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 Press/Rassegna Stampa

  27  Gennaio 2018
Anna Popkova - Vinoitaliano.ru - Io bevo così
Io bevo cosi - 2018

Tradotto dal Russo e liberamente estratto dall'articolo originale che trovate al l link sotto

22 gennaio 2018 presso il lussuoso Milano Excelsior Hotel Gallia entro Io bevo Così venire biodinamisty, fautori di organico, "naturalisti" e una viticoltori creativi che strettamente nel quadro delle discipline di produzione, non sono contrari a "teppismo" con batteri, la temperatura, varietà e stili e sono felice di condividere le loro creazioni con il pubblico professionale.

La mostra degustazione Io bevo così si svolge quest'anno per la quinta volta. I suoi organizzatori e ispiratori ideologici sono Andrea Pesche (Vini e Più) e Andrea Sala (That's Wine) - importatori e distributori di vini biologici e naturali.

Tradotto dall'italiano Io bevo significa "Io bevo così", quindi il nome apre lo spazio per interpretazioni creative ed espressioni di emozioni.

Durante la mostra è stato possibile degustare più di 600 vini provenienti da 90 produttori provenienti da Italia, Francia, Spagna, Austria, Macedonia e Slovacchia, oltre a bevande forti e sidro.

Quest'anno rappresentanti di oltre 400 imprese del settore Ho.Re.Ca., giornalisti e blogger di vino hanno visitato la mostra-degustazione.

Proporzionale alla crescente popolarità dei vini biologici e biodinamici, ci sono sempre più articoli in cui il termine "naturalezza" è messo in discussione e negato.
Cosa intendono i partecipanti e gli organizzatori per "vini naturali"? In primo luogo, la coltivazione biologica dei vigneti e, in secondo luogo, nel processo di produzione, i regolatori di acidità, i solfiti e altri "assistenti" non vengono aggiunti.

E nel resto, il vino è un prodotto culturale creato da mani umane. Quindi, "Bevo così":

con i vini Paolo Gislandi di Cascina I Carpini ci siamo conosciuti qualche anno fa e avevamo già il tempo di innamorarci di loro. I molti volti di Timorasso e Barbera di lusso con le colline Tortoniano sono visita biglietto da visita dell'economia piemontese. Timorasso presentato in diversi stili, che vanno dalle versioni più classiche, che termina con un ritardo insolito in anfore Timox e la versione frizzante Chiaror sul Masso. Eccellente Barbera da vecchie vigne d'Autunno Colli Bruna Tortonesi DOC 2009.





  27  Gennaio 2018
Oggi - Un bianco da... carciofi - Stefano Lugli

Dal settimanale OGGI

I Carpini Timorasso 2016 , un vino consigliato per una ricetta a base di carciofi

» Visualizza l'allegato: 150_OGGI_004-97.pdf



  25  Gennaio 2018
Io bevo così e bevo bene - Parole di vino
Io Bevo Così. E bevo molto bene!

Liberamente estratto dal testo integrale :

Chi la conosce alzi la mano! Sareste in tanti a farlo. Paolo Ghislandi è dappertutto e promuove i vini con l’unica pubblicità davvero valida: la qualità. I Carpini rispetta una filosofia essenziale, a salvaguardia dell’ambiente, e il risultato è tutto nel calice, qualunque vino dell’azienda voi possiate provare. Non sono vini “facili”, consentitemi il termine: non strizzano l’occhio a nessuno e forse per questo hanno un successo sempre più tangibile.

Citiamo, tra i tanti in degustazione a Io Bevo Così, solo Chiaror sul Masso, spumante da uve timorasso, fresco, armonico, profumato il giusto, senza inutili protagonismi. Sapido e gessoso, qualcuno potrebbe dire che “sciampagneggia”, io dico soltanto che è buono. Molto buono. Certificato Vegan, come tutta la produzione aziendale. Nuovo must.




  18  Gennaio 2018
de-gustare.it I Vini naturali nei menu dei grandi Chef
Bevo Così, una selezione di vini naturali accompagneranno i piatti di Davide Caranchini, dei fratelli Lebano e di altri chef in una cena di gala al Gallia di Milano

Estratto dall'articolo originale

Questi vini «veri» esprimono nuance particolari e sorprendenti: difficile rimanere indifferenti, o li si ama o li si odia. Oggi stanno conquistando anche i grandi chef, che mettono in carta bottiglie capaci di esaltare le creazioni più complesse e sperimentali. Per chi voglia provare questa esperienza, domenica 21 gennaio all'Excelsior Hotel Gallia di Milano, si terrà una cena di gala (85 euro il costo al pubblico) con un menu ad hoc preparato da grandi chef in abbinamento ad alcune raffinate etichette di vini naturali.

