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 Press/Rassegna Stampa

  08  Aprile 2017
RBB - I Diversi si attraggono
Arrivare a Pozzol Groppo, vero rurale agricolo che ancor oggi non tradisce le sue origini, e trovarsi alla Cascina I Carpini significa capire subito che si è al centro di un paesaggio unico, vario, differente perché abitato dalla diversità e perché espressione reale della cooperazione che è propria della natura vergine.

Qui la biodiversità c’è sempre stata, e Paolo ha ereditato l’esperienza che i vecchi di un tempo mettevano nelle decisioni che condizionavano e guidavano la vita. Non forza le cose, anzi: è stato attento negli anni ad osservare, a capire quali sono i meccanismi naturali della terra. Ha fatto tesoro delle esperienze di un tempo, delle scelte, delle logiche che seguivano il corso delle cose. Ed ora il suo unico compito è quello di accettare le fatiche che seguire il ritmo degli eventi della natura impone, e permettere ad ogni componente del sistema di fare il suo.

Tanti gli elementi diversi che si vedono: il forno della vallata di fronte alla cascina; un imponente alloro, il bosco ai lati dei vigneti, delle casette per uccelli su alcuni pali dei filari.

Elementi singoli, in realtà singole parti fondamentali e necessarie per il tutto.

L’alloro con le sue fronde fitte offre rifugio agli uccellini dal becco gentile che hanno bisogno di trovare riparo quando il bosco non è più sicuro. Godono dell’ombra e della protezione, ed in cambio danno il loro contributo cibandosi dei veicoli parassitari dell’uva (ecco il perché delle casette in vigna). Il bosco, ai lati del vigneto, fa da scudo e protegge, ma come tutte le cose in natura, offre, e chiede un tributo, rubando energia. E poi contribuisce nuovamente al rinnovamento della vita lasciando cadere le sue foglie nel terreno.

La filosofia di lavoro e di vita qui sono imprescindibili: tutto ha una sua funzione, e serve all’intero sistema. L’unica funzione dell’uomo è quella di mettere in atto tutto quanto possibile per sottostare alla naturale volontà della natura.

Ci vuole pazienza, e una grande capacità di visione. Perché anche in vigna, Paolo si mette al servizio del frutto e della materia; e proprio perché è viva, la tratta e la gestisce con l’unico intento di non farle perdere l’energia e la possibilità di esprimersi.

E l’espressione si trova nel bicchiere. Già dall’assaggio in vasca si capisce che il lavoro e la ricerca di rispetto del vitigno e del carattere del frutto sono riusciti. E quando si può alzare il calice con la Rugiada del mattino, o la Brezza d’estate tra i bianchi, e la Bruma d’autunno come espressione della Barbera del Tortonese, davvero si sente un senso di soddisfazione piena.

La stessa soddisfazione ed emozione che si provano quando ci si trova ad ammirare un panorama perfetto: si chiudono gli occhi, si respira pienezza, ci si stente cullati. E il tutto è compiuto.




  27  Gennaio 2017
Stefano Caffarri - Cucchiaio d'argento - La Fine del Mondo, Barbera i Carpini.
La Fine del Mondo, Barbera i Carpini. TAGS: BARBERA, CASCINA I CARPINI, COLLI TORTONESI, LA FINE DEL MONDO, VINO ROSSO 61 la fine del mondo barbera i carpini - 12 copia On air: A che ora è la fine del mondo… Come un senso d’attesa, un istante appeso a sguardi intensi e irrequieti: come un ometto di pietre in equilibrio quasi miracoloso sull’orizzonte, su una vetta apparentemente non troppo distante. Questo deve aver vissuto il vignaiuolo spremendo questa Barbera dalle sue viti più vecchie, stanche ma sagge. Confinata in 6000 bottiglie vestite di una burrascosa etichetta e intitolata alla più nefasta delle aspettative. La stessa che poi, miracolosamente, nella parlata diventa invece sinonimo bellezza travolgente. Strano eh?

