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 Press/Rassegna Stampa

  05  Settembre 2013
Guida Vini di Altissimo Ceto – Edizione 2013 – Piemonte – Barbera d’Asti e altre Barbere
Articolo a cura di Ivano Antonini. Curatore Guida dei Vini on-line by Altissimo Ceto e Referente regionale del Piemonte. Ritorniamo finalmente a parlare di questo nobile vitigno Piemontese. In questa prima parte parleremo di quelle prodotte nell’astigiano, nel Monferrato e non solo, con la consueta dovizia di particolari che caratterizzano le nostre recensioni. In questo articolo si parla di: Braida, Cascina Garitina, Cascina I Carpini, Cascina La Ghersa, Coppo, Elio Perrone, Enrico Togni, Icardi, Iuli, Forti del Vento, Marchesi Alfieri, Marchesi di Gresy, Merenda con Corvi, Poderi A. Bertelli, Prunotto, Scarpa.

Liberamente estratto dalla graduatoria :

86/100 – Colli Tortonesi Barbera Sup. Bruma d’Autunno Cascina I Carpini 2006 (Cat. C)
Altissimo Ceto

La Cascina i Carpini si trova a Pozzol Groppo in provincia di Alessandria, immersa nella landa dei colli Tortonesi. Anima aziendale e Paolo Carlo Ghislandi, persona attiva anche nel mondo del web, promotore assiduo della qualità dei vini che produce. Ci ha voluto mandare questa 2006 della sua Barbera di punta, per dare testimonianza della longevità che hanno i suoi vini e che quando raggiunge la giusta maturazione, esprime in maniera egregia il microclima da dove provengono. Prende il nome di Bruma d’Autunno proprio come espressione metaforica di questi luoghi quando si effettuano le vendemmie. Un vino che già dalle prime battute esprime dinamismo e agilità di beva, nonostante ci troviamo di fronte ad una struttura non indifferente e che mostra spessore e corpo. Naso di bellissima complessità che va dalle note di frutta matura a quelle più speziate e che passano da una sfumatura gradevole di fieno e paglia. Il palato segue il filo logico, coerente con quanto percepito all’olfatto. Voluminoso e ampio, con quel taglio acido-sapido che fa subito capolino e che ne allarga il ventaglio e prolunga il piacere, lasciando una scia che ritorna sul medesimo timbro aromatico e con tanta voglia di riassaggiarla.

84/100 – Colli Tortonesi Barbera Sup. Falò d’Ottobre Cascina I Carpini 2006 (Cat. B)

Il Falò d’Ottobre è un vino ottenuto principalmente da uve Barbera, con una piccola aggiunta di Freisa di Chieri e Cabernet Sauvignon. Le uve provengono dal vigneto Camilla situato nel comune di Pozzol Groppo in provincia di Alessandria. Il vino è vestito di colore granato profondo e cupo nelle sfumature. Naso ricco di frutta in confettura e note di incenso, lieve sfumatura erbacea ad accompagnare un bagaglio olfattivo che chiude sul pepe in grani. Palato vivo, avvolgente e sinuoso. Buona la personalità anche se, sul finale, la scia post aromatica rimane un po’ flebile rispetto a quanto percepita al naso.

82/100 – Colli Tortonesi Barbera Sette Zolle Cascina I Carpini 2008 (Cat. A)

Vino adatto se siete alla ricerca di una Barbera più spensierata e dal carattere giovanile. L’aggiunta di Croatina e Cabernet Sauvignon gli danno quel pizzico di complessità in più ed una maggiore incisività al palato. Un vino… per tutti.




  09  Agosto 2013
Adriano Salvi,
I Colli Tortonesi si trovano al crocevia di quattro regioni : Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. Facili da raggiungere grazie agli importanti nodi autostradali che interessano Tortona (l’antica Derthona romana), possono vantare una storia secolare per la vite e il vino e in anni più recenti un gruppo di aziende agricole si è messo in evidenza sul mercato nazionale ed estero, puntando con ottimi risultati alla qualità.