Tutta da scoprire la proposta del talentuoso Davide Caranchini del Ristorante Materia di Cernobbio, vincitore del premio di Giovane dell'anno della Guida Ristoranti d’Italia 2018 dell'Espresso. Il suo piatto wild sarà una tartare di salmerino, kefir, levistico e abete accompagnato da Chiaror sul Masso, un Brut da uve Timorasso (vitigno capace di invecchiare e in grande ascesa) dell’azienda I Carpini.




  03  Gennaio 2018
La Fine del Mondo - Cucchiaio.it - Agnolotti del Plin di lesso rifatto al burro ed erbe
Adoro questo formato di pasta ripiena: adoro manipolarlo, realizzarlo, cucinarlo e infine mangiarlo. Con tutti quegli avanzi era ineluttabile l’urgenza di trovarne giovamento, e quindi: ripieno di lesso rifatto, uovo e formaggio. La pasta è fatta secondo la metodica emiliana, quindi 100g di farina per uovo intero, salvo una piccola introduzione di semola per dare nerbo.

Per la pasta

150g di farina per pasta fresca
50g di farina di semola di grano duro
due uova
una goccia d’olio
Per il ripieno

200g di lesso di manzo e gallina
100g di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 uovo
pangrattato, all’occorrenza
noce moscata
pepe
Per il condimento

Burro
erbe (rosmarino, santoreggia, timo)
Ho impastato a mano la farina e le uova: solo nel finale ho aggiunto una goccia d’olio. Quando la pasta ha iniziato a prendere tensione l’ho ben compattata e messa a riposare nella pellicola.

Ho mixato il lesso con il formaggio – ne tengo da parte un po’ per il condimento – poi ho impastato tutto con l’uovo in una mezza bolla, a mano. Siccome avevo ancora troppa umidità ho aggiunto un cucchiaio di pangrattato, oltre a noce moscata e pepe. Non occorre altro sale.

Ho steso la pasta alla tacca 7 dei rulli, senza curarmi troppo della precisione della pezza: mi serve una striscia stretta e lunga. Dunque doppio la pasta ad ogni tacca, la stendo sulla spianatoia, e depongo una pizzicata di ripieno ogni due centimetri emmezzo. Rivolto la sfoglia, sigillo il lembo anteriore, “pizzico” gli agnolotti nello spazio libero dal ripieno tra l’uno e l’altro. Rifilo con la rotellina prima la parte anteriore, poi separo i plin.

Li cuocio in acqua salata per qualche minuto, 4 o 5. Li salto in una padella con burro, li metto nei piatti. Spolverizzo con il restante formaggio e aromatizzo con qualche foglia di rosmarino, santoreggia, timo.

Nel bicchiere Barbera: La Fine del Mondo de i Carpini, per esempio.




  02  Gennaio 2018
Francesco Saverio Russo - Wineblogroll - I Vini Bianchi italiani assaggiati nel 2017 da ricordare
Il 2017 conferma le impressioni avute lo scorso anno sulla qualità raggiunta dall'Italia bianchista, sin troppo spesso sottovalutata ma capace di grandi sorprese e di vini davvero interessanti. Brezza d'estate - Colli Tortonesi Timorasso 2011 - I Carpini

La lista che seguirà, esattamente come per quella dei “miei vini rossi italiani 2017”, rappresenta un mero elenco di quei vini capaci di imprimere un ricordo più positivo nella mia memoria e di distinguersi durante i molteplici assaggi fatti negli ultimi 12 mesi in giro per l'Italia. Oltre a vini prodotti attraverso una "classica" vinificazione in bianco troverete anche alcuni vini bianchi macerati (si tratta di quelli che ormai per "convenzione" vengono chiamati "orange wines") frutto di una mia ricerca che porto avanti da diversi anni in questo particolare segmento. Una ricerca volta a trovare quei vini capaci di dimostrare una personalità e un'identità esuli dalle mode e dalle tendenze del momento e soprattutto capaci di tenere alla larga il problema più diffuso tra i bianchi macerati, ovvero l'omologazione e l'annullamento di ogni riconducibilità al varietale e al territorio.
L'ordine dei vini è puramente territoriale e non vuole in alcun modo essere interpretato come una sorta di classifica. Nemmeno in questo caso troverete descrizioni, in quanto ciascuno dei vini selezionati è già stato citato e descritto su questo Wine Blog o sui miei profili social.

