sotto la crosta una proteolisi da manuale ed io ho aperto un altro Omomorto!

Ps
Vini da berne a secchi! Dite loro che li imbottiglino almeno in Magnum.




  21  Giugno 2013
storiedelvino.com - Terroir Vino 2012 - appunti di degustazione
Iniziamo da Cascina I Carpini, con Paolo Carlo che rispondeva contemporaneamente a tre persone, versava un bianco, spiegava un rosso, rispondeva al telefono e intanto annusava la grappa. Sarà stata questa che gli dava quest’energia, chissà.

Il Brezza d’Estate 2010, un timorasso che ti stende, dai profumi prima lievi e poi potenti, intensi. Freschezza e sapidità sono in grande equilibrio, ma si sente che il vino sta ancora evolvendo, vivo, andando verso una maturazione lunga. Finale intenso e persistente, vi consiglio di tenerne una bottiglia da bere adesso ed almeno un’altra da assaggiare tra, diciamo cinque anni. Se riuscite a non stapparla, cioè.

Il Bruma d’Autunno 2007, da vigne di barbera del 1926, meriterebbe altro contesto di degustazione, qualche attimo in più per essere apprezzato. Gli ci vuole un po’ prima di aprirsi al naso e fare in modo che gli aromi lievemente ferrosi lascino spazio alla ciliegia, alle spezie come il pepe rosso, ai profumi più scuri e maturi di cacao e tabacco. Alla bocca la morbidezza e levigatezza del vitigno sono equilibrate dalla freschezza, così che il tannino si posi sul palato rivelando tutta la loro rotondità.






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