Tra i vini da me prediletti, fin da quando era sconosciuto ai più, ancora all’inizio degli anni ’90, c’è il Timorasso, vino bianco da vitigno autoctono che rischiava di scomparire e sarebbe stato un vero peccato.
Ancora oggi non è un vino da grandi numeri, si può dire tranquillamente che è raro, anche se la sua superficie vitata è aumentata, ma possiede delle caratteristiche, tra le quali una longevità stupefacente per un bianco, che lo rendono un grande vino non solo a livello piemontese ma nazionale, dote non di poco conto in una regione come la nostra di celebri rossi.
Vista la mia passione per il Timorasso, sono stato subito attirato dalla scoperta del primo spumante ottenuto dalle sue uve, questo “Chiaror sul Masso” che, lo confesso, mi ha anche colpito nel nome ispirato ai versi di un poeta da me molto amato.
"Spandea il suo chiaror per ogni banda la sorella del sole e fea d'argento gli arbori ch'a quel loco eran ghirlanda"
(Giacomo Leopardi - Cantica 1816)
Si tratta con ogni probabilità dell’unico o uno dei rari esempi di spumante realizzato con uve mature e vino invecchiato, per questo motivo ha un aroma pieno e maturo che si presta a qualsiasi occasione di consumo. L’ho anche provato “a tutto pasto” in una calda giornata estiva, con piena soddisfazione.
Classificabile come Spumante Brut, è prodotto senza alcuna fretta e con molta cura e numeri limitati (6.500 bottiglie per questo millesimo). La vendemmia avviene con raccolta leggermente anticipata e maturazione fenologica ottimale.
La fermentazione prevede una macerazione prefermentativa a freddo- Pie di cuve, fermentazione lenta a bassa temperatura.
Segue una lenta evoluzione in acciaio, con sedimentazione naturale a bassa temperatura per 18 mesi.
Le bottiglie vengono messe in commercio solo dopo 24 mesi dalla prima vendemmia.

Chiaror sul Masso, si presenta a metà fra un paglierino intenso e un dorato limpido, brillante
Le bollicine di questa annata sono fini, la spuma è ricca e profumata
Al naso sentori di lievito e pane lasciano spazio alle note tipiche minerali del vitigno accompagnate da frutto e leggero fiore
In bocca è decisamente equilibrato, fresco ed al contempo sapido, nuovamente minerale, persistente, con frutta matura ed evoluta
Paolo Carlo Ghislandi, è uno di quei vignaioli entusiasti del proprio lavoro che da sempre attirano la mia attenzione per creatività e ingegno. Un personaggio che vale la pena conoscere.
Le vigne della sua Cascina "I Carpini" si estendono contigue nella frazione di San Lorenzo nel Comune di Pozzol Groppo e vengono coltivate con grande attenzione per l’ambiente.
Ghislandi ha voluto tradurre le sensazioni organolettiche delle sue uve in colori per disegnare le etichette, scegliendo ogni nome in relazione all'identità di ciascun vino e di ciascuna vigna.
Tra questi citiamo il sontuoso “Brezza d’Estate” Colli Tortonesi Timorasso Doc, “Bruma d’Autunno” e “Falò d’Ottobre” entrambe Colli Tortonesi Barbera doc di bella personalità e “Rugiada del Mattino”, Colli Tortonesi Bianco doc di grande e sapida freschezza.
Come ricorda giustamente lo stesso produttore, sono vini eleganti, fini e complessi allo stesso tempo e si prestano all'invecchiamento in bottiglia, a secondo della temperatura di servizio sono capaci di esprimere sensazioni molto diverse.. tutte da scoprire.
Di prossima apertura in sede AGRICANTINA , una sala degustazione con possibilità di assaggio vini, visita guidata della cantina e delle vigne e spazio SPA per benessere e relax.