I miei Vini Bianchi del 2017

Blanc de Morgex et de La Salle 2016 - Hermes Pavese

Chardonnay - Chardonnay Vallée d'Aoste D.O.P. 2016 - Rosset Terroir

Cuvée 30 anni LÖWENGANG - Alto Adige Chardonnay (2013-2014-2015) – Alois Lageder

G. - Gewürztraminer Mitterberg IGT 2015 - Ansitz Dornach

Kerner - Vigneti delle Dolomiti IGT 2013 - Alfio Nicolodi

Silvester Bianco – Igt Delle Dolomiti Chardonnay Riserva S.A. - Zanotelli

Pratum - Pinot Bianco Alto Adige DOC 2015 - Castel Sallegg

Vespaiolo - Breganze Doc Vespaiolo 2016 – Firmino Miotti

Donna Francesca - Igp Bianco del Veronese 2014 - Giovanni Ederle

Bekeke - VDT Veneto Verduzzo 2009 - Bekeke

Staforte - Soave Classico 2015 - Prà

Tre Campane - Lugana DOC 2015 – Marangona

San Rocco - Riesling (Renano) dell'Oltrepò Pavese 2013 – Castello di Stefanago

Khione - Riesling (italico) dell'Oltrepò Pavese 2015 – Colle del Bricco

Riesling - Riesling (Renano) dell'Oltrepò Pavese 2014 – Tenuta Belvedere

Riesling - Riesling dell'Oltrepò Pavese 2013 – Piccolo Bacco dei Quaroni

Fausto - Capriano del Colle DOC Bianco 2015 – Lazzari

Riesling - Igt Friuli Venezia Giulia 2008 - Marco Cecchini

Friulano - Grave Doc 2015 - Le Due Torri

Duality - Friuli Colli Orientali Doc 2015 – Vignaioli Specogna

Vin del Paron - IGT Friuli Venezia Giulia (2014/2015) - Silvano Ferlat

Ribolla - Ribolla di Oslavia 2014 - Fiegl

Jakot - Venezia Giulia Bianco IGT 2008 - Radikon

Pinot Grigio "Tradizion" - Igt Venezia Giulia - Simon de Brazan

Pinot Grigio (Ramato) - Friuli Colli Orientali 2016 – Valentino Butussi

La Rustìa - Erbaluce di Caluso Doc 2016 – Orsolani

AUTOXooV - Erbaluce di Caluso DOCG 2015 – Giacometto Bruno

Reiri - Erbaluce di Caluso Doc 2016 – Pozzo

Lacrime del Bricco - Derthona Timorasso 2015 – Vigneti Boveri Giacomo

Brezza d'estate - Colli Tortonesi Timorasso 2011 - I Carpini

Intensità - Colli Tortonesi Timorasso 2012 - Pernigotti

Aivé - Moscato Giallo Secco 2015 - La Bruciata di Oscar Bosio

Gavi - Gavi del comune di Rovereto 2016 – Il Poggio

Gavi - Gavi Riserva Docg 2014 - La Raia

In Origine 400 - Liguria di Levante Igt 2014 - La Felce

Fosso di Corsano - Colli di Luni Doc Vermentino 2016 – Terenzuola

Chiaraluna - Igt Toscana Viognier 2016 – Muralia

Sotto Pelle - Igt Toscana Bianco 2015 - Tenuta Lupinari

La Maliosa Bianco - Igt Toscana 2015 - Fattoria La Maliosa

Prima Luce - Vernaccia di San Gimignano 2014 – Cappella di Sant'Andrea

Numero 6 - Igt Toscana 2015 - Sassotondo

Campo della Pieve - Vernaccia di San Gimignano 2015 – Il Colombaio di Santa Chiara

Caduceo - Igt Toscana 2014 - Montemercurio

Tagete - IGT Toscana Bianco 2016 - Poggio Grande

Adarmando - Trebbiano Spoletino 2015 - Tabarrini

Trebbiano Spoletino 2015 – La Raina

Luigi e Giovanna Orvieto Classico - Orvieto Cl. Sup. 2015 - Barberani

FiorFiore - Grechetto di Todi Sup. 2015 – Roccafiore

Le Tese - Umbria IGT 2015 – Romanelli

Ametistas - Umbria Igp Grechetto 2015 - Mani di Luna

Vigneto Fogliano - Verdicchio di Matelica 2013 – Bisci

Terra di Mezzo - Verdicchio di Matelica 2012 – La Monacesca

Terramonte - Verdicchio di Matelica 2015 - Aenopolis

Utopia - Verdicchio dei Castelli di Jesi Ris. 2008 - Montecappone

Buca della Marcona - Verdicchio dei Castelli di Jesi Sup. 2015 - San Marcello

Cantaro - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC 2014 - Broccanera

Villa Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Sup. Ris. 2013 - Villa Bucci

Marika - Verdicchio dei Castelli di Jesi Sup. 2016 - Az. Vit. Socci

San Paolo - Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva 2015 - Pievalta

Podium - Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi Sup. 2014 - Garofoli

La Ghiffa - Verdicchio dei Castelli di Jesi Sup. 2015 – Colognola

Misco - Verdicchio dei Castelli di Jesi Sup. Riserva 2015 - Tenuta di Tavignano

Verdemare - Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2009 - Mezzanotte

