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 Press/Rassegna Stampa

  10  Novembre 2016
Terre d’Ombra, la Barbera oscura dei Carpini
Tra i molti talenti di Paolo Carlo* c’è questo tocco visionario nella scelta dei nomi: non ostante beva i suoi vini dai tempi di Carlo Cotica non ho ancora capito se è intuito o uno di quei processi che fanno assomigliare i cagnolini ai loro padroni, o i conducenti alle loro automobili. I nomi dei vini dei Carpini sono epigrammatici, e i vini assomigliano ai loro nomi. Sgorgano dal collo della bottiglia, abbracciati agli aromi.

Per dire questo Terre d’Ombra: è proprio così, un pugno di terra in un angolo d’ombra. Si spalanca il muschio appena lo annusi, seguono importanze di frutti rossi, ancora qualcosa di ipogeo, fungoso, di radici e ife. L’aria lo disvela, piano piano, senza mai trasformarlo in qualcosa – come dire – di solenne.

Hai alcole, presente all’abbocco ma con intenzione gentile, e quel che di polveroso dei sentieri camminati poco. Quelli di terre d’ombra.




  13  Settembre 2016
Press release in Israel - Yair Koren - dig-mag






  01  Settembre 2016
Appunti di Gola - Cucchiaio d'Argento - Le Brume d’Autunno, forza dei Carpini
Nell’aria è rimasto il profumo denso delle botti, delle erbe medicinali, dell’alcool. Dei carri di ferro, delle coperte bagnate, dei momenti di gloria.

La bruma è evanescente ma forte: un ossimoro realizzato. Non s’afferra, ma t’afferra. Ti pervade e ti prende in ogni atomo, lasciandoti sconfitto e vinto. Ho capito dove ha trovato la figurazione il deus-ex-machina della tenuta i Carpini, il Ghislandi. Nella bruma.

Questo Barberone, un Barbera Colli Tortonesi, Superiore. Il millesimo è l’8.

La sorpresa: al primo sorso sale come la bruma, piano ma deciso. S’insinua. Raggiunge le papille, una ad una, le maltratta un po’ con un taglio d’attacco, con un dribblig evasivo, salvo poi conquistarle a ferro e fuoco. Poi la freschezza acida e il tratto solo leggermente astringente di un tannino plastico e tridimensionale sconfigge l’ultima resistenza, gridando forte alla giornata. Lascia il campo lentamente, trascinando via gli stendardi.




  21  Giugno 2016
Stefano Caffarri - Cucchiaio d'Argento - Roccolo dei Carpini, il Cabernet a Pozzol Groppo
La prima volta che ho parlato con Paolo Carlo Ghislandi in una chat infiorata di cortesia e desuetismi da ambo i lati, ho chiesto ingenuamente, Ma come preferisci che ti si chiami, Paolo o Carlo. La risposta è stata immediata: Paolo Carlo. Ecco, in questa tuttezza sta l’intero andare della Cascina i Carpini e del suo Deus ex Machina, un terremoto ambulante che non teme di cozzare sul cristallo del cielo: e se si rompe, pazienza

Dunque il Ghislandi non ha paura di infiascare Cabernet Sauvignon in terra di Timorasso, di schiacciarlo in una prospettiva ombrosa per farlo esplodere d’alcolismi. Ne picchia 15, il Roccolo dei Carpini ’11, anche se tutta quella spazzolata di robe grosse ne interdice la furia, come un terzino metodista. Non ostante il sorso sia impegnativo, maturo, pieno, burrascoso a tratti resta lesto a bersi, spigoli e tutto. Si versa come sangue, profuma forte di frutti rossi stramaturi, talvolta brasati, di cuoio da scrivania, di calamaio. Sorge di schiena il sorso, si protrae a fionda catapultandosi in mezzo alla bocca con l’esuberanza dei giovani e raccogliendosi nel finale con la saggezza degli attempati. Solo dopo il termine il tannino s’arriccia in una spirale che chiama ragù d’alzavole, starne, conigli leprini e fors’anche pernici, fitti di fondi, domati in casseruola.




  10  Giugno 2016
Speciale Bollicine in Castello






  28  Aprile 2016
Cabernet tasting all’enoluogo
Tornano i nostri special tasting all’enoluogo. Ieri il salotto del vino di Civiltà del bere ha ospitato una degustazione dedicata al grande “pianeta Cabernet“. Otto vini, assaggiati rigorosamente alla cieca, tra Cabernet Sauvignon e Franc, in purezza oppure in blend, del Vecchio ma anche del Nuovo mondo. L’obiettivo? Capire le differenze e le peculiarità di questi affascinanti internazionali, protagonisti di etichette del calibro dello Cheval Blanc, del Clau de Nel, ma anche dei “nostri” Paleo Rosso, Dedicato a Walter e Duemani, volendo citare solo gli esempi più noti. Il titolo della serata, Father to son, richiama la stretta parentela tra i due “Cab”.

Dal Piemonte il Cabernet Sauvignon de I Carpini

Restiamo nello Stivale, spostandoci a nord, in Piemonte. Nell’alessandrino, lungo i Colli Tortonesi oggi tornati in auge con il Timorasso, ha sede l’azienda I Carpini di Paolo Carlo Ghislandi. Il suo cru di Cabernet Sauvignon Roccolo dei Carpini 2011, assaggiato in anteprima (sarà in commercio dal mese di maggio, anche all’enoluogo) è un vino di grande personalità, diretto, fruttato, di speciale equilibrio dal cru Vittorio della Vigna di San Lorenzo. È il risultato di fermentazione spontanea, con maturazione in tonneaux di rovere francese di media tostatura, senza chiarifiche, stabilizzazioni e con un basso contenuto di solfiti.