  07  Agosto 2013
Rinaldo Marcaccio - Avvinatore Bloggato - Brezza d'Estate 2008
Colli Tortonesi Timorasso doc Brezza d'Estate '08 di Cascina i Carpini

Per trovare refrigerio dal caldo torrido di questa prima decade d'agosto, nulla di meglio di una bella "Brezza d'Estate" proveniente direttamente dall'areale collinare sud-orientale piemontese.
Tentativo oggettivamente ed inevitabilmente velleitario, stante l'impertinenza del meteo agostano.
Viceversa assai proficuo per ciò che concerne il dato concreto dell'analisi gustativa e della capacità di tenuta di questo vino raro, rimasto sostanzialmente integro a distanza di 5 anni dalla vendemmia.
Il bel colore giallo paglia piuttosto carico, tendente al dorato, da la sensazione visiva del vino giunto a maturità.
Anche al naso le evidenze prevalenti sono quelle di gherigli di noce, agrume candito, nocciola, accenni idrocarburici, sfumature ossidative, che testimoniano un'evoluzione ormai a buon punto.
Quadro olfattivo intenso; integrato da frutto esotico e note vegetali di cetriolo, che compensano le impressioni più mature emerse in prima battuta.
Al gusto procede in piena continuità; laddove però, mineralità e freschezza tendono ora a sovrastare le parti morbide e la carica d'estratti, messe più in evidenza dalla precedente fase.
Nel complesso appare ancora vitale, per nulla seduto o appesantito dal tempo.
Forse col solo limite di un grip di persistenza non infinito.
Degustato in due step successivi a distanza di 24 ore l'uno dall'altro, mantiene sostanzialmente inalterato il quadro organolettico.

- bottiglia n° 310 delle 1.123 prodotte nell'annata -

Ottenuto da uva Timorasso: una delle oltre 650 varietà che fanno della bio-diversità ampelografica italiana, una ricchezza inestimabile e unica al mondo.

Vitigno difficile il Timorasso: sensibile alle variazioni climatiche, soggetto ad acinellatura.
Diffuso e ultimamente rivalorizzato da parte dei viticoltori locali, in un ambito territoriale estremamente circoscritto, corrispondente alla parte sud-orientale della regione Piemonte, nei pressi del confine lombardo-ligure.




  09  Luglio 2013
Isabella Monguzzi - Di testa e di Gola - Raduno dei Sovversivi del Gusto
L’anarchia del cibo. I Sovversivi del Gusto.