Campo delle Oche - Verdicchio Classico Riserva DOCG 2013 - Fattoria San Lorenzo

Ribona - Colli Maceratesi Ribona Doc 2014 – Fontezoppa

Il Famoso nel Convento - Igt Marche Bianco 2016 - Il Conventino di Montericciardo

San Leone - Bianchello Del Metauro Doc Superiore 2016 - Cignano

Gessara - Bianchello del Metauro Superiore Doc 2015 - Giuseppe Vitali

Allos - Igt Marche Incrocio Bruni 54 - Cantina Polenta

Garofanata - Igt Marche Bianco 2015 - Terracruda

Guido Cocci Grifoni - Pecorino 2014 - Tenuta Cocci Grifoni

Bakchai - Offida Pecorino Docg 2015 - Vigneti Bonaventura

Le Fric - Igt Marche Bianco 2015 - Vigneti Vallorani

Stella Flora - Igt Marche Bianco 2012 - Maria Pia Castelli

Trebbiano - Trebbiano d'Abruzzo 2016 - Cirelli

Sabbiagialla - Igt Ravenna Bianco 2016 - San Biagio Vecchio

Gioja - Romagna Albana Secco 2015 - Giovannini

Valleripa - Romagna Albana Secco 2015 – Tenuta Casali

Mi Mo Ma Mu - Igt Albana 2016 - Terre di Macerato

Grechetto 'Latour a Civitella' - Civitella d'Agliano IGT 2015 - Sergio Mottura

Poggio Triale - Grechetto Igp Lazio 2015 - Tenuta La Pazzaglia

Fiano Minutolo - Puglia IGT 2016 - Petracavallo

Verdeca - DOP Puglia 2016 - Donato Angiuli

Maviglia - Igt Salento Bianco 2015 - Milleuna Vini

Oi'Ni' - IGP CAMPANIA Fiano 2014 – Tenuta Scuotto

Quartara - Igt Campania Fiano 2014 – Lunarossa

Vigna Segreta - Falanghina del Sannio Sant'Agata dei Goti Doc 2015 - Mustilli

Bianco di Monte – Etna Bianco Doc 2015 – Cantina Eudes

Saharay - Terre Siciliane Igp 2015 - Porta del Vento

Blues “Un grillo per la testa” - Grillo Igt Terre Siciliane 2016 – Paolo Calì

RAJÁH - Zibibbo Secco Doc Sicilia 2015 – Gorghi Tondi

Vermentino - Vermentino di Sardegna Doc 2015 – 1Sorso

Panzale - Isola Dei Nuraghi Igt 2015 - Cantina Berritta Dorgali

Vermentino - Vermentino di Sardegna Doc 2016 - 1Sorso di Leonardo Bagella

Giaru - Vermentino Di Sardegna Doc 2016 – Tenuta Monte Santu Ledda

Anche in questo caso la mancata proporzionalità tra denominazioni è data solo ed esclusivamente dalle occasioni di assaggio avute nell'arco dell'ultimo anno e il numero dei vini selezionati (tra gli oltre 1500 vini assaggiati nel 2017 solo per quanto concerne bianchi e bianchi macerati) deriva dalla sola selezione degli assaggi memorabili dell'anno.

Un po' come per il Sangiovese nella previa lista dei "i miei vini rossi del 2017" la folta presenza di Verdicchio è dovuta alla possibilità - che ogni anno ho - di assaggiare oltre 100 referenze nella sola degustazione trasversale dedicata al vitigno a questo specifico vitigno.

Vi invito, come sempre, a segnalarmi denominazioni, territori e cantine che non trovate in elenco e che vorreste vedermi visitare e approfondire nel 2018.




  01  Dicembre 2017
“La Fine del Mondo”, un vino ispirato alle profezie dei Maya
Con favorevoli condizioni sia climatiche che di lavorazione, l’apice del periodo evolutivo è coinciso con il 2012. Il vino avrebbe rappresentato la fine del mondo... oppure un nuovo entusiasmante inizio

In etichetta una nebulosa che ricorda l’Occhio di Dio e gli strati gassosi che creano dei giochi di colori per ricordare scherzosamente la profezia della fine del mondo indicata dal calendario Maya nel 21 dicembre 2012, anno in cui questa Barbera superiore dei Colli Tortonesi, prodotta dalla Cascina I Carpini, è stata imbottigliata dopo ben 5 anni di affinamento in botte di rovere.

(La Fine del Mondo, un vino ispirato alle profezie dei Maya)

L’idea nasce in occasione della vendemmia 2007, del tutto particolare, dove le vigne vecchie hanno prodotto grappoli di incredibile vigoria, quasi lussureggianti. Subito la decisione di tenere separata una selezione di sole uve provenienti dai ceppi più antichi, alcuni dei quali impiantati sin dal 1926, e di provare ad avere verso di loro una “cura particolare”, ignorando in parte la tecnologia. Diraspamento a mano, pressatura o torchiatura, travaso da una botte all’altra senza l’utilizzo di pompe, nessuna filtrazione, nessun solfito aggiunto.