I vincitori

La degustazione, come già detto, si è svolta alla cieca secondo una formula ormai consolidata per gli appuntamenti dell’enoluogo. A seguire, il voto per alzata di mano delle etichette più apprezzate. Ha vinto il californiano Viader, seguito dall’argentino Gran Enemigo e, pari merito, dal Vigna di San Lorenzo I Carpini e dal Cabraia Gualdo del Re. Onore, però, anche agli altri Cabernet del tasting, giudicati dai presenti tutti di grandissimo livello.




  06  Aprile 2016
La voce del vino - podcast - Dal cuore dei Colli Tortonesi, patria del Timorasso, Ghislandi propone spettacolari “vini d’arte”.
Dal cuore dei Colli Tortonesi, patria del Timorasso, oltre al pregiato bianco, Ghislandi propone una ricca varietà di rossi: il vitigno principe è la Barbera, a cui il territorio conferisce particolare struttura e longevità. "Vini d'arte”, creati assecondando, innanzitutto, la vigna. Conduce Bruno Boveri





  23  Marzo 2016
Barbere e Timorassi “infiniti”, con evoluzioni lunghissime.
La Voce del Vino Podcast - Wine Tasting - CASCINA I CARPINI

Lasciati in vasca il più possibile, poi “dimenticati” in bottiglia per anni: Davide Panzieri (Slow Wine) a tu per tu coi “vini d'arte” di Paolo Ghislandi, Cascina I Carpini, Colli Tortonesi.
Dopo la freschezza del Timorasso spumantizzato (“Chiaror sul Masso”), la “Rugiada del Mattino” ne esalta la profondità e la longevità con l'annata 2013 a confronto col 2008, ancora freschissimo dopo quasi otto anni.
Altre sorprese, poi, dalla “Brezza d'Estate” 2010, Timorasso pure lei, e dallo specialissimo Timorasso 2011 invecchiato in anfora.
Quindi i rossi, in cui esplode la Barbera dei Colli Tortonesi: dalla clamorosa “Bruma d'Autunno” 2008 alla ricchissima “Fine del Mondo” 2011.
E per finire, il “Roccolo dei Carpini”, Cabernet Sauvignon che rivaleggia in importanza con le Barbere tortonesi di Ghislandi.
Merito anche del terroir, certamente: «E' un vitigno internazionale, ma la prima cosa che lascia percepire è la terra, insieme alla forte personalità del produttore».




  21  Marzo 2016
Civiltà del Bere, Milano capitale dei vitigni autoctoni italiani: dal Timorasso al Catarratto, ecco i migliori
Successo ieri a Milano per "La mappa degli autoctoni - Alla scoperta dei vitigni tipici italiani". Un folto pubblico di professionisti e appassionati ha potuto degustare, dalle 17 alle 22, i vini di ventisei produttori provenienti da ogni angolo del Paese. Denominatore comune, la valorizzazione dei vitigni autoctoni italiani.

A pochi passi da Fazio, al banco degustazione, tocchiamo con mano la qualità e l'estrema ricercatezza del 100% Timorasso Brezza d'Estate Colli Tortonesi Doc 2010 di Cascina I Carpini, con base a Pozzol Groppo, Alessandria.

Piacevolissime note ossidative per questo prodotto ottenuto da uno dei vitigni italiani a bacca bianca da lungo invecchiamento, in cui ritroviamo ancora una straordinaria acidità e sapidità. "La politica aziendale è chiara - ha spiegato il titolare, Paolo Carlo Ghislandi, nella foto - ovvero: do il tempo al mio vino di maturare da solo, col tempo. Per intenderci, sul mercato oggi ho il 2010 come top di gamma, mentre sta per essere presentato un altro Timorasso, vendemmia 2013. Ho iniziato a coltivare questo autoctono nel 2000, notando come il vitigno, di per sé capriccioso e delicato, trovasse nel terreno appenninico una sua collocazione ideale. La produzione di Cascina I Carpini è volutamente al 50% delle sue potenzialità. Su 10 ettari produciamo tra le 35 e le 40 mila bottiglie". Curioso lo spumante di Cascina I Carpini, prodotto con un metodo inusuale, a metà tra lo Charmat e il Classico. "Un vino - ha precisato Paolo Carlo Ghislandi - ottenuto dalla fermentazione a temperatura controllata di sole uve selezionate Timorasso, provenienti dal cru Maddalena. Viene ottenuto attraverso un procedimento messo a punto negli anni che consente di sfruttare a pieno la dote minerale e acida del vitigno per la sua rifermentazione. E' un raro esempio di vino spumante ottenuto da uve mature, che trascorre un totale di 12 mesi in autoclave, dove svolge la rifermentazione".




  18  Marzo 2016
EL ÚLTIMO GRITO DE LA VITIVINICULTURA
DEL VINO CONVENCIONAL AL VINO NATURAL. BREVE GUÍA PARA NEÓFITOS

ENTENDER MEJOR EL VINO

Para vivir la experiencia plenamente, lo ideal sería visitar una de estas granjas vitivinícolas, degustar los vinos in situ y conversar con el viticultor.

Personalmente tuve la experiencia de probar el vino directamente del depósito de acero inoxidable en una magnífica bodega, I Carpini, donde el productor, con su filosofía holística de todo el proceso me hizo entender que el vino no es banal en lo absoluto.


El vino es un alimento vivo y por eso su continuo cambio y evolución, de allí la importancia de dejarlo madurar y añejar; una vez descorchado, dejarlo respirar. Cada minuto sus características cambian, cada sorbo presenta un sabor distinto al anterior.

Advertencia: es muy probable que después de esta experiencia enológica ya no haya marcha atrás. ¡Salud!







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