Domenica 07 luglio 2013.
MANERBA DEL GARDA (BS) – 8° Raduno dei Sovversivi del Gusto.
Un mese fa, il mio amico Giustino Catalano, fondatore, promotore e autore del nostro gruppo Di testa e di gola, mi ha fatto conoscere Adriano Liloni, fondatore promotore di questa manifestazione. Per farla breve, sono stata invitata e, seguendo il motto “ogni lasciata è persa”, sono andata all’incontro, con mio marito (sempre pronto a sostenermi nelle mie avventure, Alessio, ….lo faranno santo!!!).
Dovevo capire subito che non sarebbe stata una giornata ed una cittadina normale quando, costeggiando il lungo lago ho visto il “Generale Lee” di Hazzard, un bolide che, per quelli della mia generazione è un’icona, e neppure quando ho visto un ragazzo che andava in spiaggia con il suo materassino “speciale”, una bambola erotica gonfiata alla perfezione, la quale mi ammiccava attraverso il finestrino!!!! I segnali c’erano, ma come ho avuto modo di dire spesso, sono imbranata fino all’eccesso!!!
La location era in un agriturismo in collina, che si chiama La Filanda, via del Melograno 35, Manerba (BS). Quando siamo entrati nel parco, nel silenzio rotto solo da grilli e cicale, abbiamo pensato di aver sbagliato indirizzo. C’è una pace quasi innaturale…. Eppure all’ingresso ho visto la locandina della manifestazione…. Avranno spostato l’evento? Verrà svolto in un’altra data? Mah!!!! Ecco!!! Lì, a 50 metri, c’è un tavolino, dei bicchieri e delle persone che accolgono gli avventori.
Ci avviciniamo, ci fanno la ricevuta d’ingresso, €. 15,00 + €. 5,00 per il pranzo – un piatto con due primi ed un contorno di pomodori, formaggio, insalata verde, rucola con noci e zucchero di canna integrale e formaggio di Patrizia Vanelli ed una bottiglia d’acqua – cosè? Uno scherzo? Vengo da Milano, dove solo il coperto costa 5 euro – (si potrà assaggiare quanto e più aggrada senza ulteriore spesa) e ci consegnano il Kit, sacca porta bicchiere e calice; svoltiamo l’angolo e ci sembra di essere in quei film dove tolgono il velo dalla telecamera e ti trovi in un’altra dimensione e luogo (avete presente il film Mediterraneo, quando i soldati scoprono che l’isola greca è abitata? Uguale!!!)
Vorrei riuscire a raccontarvi gli odori i sapori e la cacofonia che ho conosciuto io in questa splendida giornata, ma non è facile e mi scuso fin da ora, se non ci dovessi riuscire!!!
Sotto il portico di questa corte restaurata magnificamente, ci sono due file di tavoli imbanditi di ogni ben di Dio, ed i sovversivi sono lì ad accoglierti, coccolarti, viziarti,….tentarti con le loro leccornie.
C’è Patrizia dell’Azienda Le Ramate con dei formaggi di latte di pecora non pastorizzati paradisiaci, la salumeria DHO Giuseppe con delle piadine calde da capogiro, la Cascina Belmonte che promuove un nettare d’uva – 0 % alcool buonissimo (ne berresti ad oltranza), l’Azienda Vitivinicola Mariotti col suo Fortana dell’Emilia Frizzante, l’Orto del Pian del Bosco – azienda di prodotti biologici, Cortefusia nata nel 2010 e gestita da due ragazzi giovani e pronti ad accettare i sacrifici che una vigna ti richiede, La Romagnola Bio e la sua pasta biologica nonché delle prugne selvatiche dolcissime, Giorgio Tonti che ti trasmette la sua passione per l’olio e ti insegna a degustarlo, Paolo e sua moglie che si contendono il banco uno con i vini “I Carpini” e l’altra con l’olio “Il Brolo” e che giocano in casa visto che sono ad un tiro di schioppo dal raduno…. E poi ci sono due elementi da sbarco, come si dice dalle mie parti: Daniele Marziali, del Forno Marziali – “ R.esistenza enogastronomica di Romagna” (non è un errore, si scrive così!) che non sta al suo banco, ma gira per la manifestazione con la sua crema “enoerotica” a base di sangiovese!!! Mentre lui girovagava io mi sono gustata una bel pezzo di Bustreng al sangiovese, un tortino che non sto a raccontare in questo articolo, perché occuperebbe troppo spazio solo lui; e il mitico Adriano Liloni, che non trovi mai ma che, come il diavolo della Tasmania passa da tutti, coordinando ed organizzando (da buon ristoratore la sua preoccupazione è che tutti siano contenti e soddisfatti, prima di correre in cucina a preparare la sua spettacolare insalata).
Avrò senza dubbio dimenticato qualcuno e me ne scuso, ma non ero preparata alla calda accoglienza ricevuta ed è stata una giornata impegnativa anche per me!!!
Tutte queste persone, sono piccoli e medi produttori che trasmettono la propria passione, conoscenza e gioia di stare uniti… state pur certi che non troverete i loro prodotti nei supermercati e nella grande distribuzione, non rinunciano all’alta qualità per “ghettizzarsi”, amano mangiare e bere bene e sano.
Finita la giornata sono tutti stanchi e stravolti, questa grande famiglia, ma c’è la voglia di stare ancora insieme ed allora via!!! Anche io e Alessio!!! Tutti a mangiare insieme (ancora?????) al Pegaso, il ristorante di Adriano, dove un antipasto ed un primo eccezionali, fanno da cornice a questa splendida giornata!!! …. Ma questa è un’altra storia…. E dovrò ritornarci, al Pegaso, più lucida e pronta per un altro Tour de Force!!!!
Grazie nuovi amici!!!
di Isabella Monguzzi




  27  Giugno 2013
Gli Amici del Bar - Luigi Fracchia - La rivincita del sig. Martinotti
La rivincita del signor Martinotti. Bollicine, caprini e sottoli. Ho quasi pudore nello scoprire che una tecnologia ultimamente un po’ bistrattata come quella delle autoclavi (perché è energivora e poi perché il must è la rifermentazione in bottiglia), possa, se ben gestita, dar vita a vini decisamente interessanti. In alcuni testi di enologia (un po’ agè) avevo letto del metodo Martinotti lungo ma non avevo mai assaggiato niente che avesse subito una lavorazione del genere (permanenza in autoclave per più mesi al fine di rendere la presa di spuma più fine e far maturare il vino sulle fecce).