La Fine del Mondo rimane un vino sperimentale che viene vinificato solo in annate perfette, perché occorre un clima particolare al termine della maturazione, quando i venti del nord consentono all’uva di surmaturare sulla pianta concentrando preziosi elementi che poi si ritroveranno nel vino. Ad oggi solo due millesimi, il 2007 e il 2011, per una piccola produzione di 300 litri, suddivisi in Magnum e Jeroboam sigillati con ceralacca. Una Barbera che colpisce per la sua concentrazione, la pienezza in bocca, l’equilibrio e la potenza. 15,5% gradi alcol. Al naso un’emozionante ricchezza di frutta macerata in alcol, successivamente si sviluppano note di incenso e bacche di ginepro. Avvolgente, succosa. Bella acidità, tannino perfetto. Un risultato di alto livello che lascia sbalorditi. Un vino d’arte come tutti quelli della cantina I Carpini.

by Piera Genta
Italia a Tavola




  26  Settembre 2017
Timox Istruzioni per l’uso - I Piaceri della Vite
Il Timox di Cascina I Carpini non è soltanto una grandissima interpretazione del timorasso, ma anche una privilegiata porta d’ingresso per entrare nell’incredibile mondo degli “orange wines”…

L Il Timox di Cascina I Carpini
non è soltanto una grandissima
interpretazione del timorasso,
ma anche una privilegiata
porta d’ingresso per entrare
nell’incredibile mondo
degli “orange wines”...
istruzioni per l’uso
di Federico Dini

giando questi vini, che Paolo e la sua
azienda “Cascina I Carpini”, siano attecchiti
proprio in quello straordinario
crocevia di culture, incastonato tra
terre vergini e incontaminate colline.
La sua, infatti, è un’enologia fatta di
modernità e di cura verso la natura,
che si realizza nella salvaguardia non
solo della più autentica tradizione vitivinicola,
ma anche dell’ecosistema, da
cui si ispira e attinge a 360 gradi. Paolo,
oltretutto, definisce sé stesso un
“Vignaiolo per scelta”: la sua, infatti,
è una scelta di vita che lo ha trascinato
verso questo lavoro (quando ne svolgeva
egregiamente un altro) e che lo
ha portato a creare un’azienda praticamente
dal nulla. Il tutto passando attraverso
valutazioni radicali e rischiose
che però, oggi, “col senno del poi”,
assomigliano molto più a geniali intuizioni.
Ecco perché, sin da subito, ha
orientato la sua filosofia produttiva
verso un certo tipo di agricoltura,
fi-nalizzata a valorizzare il prodotto e
rispettosa dell’ambiente da cui deriva.
Si spiegano così gli ingenti investimenti
iniziali in tecnologia, al fine di creare
cicli produttivi a basso impatto ambientale.
Investimenti che, nel corso
del tempo, gli hanno anche portato
tantissime certificazioni di qualità (Bio
in conversione, VeganOK e GreenCare).
Tra l’altro, per sua scelta tutti i suoi
vini sono prodotti unicamente attraverso
l’utilizzo di uve da vitigni autoctoni
di proprietà, al fine non solo di valorizzare
il territorio ma anche di garantire
al suo consumatore la provenienza
delle materie prime utilizzate.
Un prodotto quindi davvero a Km zero.
Tutta la gamma, peraltro, viene vinificata
senza inoculazione di lieviti selezionati.
Ci si affida esclusivamente alle
fermentazioni spontanee, anche perché,
come dice Paolo “bisogna lasciare
che il tempo lavori per noi…i nostri vini
escono solo quando sono pronti, senza
forzature...per questo che sono capaci
di reggere il tempo oltre il tempo…”




  14  Settembre 2017
Corriereal.it - I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare”
“Non finisco mai di stupirmi della saggezza e dell’intelligenza degli agricoltori di 70 o 80 anni fa: la nostra scelta di fare vino in maniera olistica, in totale sintonia con la natura, si ispira completamente a quei valori, e a quello stile di vita”.

Il progetto di Cascina I Carpini, in frazione San Lorenzo di Pozzol Groppo, nel tortonese, è costruito attorno all’entusiasmo di Paolo Ghislandi, e della sua famiglia, che hanno saputo in vent’anni creare un autentico ‘fiore all’occhiello’ del territorio: dieci ettari a vigna (“ma anche boschi e terreni incolti: solo nella diversificazione c’è la vera ricchezza”), con 13 etichette di qualità, tra cui spicca il Timorasso Brezza d’Estate 2012, Marengo d’Oro 2017 per i Vini Bianchi. Ma anche vini rossi di grande ‘consistenza’, dalla Barbera all’Albarossa.