Allora così come nessuno chiama la fine del mondo, non s’ha d’aver fretta per questo Colli Tortonesi Superiore, millesimo ’11. Lo versi e il bicchiere ti restituisce una penombra scontrosa e polemica, chiusa in un silenzio ostile. Allora lo ignori e affetti un salame non troppo stagionato, un pezzo di formaggio di pecora, un pane appena sfornato. Lo ignori, a tua volta ignorato. Solo allora il vino farà capolino dall’orlo del cristallo, esalando qualche parola: poi, preso coraggio, sarà un torrente, e poi un fiume. Certo, non è roba da educande: quando il naso esplode di frutti rossi stramaturi un lieve rinculo ossidativo si palesa, là in fondo. Non è roba da educande soprattutto il tellurismo alcoolico che s’aggrappa al sorso, con i sui quindici-e-andiamo gradi che scuote le papille dal torpore: non è roba da tutti i giorni la densità comunicativa di un finale che si fa puntuto, e s’allunga, e scompare lontano, ma molto tempo dopo.




  04  Dicembre 2016
Sole 24 Ore
Universo Cibo





  10  Novembre 2016
Terre d’Ombra, la Barbera oscura dei Carpini
Tra i molti talenti di Paolo Carlo* c’è questo tocco visionario nella scelta dei nomi: non ostante beva i suoi vini dai tempi di Carlo Cotica non ho ancora capito se è intuito o uno di quei processi che fanno assomigliare i cagnolini ai loro padroni, o i conducenti alle loro automobili. I nomi dei vini dei Carpini sono epigrammatici, e i vini assomigliano ai loro nomi. Sgorgano dal collo della bottiglia, abbracciati agli aromi.

Per dire questo Terre d’Ombra: è proprio così, un pugno di terra in un angolo d’ombra. Si spalanca il muschio appena lo annusi, seguono importanze di frutti rossi, ancora qualcosa di ipogeo, fungoso, di radici e ife. L’aria lo disvela, piano piano, senza mai trasformarlo in qualcosa – come dire – di solenne.

Hai alcole, presente all’abbocco ma con intenzione gentile, e quel che di polveroso dei sentieri camminati poco. Quelli di terre d’ombra.




  13  Settembre 2016
Press release in Israel - Yair Koren - dig-mag






  01  Settembre 2016
Appunti di Gola - Cucchiaio d'Argento - Le Brume d’Autunno, forza dei Carpini
Nell’aria è rimasto il profumo denso delle botti, delle erbe medicinali, dell’alcool. Dei carri di ferro, delle coperte bagnate, dei momenti di gloria.

La bruma è evanescente ma forte: un ossimoro realizzato. Non s’afferra, ma t’afferra. Ti pervade e ti prende in ogni atomo, lasciandoti sconfitto e vinto. Ho capito dove ha trovato la figurazione il deus-ex-machina della tenuta i Carpini, il Ghislandi. Nella bruma.

Questo Barberone, un Barbera Colli Tortonesi, Superiore. Il millesimo è l’8.

La sorpresa: al primo sorso sale come la bruma, piano ma deciso. S’insinua. Raggiunge le papille, una ad una, le maltratta un po’ con un taglio d’attacco, con un dribblig evasivo, salvo poi conquistarle a ferro e fuoco. Poi la freschezza acida e il tratto solo leggermente astringente di un tannino plastico e tridimensionale sconfigge l’ultima resistenza, gridando forte alla giornata. Lascia il campo lentamente, trascinando via gli stendardi.