Il metodo Martinotti lungo è una follia economico gestionale perché tiene occupate per mesi delle autoclavi costose che possono essere utilizzate a forte rotazione (venti/trenta giorni) per produrre vini frizzanti.
Ebbene in un sol colpo a Vinissage ne ho assaggiati due, questa è fortuna non pensate?
In verità conoscevo entrambe i vini e entrambe i produttori ma mi era sfuggita la tecnica di produzione e il rapporto che essa ha con i risultati organolettici.
Il primo è un Durello l’”Omomorto” (non toccatevi mentre leggete) di Stefano Menti in quel di Gambellara (VI) che sta dodici mesi in autoclave con batonage.
Il secondo è un frizzante di uve Timorasso il “Chiaror sul masso” di Cascina Carpini alias Paolo Carlo Ghislandi. In quel di Pozzol Groppo (AL) che passa dieci mesi in autoclave.
I vini sono esattamente come chi li produce verticale, fresco, sapidissimo, timido direi, il Durello.
Aperto, cremoso e leggermente opulento il Timorasso che ricorda certi Cremant du Jura.
Per entrambe è encomiabile la finezza delle bollicine e l’equilibrio generale della presa di spuma che esalta questi vini tutto sommato semplici ma non banali.



Entrambe sono ciò che io intendo per vini gastronomici, si esaltano con i cibi, prova ne è stata la colazione annaffiata dal Durello a base di pane, sottoli, olive e pollo organizzata da Marco de La Baita e l’aperitivo a casa con il “primo amore” formaggio caprino fresco di Patrizia Vannelli*
Kampai

Luigi

*una porzione residua di quel caprino, dopo due settimane di affinamento in frigorifero ha sviluppato sotto la crosta una proteolisi da manuale ed io ho aperto un altro Omomorto!

Ps
Vini da berne a secchi! Dite loro che li imbottiglino almeno in Magnum.




  21  Giugno 2013
storiedelvino.com - Terroir Vino 2012 - appunti di degustazione
Iniziamo da Cascina I Carpini, con Paolo Carlo che rispondeva contemporaneamente a tre persone, versava un bianco, spiegava un rosso, rispondeva al telefono e intanto annusava la grappa. Sarà stata questa che gli dava quest’energia, chissà.

Il Brezza d’Estate 2010, un timorasso che ti stende, dai profumi prima lievi e poi potenti, intensi. Freschezza e sapidità sono in grande equilibrio, ma si sente che il vino sta ancora evolvendo, vivo, andando verso una maturazione lunga. Finale intenso e persistente, vi consiglio di tenerne una bottiglia da bere adesso ed almeno un’altra da assaggiare tra, diciamo cinque anni. Se riuscite a non stapparla, cioè.

Il Bruma d’Autunno 2007, da vigne di barbera del 1926, meriterebbe altro contesto di degustazione, qualche attimo in più per essere apprezzato. Gli ci vuole un po’ prima di aprirsi al naso e fare in modo che gli aromi lievemente ferrosi lascino spazio alla ciliegia, alle spezie come il pepe rosso, ai profumi più scuri e maturi di cacao e tabacco. Alla bocca la morbidezza e levigatezza del vitigno sono equilibrate dalla freschezza, così che il tannino si posi sul palato rivelando tutta la loro rotondità.