Signor Ghislandi, vini che parlano all’anima, dice il vostro sito web. Qual I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAl 6è la storia di Cascina I Carpini?

Amo i vini da sempre: merito dei miei nonni, che da bambino mi hanno fatto assaporare l’emozione della vendemmia nella loro piccola tenuta in Toscana. Ho lavorato in tutt’altro settore, per diversi anni. Ma quando abbiamo scoperto I Carpini, ormai vent’anni fa, la mia famiglia ed io ce ne siamo innamorati. Non era come la si vede oggi, la tenuta: erano solo boschi e prati. Le vigne le abbiamo piantate tutte noi, tranne una storica, del 1926, che abbiamo acquistato.

I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAl 9Le vostre vigne hanno nomi di persone (Brigitte, Camilla, Carlo Alberto, Eleonora), e i vostri si presentano come vini d’arte……
Sì, le vigne portano i nomi dei diversi membri della famiglia: tranne il mio, ora che mi ci fa pensare! Non so se siano arte, ma i nostri sono senz’altro vini che evocano e provocano emozioni, e non conoscono l’indifferenza. Provano a raccontare cosa c’è dietro la bottiglia, in termini di lavoro, passione, storia di queste colline straordinarie.

Quest’anno avete vinto il Marengo d’Oro Vini Bianchi con un Timorasso I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAldel 2012, Brezza d’Estate: che vino è?
A proposito di emozioni: Brezza d’estate è un vino davvero intenso, particolare. Come la brezza d’estate, appunto: ti offre ristoro immediato, la leggerezza di cui in quel momento hai bisogno. E’ un vino ispirato a mia mamma, un omaggio al suo carattere, alla sua forza.
I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAl 7Il Tortonese ha una grande tradizione vitivinicola, e da anni sta lavorando sulla modernizzazione del proprio brand: fate rete con gli altri produttori?
Fare rete oggi è fondamentale. Il Timorasso, in particolare, è un vino che offre a queste colline un’identità forte, che dobbiamo far crescere. I produttori di Timorasso oggi sono una quarantina, e parliamo di un vino che è qualità assoluta, pur nelle sue diversificazioni. Nessuno di noi è abbastanza grande per muoversi autonomamente, e bastare a se stesso. Sì, credo molto nel sistema ‘a rete’: e non solo fra noi produttori di vino. Penso ad una sinergia che coinvolga anche chi fa ricezione, o enogastronomia sul territorio: ci serve una strategia dell’accoglienza, a tutto campo.

Quali sono i vostri mercati di riferimento?
L’Italia naturalmente non la trascuriamo, ma è all’estero che i nostri vini oggi hanno I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAl 4uno spazio di crescita davvero notevole. Se potessi personalmente vivrei sempre su queste colline, tra i filari e la cantina. Ma sono spessissimo fuori Italia, tra fiere, eventi e clienti privati. La strada è questa, e può portarci lontano: ma senza snaturarci, perché cuore e anima rimangono qui, a Pozzol Groppo.

I Carpini di Pozzol Groppo: “Il Timorasso è il nostro biglietto da visita: ma anche i Rossi di queste colline sanno emozionare” CorriereAl 5Web e social network che peso hanno nella vostra strategia commerciale?
Contano molto, e conteranno sempre di più. Personalmente li utilizzo da sempre, ne facevo ampio uso anche nel mio settore professionale precedente, prima di diventare viticoltore a tempo pieno. Oggi facebook, twitter, what’s app e soprattutto instagram, con la sua immediatezza di diffusione di immagini e video, sono canali da utilizzare in maniera intelligente: possono aiutare ad espandere il nostro mercato, a costi davvero ragionevoli.




  18  Luglio 2017
Coureur de Vin - é Les vins italiens prennent de la hauteur
Mais notre coup de cœur aura été le débonnaire Paolo Ghislandi (Piémont) de la Cascina I Carpini qui présentait ses vins de cépages autochtones avec un enthousiasme débordant. Ancien cadre dans l’industrie alimentaire, il y faisait du packaging, il s’est reconverti dans la vigne, et il a eu raison. Grâce à lui on a pu faire la connaissance du timorasso, un cépage blanc qui donne un vin expressif, presque miellé au nez, mais dont l’amertume en bouche bouleverse les repères. On a pu goûter aussi son albarossa, un hybride de barbera et de nebiollo, ainsi qu’une barbera d’un âge honorable (2008) qui était fondue et présentait des arômes de tabac blond. Le tout est en appellation Colli Tortonesi, soit le Piémont qu’on connaît mal, et c’est hautement recommandable.

Tous les deux ans le magazine italien « Civilta del bere » (« Civilisation du boire ») organise son événement vitivinicole, VinoVip, à l’automne. L’occasion de se rendre à Cortina d’Ampezzo, célèbre station de ski, pour respirer de l’air pur, rencontrer ceux qui font le vin en Italie, et surtout goûter leurs vins. Tour d’horizon de ce qui s’est dit et bu lors de cette onzième édition.