  21  Giugno 2016
Stefano Caffarri - Cucchiaio d'Argento - Roccolo dei Carpini, il Cabernet a Pozzol Groppo
La prima volta che ho parlato con Paolo Carlo Ghislandi in una chat infiorata di cortesia e desuetismi da ambo i lati, ho chiesto ingenuamente, Ma come preferisci che ti si chiami, Paolo o Carlo. La risposta è stata immediata: Paolo Carlo. Ecco, in questa tuttezza sta l’intero andare della Cascina i Carpini e del suo Deus ex Machina, un terremoto ambulante che non teme di cozzare sul cristallo del cielo: e se si rompe, pazienza

Dunque il Ghislandi non ha paura di infiascare Cabernet Sauvignon in terra di Timorasso, di schiacciarlo in una prospettiva ombrosa per farlo esplodere d’alcolismi. Ne picchia 15, il Roccolo dei Carpini ’11, anche se tutta quella spazzolata di robe grosse ne interdice la furia, come un terzino metodista. Non ostante il sorso sia impegnativo, maturo, pieno, burrascoso a tratti resta lesto a bersi, spigoli e tutto. Si versa come sangue, profuma forte di frutti rossi stramaturi, talvolta brasati, di cuoio da scrivania, di calamaio. Sorge di schiena il sorso, si protrae a fionda catapultandosi in mezzo alla bocca con l’esuberanza dei giovani e raccogliendosi nel finale con la saggezza degli attempati. Solo dopo il termine il tannino s’arriccia in una spirale che chiama ragù d’alzavole, starne, conigli leprini e fors’anche pernici, fitti di fondi, domati in casseruola.




  10  Giugno 2016
Speciale Bollicine in Castello






  28  Aprile 2016
Cabernet tasting all’enoluogo
Tornano i nostri special tasting all’enoluogo. Ieri il salotto del vino di Civiltà del bere ha ospitato una degustazione dedicata al grande “pianeta Cabernet“. Otto vini, assaggiati rigorosamente alla cieca, tra Cabernet Sauvignon e Franc, in purezza oppure in blend, del Vecchio ma anche del Nuovo mondo. L’obiettivo? Capire le differenze e le peculiarità di questi affascinanti internazionali, protagonisti di etichette del calibro dello Cheval Blanc, del Clau de Nel, ma anche dei “nostri” Paleo Rosso, Dedicato a Walter e Duemani, volendo citare solo gli esempi più noti. Il titolo della serata, Father to son, richiama la stretta parentela tra i due “Cab”.

Dal Piemonte il Cabernet Sauvignon de I Carpini

Restiamo nello Stivale, spostandoci a nord, in Piemonte. Nell’alessandrino, lungo i Colli Tortonesi oggi tornati in auge con il Timorasso, ha sede l’azienda I Carpini di Paolo Carlo Ghislandi. Il suo cru di Cabernet Sauvignon Roccolo dei Carpini 2011, assaggiato in anteprima (sarà in commercio dal mese di maggio, anche all’enoluogo) è un vino di grande personalità, diretto, fruttato, di speciale equilibrio dal cru Vittorio della Vigna di San Lorenzo. È il risultato di fermentazione spontanea, con maturazione in tonneaux di rovere francese di media tostatura, senza chiarifiche, stabilizzazioni e con un basso contenuto di solfiti.

I vincitori

La degustazione, come già detto, si è svolta alla cieca secondo una formula ormai consolidata per gli appuntamenti dell’enoluogo. A seguire, il voto per alzata di mano delle etichette più apprezzate. Ha vinto il californiano Viader, seguito dall’argentino Gran Enemigo e, pari merito, dal Vigna di San Lorenzo I Carpini e dal Cabraia Gualdo del Re. Onore, però, anche agli altri Cabernet del tasting, giudicati dai presenti tutti di grandissimo livello.




  06  Aprile 2016
La voce del vino - podcast - Dal cuore dei Colli Tortonesi, patria del Timorasso, Ghislandi propone spettacolari “vini d’arte”.
Dal cuore dei Colli Tortonesi, patria del Timorasso, oltre al pregiato bianco, Ghislandi propone una ricca varietà di rossi: il vitigno principe è la Barbera, a cui il territorio conferisce particolare struttura e longevità. "Vini d'arte”, creati assecondando, innanzitutto, la vigna. Conduce Bruno Boveri







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