  13  Giugno 2013
Il Timorasso, grande bianco del Piemonte
In Piemonte non ci sono solo i grandi vini rossi. Il sorprendente Timorasso: non solo i Vigneti Massa, ma anche uno spumante brut e un vino Timorasso biologico Derthona. Scritto da Redazione Italiasquisitawine il 13 giugno 2013

Pensiamo a una rarità vinicola, a una produzione minuscola e valorosa, scaviamo nei ricordi ed ecco che riaffiora il Timorasso, vitigno a bacca bianca autoctono nel comprensorio tortonese. Una storia secolare la sua, le cui origini risalgono al Medioevo e che è stato preservato nel corso degli anni, diventando uno dei più importanti vitigni bianchi piemontesi, relativamente alla superficie e alle quantità prodotte. La sua rinascita e valorizzazione si è vista a partire dagli anni ’90, grazie a un gruppo di giovani vignaioli tortonesi, capeggiati da Walter Massa di Monleale, che ne hanno riscoperto l’antica tradizione e intrapresa la strada del rilancio. Citiamo allora tre produzioni di questo raro nettare fiorito in una delle regioni più imponenti per quanto riguarda la qualità della produzione vinicola italiana, anche se solitamente nominata per i grandi rossi.

Walter Massa dei Vigneti Massa è il precursore, un “anarchico con sense of humour”, colui che ha fatto da Cesare trascinatore (Piazza Capsoni 10 Monleale (AL), Tel. 0131 80302). Con le sue etichette di crus Costa del Vento e Sterpi ha glorificato e reso gemma preziosa il vino Timorasso, dapprima sconosciuto. Caratteristiche del vitigno possono essere gli idrocarburi e la resina ammaliante al naso, ma in queste bottiglie si percepisce anche la pera e i sentori erbacei.

Paolo Ghislandi dell’azienda Cascina I Carpini (www.cascinacarpini.it) è invece un “epicureo bucolico”, ossia un gaudente creatore di vini d’arte che utilizza un metodo agricolo non invasivo e olistico per rispettare la natura. È l’unico ad aver plasmato dalle uve Timorasso uno spumante brut, il Chiaror sul Masso: bollicine carezzevoli, profumi di polposa mela e sapore lungo e titillante.

Infine il “biologico per eccellenza” Giuseppe Davico dell’azienda Pomodolce in Val Curone (www.pomodolce.it), con il suo vino Timorasso Derthona Doc: la sua è pura ed essenziale viticoltura biologica, che esclude diserbanti, pesticidi e concimi chimici, privilegiando i prodotti naturali.

Il 16 giugno sotto la regia di Slow Food, il territorio accoglie appassionati e operatori con una giornata dedicata al Timorasso. Sarà possibile girare per cantine e degustare il meglio dell’offerta vinicola abbinata a diverse proposte.

- See more at: http://italiasquisitawine.com/il-timorasso-grande-bianco-del-piemonte/#sthash.0ccoyezl.dpuf




  31  Maggio 2013
Slow wine - Il Piemonte è una grande terra di bianchi?
I bianchi a casa dei rossi: questo l’invito alla degustazione, svoltasi mercoledì sera alla Banca del Vino di Pollenzo, che odora di sfida e pungola le papille del bevitore già dall’incipit. Era da provare, infatti, che una terra rossista nel sangue come quella piemontese potesse esprimersi ad alti livelli anche con le uve bianche. La domanda (o il dubbio) era legittima e le risposte (o conferme) nel bicchiere ci sono state, e anche molto interessanti. Cinque bianchi da tre territori diversi – Langa, Roero e colli Tortonesi – hanno sfidato, più che i “fratelli” rossi, il clima autunnale di una fredda giornata piovosa come da tempo non si vedeva.

Da sinistra a destra nel bicchiere si sono susseguiti il Langhe Bianco Dragon 2011 dell’azienda Baudana di Serralunga d’Alba, taglio di chardonnay, riesling e nascetta; il Langhe Bianco Rosserto 2011 di Giovanni Manzone di Monforte d’Alba da uve rossese bianco in purezza, che insieme alla nascetta sono gli unici due vitigni bianchi autoctoni della langa barolista; il Langhe Bianco Vigna Meira 2011 di Poderi Einaudi di Dogliani da un clone alsaziano di pinot grigio; il Colli Tortonesi Timorasso Brezza d’Estate 2010 della Cascina I Carpini di Pozzol Groppo dalla varietà locale timorasso, ultimamente assai rivalutata (e non per caso); e, infine, il braidese Langhe Bianco Montalupa 2008 di Ascheri: un 100% viognier, proveniente da una selezione massale di un vivaista francese della Côte du Rhone e piantato su suoli sabbiosi molto ripidi, in pieno sud, in località Montalupa nel comune di Bra.