Par Gilles Durand, envoyé spécial à Cortina d’Ampezzo

Cortina d’Ampezzo, un nom qui claque. La célèbre station de ski de Vénétie a accueilli les jeux olympiques de 1956. Par la suite, tout ce que la planète comptait de jet-set y est venu en vacances. Aujourd’hui le village reste chic et cosy. Il se prête bien en ce début d’été à accueillir tout ce que le monde du vin italien compte de producteurs, œnologues, sommeliers, ainsi que quelques journalistes étrangers. VinoVip propose trois tables-rondes et un grand entretien sur deux jours, ainsi que plusieurs « tastings ». Cette année les thèmes des débats étaient « La force de la terre » sur les sols viticoles, « Communiquer la complexité » sur les subtilités du vignoble italien, et « Vers la vinification sensible » sur les nouveaux modes de production. Des thèmes sérieux mais qui, faute d’un travail de préparation suffisant, consistent à donner la parole pendant dix minutes à chaque intervenant plutôt qu’à débattre. Avec le résultat attendu : certains viennent les mains dans les poches et vous bombardent de banalités, mais ils sont reconnaissants à l’organisateur d’avoir été mis en valeur, tandis que quelques-autres, qui ont minutieusement préparé leur intervention, n’ont jamais assez de temps. Le côté « happy few » nous a bien amusé, avec des intervenants à peine présentés, puisqu’il est évident qu’on est ici entre nous et que tout le monde se connaît.

Chacun parle à son tour
Au jeu de la prise de parole, on a beaucoup regretté de ne pas entendre plus longuement Andrea Leonardi, le très apprêté directeur opérationnel de Bertani Domains, avec son pantalon feu de plancher, obligatoire ces jours-ci en Italie. L’homme a intelligemment défendu le concept de « viticulture de précision ». Il a raconté comment, depuis le début des années 2000, il a peu à peu fait évoluer ses méthodes et découvert les caractéristiques des différents domaines du groupe, que ce soit à Montalcino ou en Sicile. Pour lui 2004 a été une date majeure avec l’arrivé de… Google Earth, qui lui a permis de faire un travail de précision sur ses vignes. Aujourd’hui il surveille la maturité de ses parcelles par satellite, ce qui coûte moins cher qu’on ne le pense, et chaque parcelle est vendangée en plusieurs fois, en fonction de la maturité. On l’aurait bien écouté dix minutes de plus, mais la fin de son exposé sur les différents modes de culture a malheureusement été tronquée. Parmi les autres intervenants on notera Pedro Ballesteros Torres, commissaire européen, qui a dit que « La complexité est locale, et la simplicité globale », David Way du WSET (Wine and Spirit Education Trust) qui a vendu le Diploma qui mène au Master of Wine comme l’assurance d’appartenir au petit club des gens qui comptent dans le monde du vin, et le bien nommé journaliste italien Bruno Vespa qui a rappelé « qu’il faut simplifier la complexité en se mettant au niveau de celui qui écoute et pas de celui qui parle ».

L’élevage en cuves ovoïdes : une fable qui fait chic.
Le lendemain, celui qui parle était Ricardo Cotarella qui, évidemment, n’a pas été présenté vu que tout le monde le connaît… Cet œnologue conseil serait un peu l’équivalent de Michel Rolland chez nous. Sa famille est propriétaire d’un domaine en Ombrie, et il conseille à peu près tout le monde depuis quarante ans. Il est revenu sur son parcours et sa carrière. On retiendra qu’il n’a voulu faire de peine à personne en ne citant pas vraiment les bouteilles qui l’ont marqué, mais qu’il se souvient bien de son premier voyage à Saint-Emilion en 1987 où il a été surpris que là-bas « Tout parlait du vin : l’air, la terre, les vignes, les gens ». En tant que scientifique il insiste évidemment sur le rôle de l’homme, rappelant par exemple que Bolgheri sous-région de Toscane réputée, notamment grâce au Sassicaia, est un terroir nouveau intégralement façonné par l’homme et planté de cépages qui n’ont rien d’autochtone. Evidemment, son discours d’oenologue ne serait pas complet sans un petit ricanement sur les lubies contemporaines de certains, Cotarella balayant d’un revers de la main les amphores, les œufs (« une fable, mais qui fait chic ») et autres vins naturels. Peu de temps après, on s’est retrouvé à discuter avec un vigneron reconnu, très investi dans la biodynamie, et « les fables », qui s’est fait un plaisir de nous dire que Cotarella, c’était la vieille œnologie ringarde. Bref, on ne s’ennuie jamais dans le monde du vin.