Innanzitutto una constatazione: a dispetto delle annate recenti presentate, la terra non mente: il Piemonte dà grandi rossi da invecchiamento ma i bianchi non son da meno. Questi vini hanno dimostrato di poter maturare molto bene e dare grandi soddisfazioni all’appassionato anche dopo molti anni. E lo conferma l’esperienza: vecchie annate di Timorasso, così come di Riesling (due vini che nell’evoluzione convergono su sentori di idrocarburi) ma anche di nascetta (n.d.A. ricordo con piacere una verticale in Banca del Vino dell’azienda Elvio Cogno con sette annate sino al 1994) acquisiscono personalità e complessità durante l’affinamento. Dello stesso parere è Mauro Manzone, figlio di Giovanni, da cinque anni in azienda che ci racconta: <>. Io stesso nell’occasione di una vista in azienda ho potuto assaggiare un ottimo millesimo 2001. L’annata giovane proposta paga il legno ancora evidente (circa 12 mesi di tonneau da 500 lt) che deve ancora amalgamarsi nel corpo grasso del vino. Da attendere.

Complimenti anche a Maddalena Ghislandi de I Carpini, giovane realtà del tortonese, dirimpettaia del più conosciuto Walter Massa (il viticoltore che ha portato in auge il timorasso insieme all’amico, anch’egli produttore, Franco Martinetti) che nella sua interpretazione ricerca semplicità e franchezza (solo uso di acciaio) pur affidandosi a macerazioni più spinte che scalzano le note floreali e tingono di spezie le evidenti note fruttate di mela e sidro che subito colpiscono le narici.



Terminiamo con il vino di casa, il Montalupa, e con il suo enologo, Giuliano Bedino, dal 1996 alla Ascheri, che ha illustrato con estrema chiarezza la linea aziendale e le scelte in vigna. Ascheri, che consta di tre tenute, ha deciso di puntare sulle varietà locali rosse nei vigneti langaroli e di osare invece di più, affidandosi al viognier e allo syrah, in quello roerino con l’obiettivo comune di fare vini che potessero invecchiare. Il progetto nato nel 1993, dopo un’attenta ricerca sui possibili vitigni da impiantare a seconda del suolo, e dopo numerose prove di vinificazione – variando la tipologia di contenitori e permanenza in legno – ha dato luce a un vino estremamente ben fatto, piacevole e godibile anche dopo 10 anni e che dà il meglio di sé in annate fresche. La smentita arriva subito, per altro dallo stesso Bedino, che ci dice che dalle temperature sahariane del 2003 è invece uscito un ottimo vino di gran beva e giusta acidità: ancora disponibile in Banca.

Gli assaggi ci dimostrano chiaramente che il vigneron colto e saggio può far rendere assai bene un’uva bianca su un terreno che storicamente predilige il rosso: rispetto delle fasi agronomiche, nessuna forzatura, ricerche su portainnesti e cloni così come assiduità e costanza in cantina nel cercare l’espressione più pura del vitigno danno i loro frutti. Certo che, attualmente, il sauvignon è meglio in Loira, lo chardonnay in Borgogna e il riesling in Germania ma i mezzi odierni e l’applicazione ci fanno avvicinare alla comprensione del nostro terroir e riserveranno grandi sorprese per il futuro.

Foto di Francesco Mel




  05  Aprile 2013
Italyfood24 - Cascina I Carpini. 15 anni di innovazione e passione.
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi.

Famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole , di produrre vini onesti per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.
Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l’equilibrio e il benessere dell’ecosistema nel quale è inserita l’attività; è questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita.
In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l’identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo.
Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane, i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico.
La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene, passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly, Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato.
Nella galleria Castelvecchio verrà allestita “Benessere DiVino”, una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA.
Perché benessere e bellezza interiore passano attraverso scelte di vita e…di vite, come quelle di Timorasso e Barbera, i vitigni autoctoni dei Colli Tortonesi.
Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell’Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione.
La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili.
La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva.
15 anni di innovazione, non solo di prodotto ma anche in innovazione nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l’esperienza del consumatore.
Sul nuovo sito è possibile trovare notizie relative all’azienda e leggere la storia di Cascina I Carpini e dei suoi vini attraverso i racconti di chi li ha assaggiati; grazie all’integrazione con i principali social network (Facebook, Twitter e YouTube), Cascina I Carpini esprime l’impegno di rimanere sempre in contatto con i winelovers, per raccontare ed ascoltare.




  02  Aprile 2013
Degusta.it - Timorasso e Barbera: 15 anni di innovazione e passione a Cascina I Carpini
Nel 2013 cade il XV anniversario di Cascina I Carpini, moderna azienda vinicola fondata sui Colli tortonesi nel 1998 dalla famiglia Ghislandi, famiglia di vignaioli non per tradizione ma per scelta, per assecondare il desiderio di fare agricoltura consapevole, di produrre vini onesti, per restituire nel calice la meraviglia della natura senza forzature.

Ogni scelta viene operata a difesa del rispetto della micro-biodiversità presente, salvaguardando ciò che la natura è stata capace di tramandarci, preservando l'equilibrio e il benessere dell'ecosistema nel quale è inserita l'attività. E’ questa la filosofia che porta ad avere uve naturalmente sane con le quali ottenere mosti ricchi di preziose caratteristiche organolettiche e soprattutto di sostanze che naturalmente li preservano. Benessere del territorio, benessere dei vini, benessere di vita. In questi 15 anni Cascina I Carpini ha imparato, giorno dopo giorno, a conoscere ed interpretare meglio il territorio, lavorando con passione per ritrovare nel bicchiere l'identità congiunta del varietale, della terra e del lavoro dell’uomo. Con un approccio innovativo, che rivede in chiave moderna e consapevole quello che in epoche più lontane i nostri progenitori sapevano fare inconsapevolmente, Cascina I Carpini produce vini completi e complessi, allo stesso tempo godibili da chiunque dia valore anche a ciò che beve, non trascurando il suo benessere psicofisico. La cultura del gusto, l’essere e il sentirsi bene passa anche attraverso l’uva e il vino, ed è per questo che al prossimo Vinitaly (Verona, 6-8 aprile 2013) Cascina I Carpini sarà presente in un contesto alternativo: una SPA dedicata al vino ed al benessere con i suoi trattamenti, perché il vino è un piacere che appaga tutto il corpo, non solo il palato. Nella galleria Castelvecchio verrà allestita "Benessere DiVino", una vera e propria SPA dove i vini di Cascina I Carpini saranno abbinati ai migliori trattamenti e prodotti cosmetici a base d’uva immersi nelle nuove tendenze delle SPA. Il Timorasso, vitigno rustico e vigoroso anticamente coltivato nell'Alessandrino, da pochi anni riscoperto e valorizzato, viene proposto sia in versione ferma che spumantizzata, espressione innovativa e moderna della tradizione. La Barbera, vitigno austero e scorbutico, per troppo tempo incompreso nelle sue vere potenzialità, che grazie alla cura in vigna e in cantina, al rispetto delle sue inclinazioni, riesce ad esprimere caratteristiche uniche e inconfondibili. La collezione conta nove etichette delle quali solo sette attualmente disponibili in commercio, tutte provenienti da soli vitigni autoctoni, tutte numerate progressivamente a testimonianza della qualità artigianale esclusiva. Ben 15 anni di innovazione, non solo di prodotto, ma anche nel comunicare per trasmettere la profonda passione che lega i proprietari al loro lavoro e al loro territorio; la filosofia di Cascina I carpini rispecchia la volontà di mettere al centro l'esperienza del consumatore.






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