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Sophie Conte.
Il n’y a pas que le Piémont et la Toscane dans la vie… mais quand même.
Mais au-delà de ces chicaneries d’égo et de techniques, tout à fait dignes du vignoble français, on a surtout pu goûter de nombreux vins italiens. La première dégustation consistait à mettre en avants quinze « jeunes vignerons » de régions plutôt moins connues. Mais c’est évidemment dans les régions connues qu’on a trouvé notre bonheur, avec par exemple la jeune Sophie Conte (Toscane), qui n’a rien de français, si ce n’est son prénom. Elle a repris depuis trois ans la Fatorria Tregole avec un enthousiasme désarmant. On a beaucoup aimé une certaine recherche de pureté et de légèreté dans ses chiantis, appellation où on est trop souvent tombé dans le passé sur des vins extraits et boisés. On n’a malheureusement pas beaucoup discuté avec la respectable Signora Donatella Cinelli Colombini (Toscane), nettement plus réservée, mais dont les assemblages de sangiovese en appellation Orcia nous ont également séduits.
Mais notre coup de cœur aura été le débonnaire Paolo Ghislandi (Piémont) de la Cascina I Carpini qui présentait ses vins de cépages autochtones avec un enthousiasme débordant. Ancien cadre dans l’industrie alimentaire, il y faisait du packaging, il s’est reconverti dans la vigne, et il a eu raison. Grâce à lui on a pu faire la connaissance du timorasso, un cépage blanc qui donne un vin expressif, presque miellé au nez, mais dont l’amertume en bouche bouleverse les repères. On a pu goûter aussi son albarossa, un hybride de barbera et de nebiollo, ainsi qu’une barbera d’un âge honorable (2008) qui était fondue et présentait des arômes de tabac blond. Le tout est en appellation Colli Tortonesi, soit le Piémont qu’on connaît mal, et c’est hautement recommandable.

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Paolo Ghislandi.
Cépages autochtones et liquoreux des îles
Le soir on montait en téléphérique à 2472 mètres, à Ra Valles, craignant que le ciel ne nous tombe sur la tête au vu des éclaires lointains. Mais c’est le lendemain que le gros des producteurs était présent sur le sommet d’en face, à Faloria. On y trouvait du lourd, comme les toscans Marchesi Antinori et Tenuta San Guido, dont le fameux Sassicaia fait toujours forte impression, ou Pio Cesare pour le Piémont. Mais nous on voulait faire des découvertes. Même si Feudi di San Gregorio en Campanie ne nous était pas inconnu, on a pu apprécier les trois vins présentés, tous différents. Le sympathique spumante à base de greco, Dubl Esse, c’est son nom, présente une légère oxydation, sans doute l’héritage d’Anselme Selosse avec lequel ils avaient initié ce projet de vin pétillant, un segment de marché qui cartonne à l’export pour les italiens. D’ailleurs, dans ce registre, on mentionnera en appellation franciacorta le Contadi Castaldi Rosé de Terra Moretti, soit un assemblage de vingt pour cent de chardonnay et quatre-vingt pour cent de pinot noir, à la couleur très délicatement rosée, et avec une bouche très fine sur la framboise. Pour vingt-deux euros au domaine, ça nous a semblé une affaire. Mais revenons à Feudi di San Gregorio, car c’est leur Serpico, un aglianico de 2012, qui nous a bluffé avec ses arômes de cerise noire et des tanins onctueux à souhait.

serpico-et-ben-rye800Reste que le vin qui nous a fait tourner la tête, à moins que ce soit l’altitude, restera le Ben Ryé des siciliens de Donnafugata. Bien sûr qu’on a apprécié auparavant leur frapatto, ce cépage autochtone de Sicile qui, contrairement au nero d’avola, donne des vins fruités et digestes. Mais notre Ben Ryé, un liquoreux de muscat d’alexandrie (qu’ils appellent zibibbo) en appelation passito di pantelleria, est un véritable « sauternes killer ». Le nez est très riche, on dirait du jus de miel, mais avec cette fraîcheur d’abricot ou de zeste d’orange qui fait qu’il n’est pas lourd. Pareil en bouche, où la rondeur est très bien contrariée par un côté presque acidulé qui rappelle l’orange. On a eu envie de voler toutes les bouteilles, mais on est resté serein devant les magnifiques paysages de montagne que le lieu nous offrait.

Ce voyage VinoVip nous aura rappelé que l’Italie est non seulement un pays merveilleux, mais qu’il au moins aussi passionnant que la France en terme de terroirs, de cépages et d’appellations. Si tout le monde connaît le chianti, pas forcément le bon d’ailleurs, ou le barolo, les régions à découvrir sont innombrables. Allez-y en vacances et n’hésitez pas à faire des découvertes. Et surtout, pensez à remonter votre pantalon au-dessus des chevilles si vous êtes un garçon et à mettre une robe flamboyante si vous êtes une fille. Vous passerez inaperçu.






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